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28 novembre 2021

Treviso

Giovani veneti in Kosovo: «Un investimento in formazione, umanità e spiritualità condiviso con Caritas e Diocesi»

| Davide Bellacicco |

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| Davide Bellacicco |

Giovani veneti in Kosovo: «Un investimento in formazione, umanità e spiritualità condiviso con Caritas e Diocesi»

SAN BIAGIO DI CALLALTA - Venticinque ragazzi, otto giorni, dal 9 al 16 agosto, destinazione: Kosovo. È il tradizionale campo estivo dei giovanissimi della Parrocchia di Olmi e del Clan AGESCI che, come di consueto, organizzano una proposta formativa prima del ritorno sui banchi di scuola. Tradizionale si fa per dire, giacché la meta non è delle più scontate ma, «con il coinvolgimento attivo delle famiglie, nessuna di queste ha sollevato resistenze», assicura il parroco, don Edy Savietto, cappellano universitario e assistente uscente della FUCI diocesana

«Alle prese con tanti ragazzi kosovari che entrano quotidianamente in contatto con la nostra comunità (rinforzo scolastico, attività ludico-ricreative, percorsi educativi), siamo entrati in contatto con diverse famiglie. Puntualmente queste famiglie rientrano, nel mese di agosto, nella loro terra per rivedere i loro cari, per riposare e per avvertire e respirare aria di casa. Né più né meno come facevano – qualche decennio fa – i nostri italiani immigrati per lavoro, in Germania, in Belgio o altrove».

Grazie alle risorse fornite dal Museo dell’Emigrazione Italiana, i giovani di Olmi hanno, infatti, potuto coltivare un confronto formativo fondato sull’analisi dei caratteri e delle criticità comuni al fenomeno migratorio di ieri e a quello attuale.

«“Verremo a trovarvi”, abbiamo detto ad alcuni di questi ragazzi. Detto, fatto. Cartina alla mano abbiamo cominciato a studiare il percorso, le tappe, le soste e soprattutto la meta. Abbiamo provato a realizzare un piano di spesa, di autofinanziamento e di recupero fondi per permettere a chiunque di partecipare al viaggio; abbiamo incontrato le famiglie dei kosovari (che, sorprese e commosse, ci hanno aiutato a preparare il viaggio e ci hanno dato appuntamento nel loro Paese); infine, abbiamo segnalato l’iniziativa al Sindaco, il quale ci ha resi ambasciatori del Comune di San Biagio di Callalta nella missione»;

Sono 12701, secondo i dati Istat, i residenti kosovari sul territorio Veneto nel 2015, un numero che si mantiene mediamente costante negli anni. Le serie storiche, infatti, denunciano una crescita considerevole negli anni pre-crisi ed una stabilità negli anni successivi, salvo un trend negativo registrato nell’ultimo anno di rilevazione. Nella Marca trattasi prevalentemente di uomini che da anni sono impiegati nei settori dell’industria, dell’artigianato o dell’edilizia e dei relativi nuclei famigliari.

«Con questo viaggio intendiamo ringraziare chi, da tanti anni, lavora con noi e per noi. E lo vogliamo dire a chi vive da qui e a chi resta in Kosovo e può sentire la voce di un figlio, di un nipote, di un fratello, di una sorella solo per telefono o comunicando via internet». «Anziché limitarci a chiederci perché vengano qui», riflette don Edy, «ci siamo detti: “Andiamo a vedere da dove partono e da dove scappano, cercando di capire gli effetti di una guerra che si è consumata in un tempo ancora molto recente alle porte di casa nostra e che troppo in fretta abbiamo dimenticato”. E’ possibile che un simile esercizio renda inutile qualsiasi parola. Ed è certamente un metodo onesto e corretto per comprendere a fondo il tema dell’immigrazione».

 


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Davide Bellacicco

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