03 aprile 2020

Italia

Forze armate, arrivano le 'razioni k' halal per i militari islamici

Allo studio soluzioni per celiaci e vegetariani

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Forze armate, arrivano le 'razioni k' halal per i militari islamici

Tonno e piselli e minestrone di verdure al posto di wurstel e tortellini al ragù: in linea con una società sempre più multietnica e interreligiosa, anche le Forze armate italiane si adeguano e lanciano le 'razioni k' halal, preparate per i militari musulmani, nel rispetto dei precetti dell'Islam. Non si tratta dell'unica novità: allo studio degli esperti, secondo quanto apprende l'Adnkronos, ci sarebbero anche soluzioni per vegetariani e celiaci, che già godono di menù dedicati nelle mense delle caserme.

 

Niente carne di maiale quindi, ma alimenti in linea con le esigenze religiose dei militari, che anche se impegnati nelle missioni all'estero e in zone di guerra, non vogliono rinunciare ad osservare le prescrizioni alimentari della religione islamica.

 

D'altronde, se è vero, come diceva Napoleone Bonaparte, che "un esercito marcia sul suo stomaco", è giusto che il rancio dei soldati di oggi si adegui ai gusti e alle esigenze dei suoi 'consumatori'. Così, per rispettare i precetti religiosi dei tanti italiani di seconda generazione che fanno parte delle forze armate, arrivano le razioni da combattimento del terzo millennio, utilizzate nel corso di missioni all'estero nei Paesi islamici, sia dai nostri militari che dalle forze di sicurezza che collaborano con il nostro Paese.

 

Nel menù da combattimento ecco allora filetti di sgombro e pasta e fagioli prendere il posto degli alimenti proibiti dall'Islam che nella preparazione richiedono l'utilizzo della carne di maiale. La scelta, rispetto al passato, è ampia, con sette moduli alternativi, identificati da colori differenti (giallo, rosso, grigio, verde, bianco, rosa e blu), diversi tra loro per la varietà delle pietanze e divisi tra colazione, pranzo e cena.

 

"Un'ottima iniziativa che lascia intravedere una bella sensibilità istituzionale sul tema del rispetto reciproco e dell'integrazione" commenta all'Adnkronos Yahyâ Sergio Yahe Pallavicini, vice presidente e imam del Coreis (Comunità Religiosa Islamica Italiana). "E' una iniziativa molto gradita e una bella novità", continua Pallavicini che proprio oggi si è recato in visita al quartier generale dei Carabinieri di Hebron, in Palestina, dove, spiega, "i militari italiani svolgono un grandissimo lavoro di mediazione tra ebrei e musulmani. Non ero al corrente di questa iniziativa delle forze armate italiane che, oggi in particolare, mi colpisce positivamente", conclude.

 

Ogni pasto quotidiano è confezionato in una scatola differente, corredata di spazzolino usa e getta, dentifricio, fiammiferi, posate di plastica, tovaglioli di carta, stuzzicadenti e una bustina di sale. Non mancano tè, caffè e cappuccino liofilizzati, mentre per riscaldare il pasto c'è un piccolo fornello, con tanto di tavolette di combustibile solido e istruzioni per l'uso in tre diverse lingue.

 

Ogni anno, in media, si consumano 100mila razioni da combattimento, di cui 70mila in operazioni all'estero e 30mila in attività all'interno del nostro Paese. Per dare energia con il giusto apporto calorico anche in situazioni di prolungato stress, ognuno dei pasti è studiato per garantire il valore medio quotidiano di 3.650 kilocalorie, con il 57% di carboidrati, il 12% di proteine e il 31% di grassi.

 

Niente più gallette e insipidi zupponi serviti nelle gavette, quindi: il rancio dei tempi moderni si è evoluto e allo studio degli esperti del Corpo di Commissariato dell'Esercito che, tra le altre competenze ha appunto quella del vettovagliamento, ci sono 'razioni k' ad hoc anche per celiaci e vegetariani, due 'categorie' che hanno già dei menù dedicati nelle mense delle caserme.

 

Un'attenzione particolare al benessere dei propri soldati, che il nostro Esercito ha ereditato dal passato, come testimonia la mostra "Il rancio del soldato: alimentazione al fronte e a casa", allestita presso il Complesso dei Dioscuri al Quirinale, a Roma, nel quadro delle commemorazioni del centenario della Prima guerra mondiale e aperta al pubblico fino al 19 maggio.

 

L'Esercito italiano, in collaborazione con l’Accademia Italiana della Cucina, ha ricostruito le abitudini alimentari delle truppe della Grande guerra, e lo sforzo che il giovane Stato italiano sostenne per garantire i rifornimenti ai suoi uomini, distribuito lungo 650 chilometri di fronte. Cimeli, fotografie, cartoline e menù, assieme a fedeli ricostruzioni di trincee e metodi di trasporto delle derrate alimentari, raccontano la vita dei militari al fronte e la macchina organizzativa e produttiva, messa in moto dall'Esercito italiano nel corso del conflitto.

 

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