27 ottobre 2021

Treviso

Goreme, insediamenti rupestri e affreschi bizantini. Il XXXI Premio Scarpa va alle valli della Cappadocia

La mostra sul paesaggio dove Pasolini girò parte di "Medea" inaugura il Museo Ca' Scarpa nell'antica chiesa restaurata di santa Maria Nova.

| Lieta Zanatta |

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Goreme, insediamenti rupestri e affreschi bizantini. Il XXXI Premio Scarpa va alle valli della Cappadocia

TREVISO - Quando nei primi anni del Settecento il viaggiatore francese Paul Lucas capitò nella valle delle rose della Cappadocia, restò meravigliato vedendo curiose abitazioni a forma di cono dal colore cangiante che la costellavano. Credette sulle prime che fossero opera dell'uomo, e così le rappresentò, stilizzate, in un disegno che oggi caratterizza l'edizione 2020 – 2021 del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino di Fondazione Benetton Studi e Ricerche di Treviso.

La commissione scientifica di FBSR ha infatti scelto di premiare questo paesaggio straordinario, Güllüdere e Kızılçukur, la Valle delle Rose e la Valle Rossa in Cappadocia - perché di un paesaggio si tratta -, dove questi enormi coni, le goreme, oggi chiamate i camini delle fate, non sono altro che il prodotto di eruzioni di imponenti vulcani, ora spenti, che circondano questo altopiano a mille metri di altitudine.

Uno scenario dove l'uomo è intervenuto sì, ma per scavare all'interno di questi blocchi di tufo, originando un insediamento rupestre. E' un luogo che vede l'arrivo del cristianesimo fin dal primo secolo, e poi il diffondersi della cultura bizantina con i suoi eremiti e siti monastici, chiese e santuari che profonderanno innumerevoli e straordinarie rappresentazioni pittoriche.

La mostra Cappadocia. Il paesaggio nel grembo della roccia è stata presentata ieri nella chiesa di Santa Maria Nova a Treviso, in Via Ca' Nova, nel complesso che fino al 2010 era la sede dell'Intendenza di Finanza. Un edificio che l'architetto Tobia Scarpa ha appena finito di restaurare.

“E' questa chiesa un luogo, una sorta di nave che si spinge e si affaccia sulla via, che apre le sue porte al pubblico oggi” ha annunciato Luigi Latini, vicepresidente della Fondazione Benetton, che non ha potuto fare a meno di menzionare il compianto direttore Marco Tamaro, scomparso recentemente, che negli anni ha sempre seguito con dedizione questo Premio.

Ca' Scarpa

Il restauro dell'edificio religioso “è l'ultimo dei molteplici recuperi fatto da Luciano Benetton (con Palazzo Bomben, la Galleria delle Prigioni e la Chiesa di san Teonisto), con lo scopo di farne un museo” ha affermato l'architetto Tobia Scarpa, che ha spiegato la filosofia che ha accompagnato il recupero non invasivo della chiesa. Scarpa ha lasciato le strutture di tre piani al centro del fabbricato che servivano quale deposito di documenti della Finanza. “L'impressione che ho avuta, è che questo luogo fosse privo di un linguaggio, quello proprio in uso nell'architettura - spiega ancora - Comunque un luogo non vissuto, ma carico di potenzialità. Quando faccio dei restauri, mi metto al posto dell'architetto progettista che ha realizzato quello che io andrò a distruggere e vedo quanto posso salvare della sua poesia, della sua specificità. Così da non diventare più un violento distruttore, ma colui che partecipa a un avvenimento, a una modificazione della società, cosa che succede in continuazione”.

L'architetto ha ripulito tutto e mantenuto la struttura dell'archivio dove sono stati messi il riscaldamento, l'elettricità, i sistemi di sicurezza. Ha curato e inventato un tipo di illuminazione per le opere in esposizione che può essere inclinato tirando dei contrappesi. Con l'illuminazione ha proprio giocato, posizionando dei neon lungo tutta la facciata interna, facendone un'installazione per portare nella nuova sede museale “la luce simile a quella del sole“. E aggiunge un po' imbarazzato “Strada facendo Luciano (Benetton ndr) ha deciso che questo edificio si chiamasse Museo Carlo Scarpa. E poi ridendo mi dice... e anche di Tobia. E questo mi ha messo in crisi, perché non ho mai avuto pretese, ho sempre pensato di essere nient'altro che un buon allievo dell'architetto Carlo, mio padre”. Un museo a cui è stato dato il nome di Ca' Scarpa.

La mostra, com'è strutturata

La mostra, curata da Patrizia Boschiero e Luigi Latini, si articola in quattro sezioni, tante quanti i piani dell'edificio.

Al piano terra la prima sezione tratta il paesaggio delle valli e l'agricoltura in esso praticata.

La seconda sezione tratta la natura geologica del luogo in relazione agli insediamenti rupestri. La terza parte documenta l'ingente e inestimabile patrimonio pittorico contenuto nelle chiese rupestri, dell'arte proto cristiana e bizantina, su cui sta intervenendo un gruppo di lavoro italiano, condotto dalla storica dell'Arte Maria Andaloro, la quale ha ideato e coordinato dal 2006 questa missione di ricerca che fa capo all'Università della Tuscia.

E' alla docente che verrà consegnato il sigillo di Carlo Scarpa, il premio di questa XXXI edizione, perché, si legge tra le motivazioni della giuria, questa “presenza in questo luogo instaura relazioni importanti per la condivisione di un ambiente ricco di scambi culturali, istituzionali e umani”.

Le prime tre sezioni sono documentate con materiale fotografico, mentre la quarta permette ai visitatori di usufruire dell'interessante documentario, realizzato da Davide Gambino con Gabriele Gismondi, della durata di quaranta minuti. Durante l'esposizione verranno proposti anche degli spezzoni del film Medea di Pier Paolo Pasolini, ambientato proprio in questi luoghi della Cappadocia, la cui visione verrà pubblicizzata di volta in volta sul sito e le pagine social della Fondazione.

Il libro

Come ogni anno, il Fondazione Benetton pubblica un libro sul luogo premiato. Quello di quest'anno, Güllüdere e Kızılçukur, la Valle delle Rose e la Valle Rossa in Cappadocia, è già reperibile in libreria. E' curato da Patrizia Boschiero e Luigi Latini, edito da FBSR e Antiga, di 264 pagine, e contiene 22 contributi e 276 illustrazioni (prezzo 20,00 euro).

Il percorso del premio

L'edizione di questo premio, in formato Covid, si tiene lungo due anni, 2020 e 2021, invece che uno.

Il primo appuntamento si terrà sabato 24, con l'apertura della mostra al pubblico, visibile fino a domenica 10 gennaio 2021 (Orari: giovedì e venerdì ore 15 - 20, sabato e domenica ore 10 – 20, ingresso libero).

Sono programmati per marzo e aprile, salvo imprevisti causati dal Covid, due convegni pubblici in collaborazione con lo Iuav Venezia e l'Università degli Studi di Firenze.

Il percorso si concluderà sabato 8 maggio 2021 con un convegno dedicato alle valli cappadoci e la cerimonia con la consegna del sigillo del premio Scarpa.

Info: www.fbsr.it, tel. 0422 5121

 


| modificato il:

Lieta Zanatta

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