25 maggio 2020

Treviso

Giorgio, da Treviso al Sud Africa. Per la libertà (delle scimmie)

Un mese da volontario, per prendere gli animali dagli zoo e li restituirli al loro habitat

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TREVISO - Una vacanza con delle compagne d’eccezione: le scimmie. Giorgio Schiavon (in foto), 22 anni, studente di Treviso, ha trascorso in Sud Africa, a Plettenberg Bay, per dedicarsi alla protezione degli animali. Grazie al programma Wildlife della WEP, World Education Program, ha lavorato come volontario per un parco privato. «Grazie ad alcuni finanziamenti – spiega – il parco comprava le scimmie tenute in cattive condizioni nei circhi o negli zoo, per inserirle nuovamente nel loro habitat naturale. Inizialmente venivano tenute in gabbia, nutrite e accudite, sino a che non erano pronte per girovagare liberamente all’interno del parco. Una volta autonome e ristabilite venivano lasciate libere di andarsene, ma molte di loro tornavano. Con cibo, acqua e senza predatori era una sorta di paradiso terrestre"

 

"Con gli altri volontari – racconta Giorgio – davamo una mano per la manutenzione delle gabbie, a nutrire le scimmie e a spiegare le regole del parco ai turisti. Per me, che studio scienze ambientali, è stata un’esperienza costruttiva: mi ha permesso di unire la passione per l’ambiente e per gli animali con la curiosità e l’attrazione per l’Africa. Credo di non aver mai visto paesaggi così splendidi e incontaminati – specifica -. Nei giorni liberi, durante la settimana, io e gli altri ragazzi viaggiavamo per il paese: parlavamo con la gente locale, visitavamo villaggi e abitazioni. Il programma ci ha permesso di vivere il Sud Africa non da semplici turisti, ma da veri e propri insider che portano avanti progetti legati alla tutela dell’ambienta e della natura. Ciò che mi ha colpito di più – confessa – è stata l’accoglienza: calorosa e inaspettata. Non avevano nulla, eppure ti davano tutto. L’apartheid però, se storicamente è considerato concluso, socialmente c’è ancora. I bianchi sono ricchi e i neri sono poveri, i primi vivono nei grandi centri della città, i secondi nelle periferie. L’esperienza – chiarisce – mi ha dato l’opportunità di conoscere sia l’aspetto naturalistico del paese, sia la realtà sociale e politica. Nonostante le difficoltà, però, io in Sud Africa andrei a vivere; tiene insieme le comodità da cui noi occidentali fatichiamo a distaccarci con la vitalità dell’animo africano. Certo – ammette -, adattarsi non è semplice: i ritmi di vita, il cibo, la lingua sono differenti. Ma, sfruttando ogni singolo momento per arricchire il proprio bagaglio culturale, si può scoprire, e ci si può addirittura innamorare di un paese che sa dare molto».

 

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