21 ottobre 2021

Vittorio Veneto

Il giallo delle rotaie scomparse

Avevano 150 anni e sono...deragliate nel nulla

| Emanuela Da Ros |

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| Emanuela Da Ros |

Binari

FOTO: immagine di repertorio

 

VITTORIO VENETO - Siamo sul binario giusto o su un binario morto? A Vittorio Veneto c’è chi dice che dai binari siamo usciti. O meglio: che i binari sono usciti dalla città. E non si tratta di binarietti qualunque, no. Parliamo di binari di 150 anni fa, con tanto di marchiatura originale del 1870. “Un concittadino - fa sapere Michele Bastanzetti - mi ha riferito che durante i lavori rifacimento linea ferroviaria, nella zona tra la stazione e la Fenderl che era adibita a sosta-scambio sono state asportate delle rotaie originali, con marchiatura 1870.

Non così datati erano invece i binari di andata e ritorno Conegliano-Ponte nelle Alpi, sostituiti in anni successivi”. La tratta ferroviaria Conegliano-Vittorio, realizzata dalla Società Veneta per Imprese e Costruzioni Pubbliche, venne inaugurata il 15 novembre 1879 (il sindaco era Francesco De Poli, titolare della famosa fonderia) su grande impulso dell’onorevole ingegner Federico Gabelli cui per questo motivo venne concessa pure la Cittadinanza onoraria vittoriese.

“L’opera - spiega Bastanzetti, che ha svolto delle ricerche in proposito - era ovviamente di importanza cruciale, collegando Vittorio con la rete nazionale, anche se restava il rammarico per il suo mancato prolungamento verso il Cadore. Venne finanziata col contributo di 568 mila lire del comune e di 100 mila lire della Provincia. Ora sarebbe stato il caso che almeno un metro di quella rotaia originale, recante appunto la data che certificava la nascita ottocentesca della nostra linea ferrata, restasse a Vittorio e fosse magari esposta nella stazione ferroviaria”.

Bastanzetti e il Sac, amareggiati per quella che ritengono “l’ennesima dimostrazione di disattenzione verso le testimonianze della storia cittadina” chiedono dunque al sindaco di attivarsi per capire se sia ancora possibile recuperare lo spezzone del secolare binario sperando che nel frattempo non sia stato fuso insieme alla memoria storica, che dovrebbe essere per antonomasia una “memoria di ferro”.

 


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