26 febbraio 2021

Treviso

Frode fiscale da 380.000 euro, tre arresti

Le indagini, condotte dalla Compagnia di Treviso, nascono dagli sviluppi dell’operazione “Il sarto”, conclusa nell’ottobre 2019 con l’arresto dell’autore della frode, realizzata mediante l’utilizzo di false fatture per circa sei milioni di euro

| Gianandrea Rorato |

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frode fiscale

TREVISO - Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Treviso hanno portato a termine un’operazione a contrasto del riciclaggio dei proventi illeciti di reati fiscali, nei confronti di tre cittadini di origine cinese, residenti tra le province di Treviso e Vicenza.

L’accusa per i tre è di aver riciclato 382.000 euro, provenienti da una frode fiscale nel settore del confezionamento dei capi d’abbigliamento.

Le indagini, condotte dalla Compagnia di Treviso, nascono dagli sviluppi dell’operazione “Il sarto”, conclusasi nell’ottobre 2019 con l’arresto dell’autore della frode, realizzata mediante l’utilizzo di false fatture per circa sei milioni di euro. Gli approfondimenti successivi hanno permesso di accertare che i tre indagati si sono adoperati per consentire al dominus della frode fiscale di rientrare in possesso del denaro derivante dal meccanismo fraudolento finalizzato all’evasione delle imposte.

In particolare, grazie agli accertamenti bancari, all’audizione di numerosi testimoni e alla ricostruzione della contabilità delle imprese coinvolte, i finanzieri trevigiani sono riusciti a ricostruire lo schema di riciclaggio: due dei tre indagati, gestori di un ristorante di cucina orientale a Galliera Veneta (PD), dopo aver ricevuto bonifici da parte di alcune imprese “cartiere” coinvolte nella frode, hanno consegnato in contanti alla moglie del principale indagato somme di denaro provenienti dalla loro attività di ristorazione, “ripulendo” così il denaro derivante dagli illeciti fiscali.

La “commissione” che veniva riconosciuta ai due ristoratori cinesi era di circa centocinquanta euro per ogni consegna di denaro (dell’importo singolo di circa 10 mila euro), che avveniva sistematicamente all’interno del ristorante negli orari di chiusura.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Padova, competente per territorio in relazione alle condotte di riciclaggio, ha concluso le indagini preliminari nei confronti dei due ristoratori e della moglie dell’arrestato, per i quali si prospetta dunque il processo (ricordiamo che la pena per il delitto di riciclaggio va dai quattro ai 12 anni di reclusione).

Ai tre sono state inoltre contestate le sanzioni amministrative in materia di antiriciclaggio, per un importo che potrà superare il milione di euro.

L’indagato principale, intanto, ha già patteggiato presso il Tribunale di Treviso la pena di tre anni di reclusione per la frode fiscale.

L’operazione della Guardia di Finanza di Treviso testimonia l’approccio “trasversale” alle violazioni economico – finanziarie: non solo contrasto delle frodi fiscali, ma anche lotta al riciclaggio dei proventi illeciti che ne derivano, per evitare che vengano reintrodotti nell’economia legale, andando a inquinare il mercato in danno degli operatori onesti.

 



Gianandrea Rorato

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