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07 dicembre 2021

Vittorio Veneto

Gli immobili militari? Se ne parla! (dice il comune)

Tempi giurassici per riconvertire le strutture dell’esercito. Ma Tonon è soddisfatto

| Emanuela Da Ros |

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Gli immobili militari? Se ne parla! (dice il comune)

VITTORIO VENETO - Keep calm, and ciapa su le to straze. No, non è che le caserme e gli edifici dismessi dall’esercito a Vittorio Veneto siano propriamente “straze”. Tutt’altro. E’ che i tempi della burocrazia (o della politica, pure locale) più che alla storia, sembrano appartenere alla preistoria, con i suoi evi e le interminabili ere.

Appena insediata la giunta Tonon, il pensiero di riconvertire gli immobili del Demanio (che in questi anni ha messo in vendita gran parte del suo patrimonio in tutta Italia) presenti in città sembrava fosse in cima alla lista delle priorità dell’amministrazione. Tanto che sindaco, vicesindaco e assessore De Nardi erano corsi a Roma per parlare della faccenda con chi di dovere.

Al tour istituzionale, con gran clamore, era seguita - parliamo del 10 novembre 2014 - un’operazione “concreta”: la firma di un protocollo d’intesa tra la città di Vittorio Veneto (rappresentata dal sindaco Tonon), il Ministero della Difesa (rappresentato dal sottosegretario Gioacchino Alfano), e l'Agenzia del Demanio (rappresentata dal direttore Roberto Reggi) per la “razionalizzazione e la valorizzazione di alcuni immobili militari presenti nel territorio di Vittorio Veneto”. Le cose sembravano fatte, anche perché nel protocollo (tuttora pubblicato sul sito dell’Agenzia del Demanio) si fissavano nero-su-bianco i tempi per la progettazione di un lavoro che fissasse le nuove destinazioni per gli immobili oggetto d’intesa: Palazzo Doro Altan, le caserme Marinotti, Tandura, Gotti (in foto), Piccin e l’aerocampo S. Giacomo di Veglia – di proprietà dello Stato – e la caserma Luigi Maronese, di proprietà del Comune.

Secondo il protocollo, un “gruppo di lavoro” insediato 15 giorni dopo la firma (siamo al 25 novembre 2014) avrebbe dovuto lavorare, in trasparenza, per ridestinare gli immobili. Se entro “il termine massimo di un anno” non fosse stato progettato nulla, il valore del protocollo sarebbe decaduto a meno che (c’è sempre un “a meno che”) entro due mesi al massimo le parti non “avessero concordato, motivatamente, un nuovo termine non superiore a tre mesi”. “Trascorso inutilmente tale ulteriore termine - si legge nel documento - le parti si intendono libere da ogni vincolo”.

Sul filo del rasoio (è il caso di dirlo), il comune di Vittorio Veneto ha pattuito un “nuovo termine” con Ministero della Difesa e Agenzia del Demanio. Termine - per la concretizzazione di un progetto di recupero e valorizzazione degli immobili - che a questo punto slitta ad aprile. Morale? In un anno e qualche mese, gli immobili (che erano stati abbandonati nel settembre 2013 da oltre 500 militari) sono ancora lì che attendono una nuova destinazione e una “rivitalizzazione”.

Ma la giunta Tonon è soddisfatta.

In un comunicato diffuso oggi, Tonon fa sapere che il “dialogo” tra comune, ministero e agenzia del Demanio prosegue. “Si è svolto ieri - si legge infatti nella nota della giunta vittoriese - nella sede di Mestre dell’Agenzia del Demanio, un incontro tra Comune di Vittorio Veneto, Ministero della Difesa e Agenzia del Demanio, per proseguire la definizione dei contenuti del protocollo di intesa in merito alla valorizzazione e all’utilizzo delle strutture di proprietà del Ministero sul territorio di Vittorio Veneto.

“Il dialogo proseguirà nel mese di marzo – commenta il sindaco Roberto Tonon – con un prossimo incontro già programmato. La questione è complessa, ma i tre interlocutori interessati sono disposti nel miglior modo affinché si arrivi ad una soluzione che soddisfi tutte le parti. Ci sono dunque le migliori premesse per raggiungere un risultato positivo per la nostra città”.

A oltre un anno di distanza, l’operatività della giunta vittoriese su caserme e altri edifici importanti è dunque fatta di parole: il dialogo prosegue.

 


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