05 aprile 2020

Treviso

FETO NELLO SPRITZ, DONNE CONTRO

Polemiche sulla nuova campagna dell’Ulss 9 sul bere in gravidanza

| Laura Tuveri | commenti | (5) |

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FETO NELLO SPRITZ, DONNE CONTRO

TREVISO - Campagna choc dell’Ulss 9. A margine della firma del protocollo d’intesa contro la violenza sulle donne, alcune illustri esponenti del gentil sesso hanno espresso il loro parere sulla nuova campagna choc dell’Ulss 9 per indurre le donne in gravidanza a non bere alcolici.

“Non voglio giudicare la modalità scelta, personalmente preferisco più un lavoro di affiancamento, di consapevolezza di informazione verso le donne, più lungo, ma più efficace a livello culturale. Vedere un bambino dentro ad un bicchiere di spritz mi angoscia molto” ha detto Cristina Greggi, referente della Commissione pari opportunità della Regione Veneto.

Le donne bevono tanto? “Quest’abitudine sta aumentando, ma non penso che un’immagine del genere possa fare educazione. C’è la necessità di stare più vicini ai giovani, di ascoltarli, spesso si avvicinano all’alcol o alla droga per crisi esistenziali, per problemi di solitudine.

Ho qualche perplessità sul fatto che un’immagine così forte possa risolvere un simile problema. Anche nel linguaggio e nella comunicazione visiva – conclude Greggi - è necessario ritornare a uno stile più soft, più dolce, forse non potrebbe raggiungere l’obiettivo di questa campana che è quello di fermarsi per un attimo a riflettere, ma bisogna capire che non è un attimo solo che serve per imprimere la cultura del non bere in eccesso e il non farlo in gravidanza.

Qualche perplessità sulla scelta di un immagine così forte, del resto dai creativi di Fabrica cos’altro ci si poteva aspettare, ce l’ha anche la dott.ssa, Tessari, ginecologa che per 30 anni ha lavorato al consultorio di Vittorio Veneto. ”Non vorrei che fosse una campagna in cui ancora una volta le donne vengono colpevolizzate. Se ci rivolgessimo a donne alcolizzate, forse potrebbe avere un senso, allora sì che non devono bere neppure un goccio di vino, né un cioccolatino con liquore. Cosa stia dietro a questi messaggi così impattanti dal punto di vista della comunicazione mi lascia molto perplessa sulla reale efficacia e sugli effetti che può produrre.

Certo che le donne sanno che in gravidanza non dovrebbero fumare, devono limitare l’uso dell’alcol, anche se due dita di vino a pasto non fanno loro certo male. Non sempre è difficile diventare virtuose, ma secondo me certi comportamenti non si cambiano con un genere di campagna così aggressiva e colpevolizzante. E’ il medico che deve capire la situazione e guidare la donna ad adottare uno stile di vita più consono al suo stato.

Piuttosto ci si doveva rivolgere con una campagna agli operatori per insegnare loro come meglio approcciarsi a queste problematiche a stare più vicini alle donne in gravidanza, a capire se hanno problemi con l’alcol o di altre dipendenze”.

La ginecologa pone anche l’accendo sui maltrattamenti fisici che le donne subiscono in gravidanza, spesso causa di morte del feto e della donna stessa, ma purtroppo di queste cose non si parla mai, anche sei dati ci sono. Anche alla psichiatra Sara Tabbone, presidente di Aidm, Associazione italiana donne medico, la campagna dell’Ulss 9 non è piaciuta. “Questo è il modo peggiore per sbattere le donne in prima pagina, per parlare di un problema così delicato. Adesso la mettiamo li che beve, che avvelena il proprio bambino. Abbiamo altre cose carine da dire sulle donne?

 



Laura Tuveri

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