04 giugno 2020

Montebelluna

Giornalismo e mafia, Federica Angeli si racconta: incontro con studenti del liceo Veronese

Al Cinema Eden di Montebelluna la giornalista conosciuta per le inchieste sulla mafia di Ostia

| commenti |

| commenti |

Federica angeli

MONTEBELLUNA - La storia di una giornalista, di una donna, di una mamma che ha perso la sua libertà in nome di una libertà più grande. La libertà dall’omertà, dalla violenza, in una parola dalla mafia. Tale è stata l’essenza dell’incontro che l’altra mattina, al cinema Italia Eden di Montebelluna, ha visto di fronte la giornalista di Repubblica Federica Angeli (in foto), presentata da Sergio Zanellato, e circa duecento studenti del liceo “Veronese”. Una platea attenta e partecipe, che ha fatto domande e chiesto approfondimenti senza mai annoiarsi e distrarsi.

 

La Angeli, partendo dalla presentazione del suo libro “A mano disarmata. Cronaca di millesettecento giorni sotto scorta”, ha raccontato le vicende che l’hanno vista protagonista e che, cominciate da un’inchiesta da lei condotta nella primavera del 2013, hanno portato a “smascherare” la mafia di Ostia, a far chiamare con tale nome l’organizzazione criminale che tiene in pugno il quartiere, ad arrestare i vertici di tale organizzazione. Ricco di pathos il racconto, cominciato dal momento in cui la giornalista con alcuni colleghi si è trovata, in un chiosco a Ostia, faccia a faccia con il capo di una delle famiglie mafiose, nel corso delle sue inchieste.

 

Da brividi, poi, la scena, narrata in modo vivace ed accattivante, di un regolamento di conti, cui ha assistito dalla finestra di casa e che ha denunciato, mentre tutti i vicini “abbassavano le persiane” e si chiudevano nel silenzio su ordine del boss. In obbedienza a quell’omertà che, come ha spiegato la Angeli, è uno dei tratti caratterizzanti della mafia e ha pervaso i suoi concittadini dai quali si è sentita spesso abbandonata, anche se ora sta riuscendo pian pianino a conquistarli, tanto che si è costituito un gruppo a suo nome. Una guerra, quella all’organizzazione, che la giornalista ha svolto con l’unica arma in suo possesso, la penna e che ha avuto come conseguenza la necessità di essere costantemente protetta dalla scorta, per le minacce ricevute. Una protezione che, però, al momento non ha la sua famiglia ed è per questo obiettivo che il gruppo che la sostiene ora si sta battendo.

 

A colpire particolarmente è stato il racconto delle ripercussioni che tutto ciò ha avuto sulla vita personale della donna, con i figli a loro volta minacciati e un marito che rappresenta il supporto affettuoso e costante. In certi momenti, si è avuta la sensazione di vedere un film, di trovarsi immersi in una fiction, che purtroppo, invece, corrisponde alla realtà. Anche se, come la stessa giornalista ha anticipato agli studenti, la sua storia diventerà un film. A lieto fine, si spera.

 

Leggi altre notizie di Montebelluna
Leggi altre notizie di Montebelluna

Dello stesso argomento

vedi tutti i blog

Grazie per averci inviato la tua notizia

×