27 maggio 2020

Mogliano

Fiumi a rischio: "Serve un contratto"

Giovedì scorso importante incontro sugli interventi del Consorzio di bonifica Acque Risorgive lungo i corsi d’acqua che interessano il territorio moglianese

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Fiume Zero

MOGLIANO - Un contratto di fiume riuscirà a scongiurare il rischio che lo Zero perda ulteriormente la propria portata e la conseguente capacità di autodepurazione dagli inquinanti che derivano dagli scarichi urbani e agrari?

Potrebbe essere questa una strada per affrontare problemi molto complessi che la rete idrogeologica dell’area è chiamata ad affrontare in un periodo caratterizzato dai cambiamenti climatici, il conseguente impoverimento dei ghiacciai, da precipitazioni non sempre sufficienti e dall’impoverimento delle falde e di conseguenza della principale fonte che alimenta i nostri fiumi.

Una proposta che giovedì 14 giugno nel corso dell’incontro sugli interventi del Consorzio di bonifica Acque Risorgive sui corsi d’acqua che interessano il territorio moglianese, ha trovato tutti d’accordo, l’assessore all’ambiente moglianese, Oscar Mancini, l’ambientalista Paolo Favaro e il presidente del Consorzio Francesco Cazzaro.

“Il contratto di fiume è una delle quattro mosse indicate dal Consorzio per fare fronte alla situazione, che l’amministrazione condivide e sulle quali invito i cittadini a partecipare attivamente”, ha detto l’assessore Mancini.

In estrema sintesi, le mosse sono: chiarire gli obiettivi ispirandosi ai principi dello sviluppo sostenibile, agire anche attraverso un programmazione partecipata degli interventi, conoscere il proprio territorio, e il contratto di fiume potrebbe essere uno degli strumenti adeguati alla conoscenza, affidarsi alle nuove tecnologie, come la nuova piattaforma web attivata da Risorgive, alla quale gli studenti dell’ Astori hanno collaborato installando postazioni lungo lo Zero e la Fossa Storta utilizzabili da qualsiasi cittadino munito di telefono cellulare. A questo progetto collaborano anche alcune associazioni sportive.

A tutto questo va aggiunta la realizzazione del Piano delle Acque per superare le criticità e realizzare strumenti urbanistici atti a contenere drasticamente il consumo di suolo e a tutelare, rinaturalizzare e valorizzazzare i corridoi fluviali così come è previsto dal nostro Pat del Comune di Mogliano in fase di definitiva approvazione.

Il Contratto di Fiume è uno strumento giuridico col quale raggiungere, in modo consapevole e condiviso, gli obbiettivi che le direttive europee sull'acqua (2000/60/EC e 2007/60/EC) si pongono: il buono stato ecologico e la sicurezza idraulica dei bacini idrografici. Mettendo assieme i saperi tecnici, degli esperti, con quelli sociali, della popolazione, si possono individuare criticità, problemi di inquinamento, di spreco, di scarichi, alle sponde, al fine di far rivivere il fiume, all’interno di un percorso più ampio di riqualificazione ambientale.

Questa azione, in particolare, è parte importante delle attività del Consorzio, che sempre più alle attività di manutenzione ordinaria, ha affiancato opere importanti per l’equilibrio idrogeologico, illustrate dal direttore, Carlo Bendoricchio. Accanto ai tradizionali compiti di gestione del rischio idraulico e della risorsa idrica a scopi irrigui assumono, infatti, sempre maggiore rilevanza i nuovi obiettivi legati alla difesa dell’ambiente e al miglioramento della qualità delle acque.

Nascono così bacini di laminazione come quello a Nord di Mogliano, aree umide, golene, in alcuni casi vere e proprie oasi naturalistiche, già fruibili dai cittadini come il sito Nicolas tra Marcon e Bonisiolo. Interventi di rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, ricostruzione della vegetazione ripariale e creazione di fasce alberate indispensabili oltre che agli effetti paesaggistici anche per la costituzione di corridoi ecologici che consentono la vita e la riproduzione della fauna, illustrati da Paolo Cornelio, dell’Ufficio Territorio e Ambiente del Consorzio.

Nel corso della serata s’è parlato anche dell’operazione "Asciutta 2018”, lanciata per raccogliere quante più informazioni possibili di tipo idraulico e di qualità sui fiumi in durante l’annuale chiusura delle derivazioni dal Piave, tema che rimane di grande attualità a seguito dell’introduzione del nuovo sistema di gestione delle acque dei fiumi basato su un concetto recentemente introdotto anche in Italia, definito Deflusso Ecologico.

Con la chiusura delle derivazioni, per dare più portata al Piave, fiume tra i più sfruttati e artificializzati d’Europa, che nell’area montana, vede il 95% degli affluenti utilizzato a fini idroelettrici, si diminuisce ancora di più quella dei corsi d’acqua da esso alimentati tra cui lo Zero e il Dese.

“Si tratta di un problema complesso, da affrontare con un approccio olistico onde evitare che si determino conflitti sui diversi usi delle acque. E’ evidente che l’applicazione della Direttiva europea Deflussi ecologici pone la necessità di conseguire il raggiungimento del buono stato dei corpi idrici attraverso la riduzione degli utilizzi.

Essendo l’agricoltura la principale fonte della domanda, ovvero per il 70%, sarà inevitabile intervenire sugli accumuli, sui metodi di irrigazione e sulla riconversione verso colture meno idroesigenti”, ha concluso l’assessore Osca Mancini rivolgendo un’ appello alla Regione “perché riconverta i fondi del Piano di Sviluppo Rurale a questo fine. Gli agricoltori vanno aiutati a garantirsi un reddito adeguato attraverso politiche lungimiranti evitando così di dover intervenire sempre in emergenza ovvero in stato di calamità”.

 

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