15 luglio 2020

Lavoro

Giustizia: Noi Rete Donne, in bozza riforma Csm insufficiente riequilibrio di genere.

| AdnKronos |

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Roma, 3 giu. (Labitalia) - "Preoccupazione rispetto alle notizie che ci giungono a proposito della riforma della legge elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura di cui si sta discutendo in questi giorni: apprendiamo infatti, da vari organi di stampa, che la bozza della riforma prevede l’introduzione di meccanismi insufficienti per il riequilibrio del genere meno rappresentato per realizzare una reale parità di genere all’interno del Csm". A lanciare l'allarme sulla mancanza di garanzia della rappresentanza di genere nell'organo di autogoverno della magistratura è Noi Rete Donne, associazione femminile che da oltre un decennio è impegnata sui temi della Democrazia paritaria, in una nota firmata da Marisa Rodano, Daniela Carlà, Laura Onofri.

"Vogliamo ribadire -dicono le rappresentanti di Noi Rete Donne- che la scarsa presenza delle donne in tutti i luoghi decisionali, e fra questi, l’Organo di autogoverno della Magistratura, impedisce il raggiungimento di una effettiva e piena democrazia nel nostro Paese". "Ricordando che la Magistratura è composta oggi per il 53,8% da donne, condividiamo la preoccupazione espressa dall’Admi, Associazione Donne Magistrato Italiane, rivolta al Presidente della Repubblica e Presidente del Csm, in cui si chiede di affrontare la riforma considerando primaria l’introduzione di norme che garantiscano la presenza paritaria o di almeno il 40% di rappresentanza delle donne nell’Organo di autogoverno per tre consiliature", aggiungono Rodano, Carlà e Onofri.

"Il principio di eguaglianza e pari opportunità per uomini e donne, è garantito dalla nostra Costituzione agli artt. 3, 51 e 117, e che la rimozione degli ostacoli è compito primario della Repubblica", ricordano le rappresentanti di Noi Rete Donne, associazione che riunisce anche molte giuriste. "Non vorremmo che, ancora una volta, non venisse considerata imprescindibile la rappresentanza femminile e chiediamo quindi un’assunzione di responsabilità in un momento così importante e delicato per la Magistratura Italiana", avvertono Rodano, Carlà e Onofri. "Si tratta di una ‘emergenza’ democratica: la riforma della legge elettorale del Consiglio Superiore della Magistratura deve soddisfare i criteri di autonomia, indipendenza, imparzialità e buon funzionamento dell’Istituzione, ma deve anche prevedere modalità tali da consentire il rispetto della piena integrazione delle donne nei processi decisionali di questo organismo", conclude la nota.

 



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