30 novembre 2020

Il galateo, questo grande sconosciuto!

- Tags: galateo, buone maniere, della casa

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Alberta Bellussi | commenti |

il galateo

Il galateo, questo grande sconosciuto!

Leggevo l’altro giorno un articolo di un sondaggio fatto su un campione di 500 italiani sulle regole base della buona educazione il cui esito è stato disastroso.

Non mi sono stupita   perché sembra che buon senso, buona educazione e buone maniere stiano sempre più diventando   “azioni in via di estinzione” nella vita quotidiana. Una parola dal sapore antico comprende tutte queste norme ed è il termine galateo; è un codice che stabilisce le aspettative del comportamento sociale, la norma convenzionale.

Il galateo, questo grande sconosciuto!

Se pensiamo che al giorno d’oggi dare la precedenza ad una signora più anziana o chiedere permesso prima di entrare in una stanza siano formalità evitabili ci sbagliamo di grosso. D’accordo, bisogna ammettere che i tempi sono cambiati e pretendere che un uomo ci apra lo sportello dell’auto per farci sedere o che si congeda con il baciamano è probabilmente una questione fuori luogo però quando ciò  accade, raramente, stupisce piacevolmente.

Il galateo e le regole del "bon ton", non passeranno mai di moda, anzi, in questo mondo frenetico, il sapersi comportare, sia in privato che pubblico è un grandissimo valore aggiunto per la persona.

 Il galateo è stato scritto proprio in Veneto.

Nel Galateo di Monsignor Della Casa, pubblicato postumo nel 1558. Redatto nell'abbazia di Sant'Eustachio a Nervesa sul Montello, tra il 1552 e il 1555, il Galateo (il cui titolo completo è Trattato di Messer Giovanni Della Casa, il quale sotto la persona d'un vecchio idiota ammaestrante un suo giovanetto, si ragiona de' modi che si debbono o tenere o schifare nella comune conversazione, cognominato Galateo overo de' costumi).  E’ un breve trattato in forma di dialogo, in cui si immagina un “vecchio” (dietro il quale è celata la figura dello stesso autore) che impartisce insegnamenti ad un ipotetico giovane diviso in trenta capitoli ripartiti quasi sicuramente dall'editore che detta le regole consone alla conversazione, all'abbigliamento e ai costumi di un gentiluomo. Scopo dell'autore era quello di insegnare al gentiluomo il buon comportamento da tenersi nella vita quotidiana.

 Tutta questa serie di norme, che andavano dal corteggiamento alla composizione della tavola, dalla corretta scrittura delle lettere all'organizzazione del matrimonio, dalla comunicazione al contegno, erano dettami importanti per condividere bene il proprio spazio con gli altri.

Ricordo come da bambina io sia stata cresciuta   con l’importanza del rispetto di regole sociali da conoscere e praticare nei rapporti con le altre persone e nel vivere quotidiano.

Osservando il mondo d’oggi mi chiedo se esiste un moderno galateo o se la società lascia totale libero arbitrio che spesso rasenta l’anarchia però.

In che cosa si applica il galateo moderno?

Anche secondo la sua nuova accezione il galateo dovrebbe essere adottato per ogni azione del vivere quotidiano, partendo proprio dalla tavola a: come mangiare, come utilizzare le posate, cosa fare quando si è ospitati e come intrattenere le conversazioni tra i commensali rientrano tutti in questa categoria. Non mancano poi regole per ogni aspetto sociale. E se alcune regole del galateo ormai potrebbero considerarsi sorpassate, come il fatto di non poter dire “Buon appetito” prima dei pasti, altre continuano (o, almeno, dovrebbero farlo) a essere fondamentali per l’armonia, il rispetto dell’altro e il vivere comune cosa sempre più difficile e complessa.

 



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