11 maggio 2021

Treviso

"Fermiamo in Veneto la strage di decessi e la curva impazzita dei contagi"

Oggi nuovo sit - in per chiedere a Zaia il lockdown totale. 150 morti nelle ultime 24 ore. Ospedali senza più posti letto. Manno (Copasiv): "Siamo in mezzo alla tempesta".

| Tommaso Colla |

| Tommaso Colla |

Coordinamento Veneto per la Sanità Pubblica

TREVISO - Ospedali veneti al collasso: non ci sono più posti letto liberi. Mentre in regione, in questi giorni e nelle ultime ore, il virus sta risalendo alla velocità della luce la curva dei contagi. Oggi a Marghera, davanti alla sede della Protezione civile, dove Zaia ha trasferito il suo quartier generale, il Coordinamento Veneto per la Sanità Pubblica terrà un nuovo sit in per chiedere maggiori restrizioni, un lockdown totale come quello della prima ondata, ma per tempi più lunghi e modalità più stringenti di quelli sinora previsti dal dpcm di Natale. “Il personale sanitario è allo stremo e nelle RSA si continua a morire. Proprio per questo bisogna avere il coraggio di un lockdown vero, fino a dati certi per cercare in ogni modo di fermare la strage”. Il dott. Maurizio Manno non si stanca di ripeterlo e di appellarsi al Governo regionale perché prenda decisioni coraggiose. Urgentemente.

Com’è la situazione a oggi in Veneto?

La pandemia non accenna ad attenuarsi: con più di 3.000 nuovi contagi, oltre 100.000 attualmente positivi, molte terapie intensive sature e 150 morti nelle ultime 24 ore, è evidente che siamo ancora in mezzo alla tempesta.

La Giunta regionale se ne sta rendendo conto?

La conferma, da parte dello stesso presidente Zaia, che una parte sostanziosa dei presunti mille posti letto di terapia intensiva (su cui si basava l’assegnazione alla zona gialla) in realtà non ci sono, aggiunge ulteriore preoccupazione e conferma quanto già segnalato da tempo dal Coordinamento Veneto per la Sanità Pubblica.

Quali scenari prevede il Covesap per le prossime settimane?

Nel Veneto sicuramente non buoni. Non vi sono segni che nella nostra regione la curva dei contagi abbia iniziato a scendere. E’ probabile che il picco dei contagi sarà seguito da un ulteriore aumento dei ricoveri e dei decessi che, com’è noto, sono l’ultimo parametro a scendere nell’evoluzione di un’epidemia, soprattutto se si riduce o si azera la disponibilità dei posti letto nelle terapie intensive.

Nessuno spiraglio?

Ulteriori motivi di preoccupazione sono due fattori: l’inverno, che non ha raggiunto ancora il suo culmine - temperatura e umidità sono fattori favorenti la diffusione del virus; e la possibile sinergia con l’influenza.

In pratica con quali conseguenze?

L’effetto del Covid e dell’influenza assieme potrà essere, in termini di numero di malati e di morti, superiore agli effetti attesi per ciascun fattore separatamente.

Cosa pensa del nuovo ceppo “inglese” di Coronavirus? E’ vero che potrà contagiare di più?

La scoperta di una variante del virus (G614) più contagiosa, anche se non più grave, di quello originale (D614) sviluppatosi con molta probabilità dai mercati di Wuhan e diffusosi in tutto il mondo, ha portato alla chiusura delle frontiere in Gran Bretagna e ad altre misure più stringenti in molti paesi. La notizia non è in realtà sorprendente perché sappiamo che il virus va incontro spontaneamente ad un numero enorme di mutazioni, solo una piccolissima parte delle quali ne modifica il fenotipo, cioè le caratteristiche strutturali e patogene. L’evidenza scientifica mostra che la nuova variante è sì più contagiosa ma non più letale.

L’Ema, l’Agenzia Europea del Farmaco, ha approvato, e la Commissione Europea ha autorizzato, la commercializzazione del vaccino Pfizer-Biontech, che sarà somministrato a partire dal 27 dicembre. Che prospettive offre la vaccinazione in Veneto?

Finalmente presto saranno disponibili i vaccini anti-Covid. A partire dal 27 gennaio e poi a seguire. E’ questa l’unica vera risorsa che abbiamo per sconfiggere la pandemia, soprattutto in Veneto dove i numeri sono ancora altissimi e non accennano a diminuire. Bisogna però chiarire bene i termini della questione vaccini, su cui si è fatta e si continua a fare grande confusione. Innanzitutto non dimentichiamo che i vaccini sono in assoluto la più rilevante scoperta della medicina moderna che ha salvato milioni di vite. La vaccinazione di massa è lo strumento più efficace e in alcuni casi, come appunto il Covid, l’unico strumento contro le epidemie.

C’è chi paventa controindicazioni dal vaccino: che ne pensa?

Gli effetti collaterali dei vaccini - reazioni avverse di vario tipo, generalmente lievi e reversibili e solo in pochi casi più gravi o, rarissimamente, persino letali -non sono nemmeno lontanamente confrontabili in termini numerici con gli effetti di riduzione dei contagi, dei ricoveri e dei decessi. Ma di cosa stiamo parlando?

Ma i vaccini contro il Covid, che sono stati prodotti in tempi molto più brevi dei precedenti vaccini, non potrebbero presentare rischi maggiori?

No, perché i protocolli internazionali sono stati rispettati anche per il Covid. La differenza è nel fatto che per il Covid gli studi in vitro, sugli animali e sull’uomo, che hanno protocolli e standard rigorosi e ben definiti, sono stati effettuati in parallelo per guadagnare tempo prezioso, e non in sequenza come si fa di solito. L’Ema è un organismo molto qualificato e sono quindi pienamente fiducioso che una volta raggiunta la famosa immunità di gregge il numero di contagi (e quindi di malati e di decessi) si ridurrà rapidamente.

Eppure una parte dell’industria farmaceutica non ha rilasciato dichiarazioni propriamente rassicuranti…

Le dichiarazioni a fini commerciali dei rappresentanti dell’industria farmaceutica e le conseguenti speculazioni in Borsa sono un aspetto spiacevole della questione ma non devono instillare dubbi sulla necessità di una vaccinazione di massa, auspicabilmente volontaria ma se necessario anche obbligatoria.

Ma il vaccino anti Covid non potrebbe essere meno o non efficace contro la variante inglese che sappiamo essere più contagiosa?

Non credo. Non vi sono motivi per crederlo in quanto la determinante antigenica del virus usato per produrre i vaccini e quella del virus inglese sono la stessa e quindi gli anticorpi e le cellule del sistema immunitario indotti o stimolati dal vaccino in ognuno di noi verosimilmente saranno efficaci anche contro la variante inglese. Dico verosimilmente perché studi in vitro e nell’animale, ma non ancora nell’uomo, hanno mostrato che la nuova variante G614 è tanto sensibile agli anticorpi quanto il virus originale e quindi i vaccini in arrivo con tutta probabilità ci proteggeranno anche dal virus mutato.

Se ne potranno produrre ulteriori di varianti al virus?

Non si può escludere che in futuro possano comparire nuove varianti anche più contagiose e meno responsive al vaccino e quindi più pericolose. Soprattutto se non saremo in grado di contenere la pandemia in un tempo ragionevole.

 


| modificato il:

Tommaso Colla

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