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17 gennaio 2022

Cronaca

Fast fashion: in Cile la discarica di abiti usati cresce a dismisura, inquinando

Ogni anno a nord del paese vengono stipate 59.000 tonnellate di indumenti

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discarica abiti

CILE - Gli abiti usati sono troppi, non vengono utilizzati né rivenduti, e si ammassano creando ingenti danni all’ambiente. Il problema della Fast fashion, la moda low cost dei brand più diffusi, si vede nelle foto scattate in Cile, a 1.800 km a nord di Santiago, dove sorge un cimitero della moda che ogni anno cresce, diventando la discarica di indumenti più grande al mondo. Se fino a qualche anno fa quella zona commerciale era il punto in cui gli indumenti arrivavano dagli USA e da altre parti del mondo per essere esportate in America Latina, ora è una discarica. Arrivano troppi vestiti, scarpe, accessori, ed è impossibile dare a ognuno una seconda vita.

 

Come riporta lo sportello dei diritti, che ha pubblicato la foto della distesa di tessuti, il basso costo dei alcuni marchi che vengono prodotti soprattutto in Asia, sta inquinando in maniera spropositata. Si pensi ad esempio che - come ha riportato uno studio delle Nazioni Unite del 2019 - la produzione di abbigliamento è responsabile del 20% dello spreco totale di acqua, e produce l’8% di gas serra. ."Ciò che non è stato venduto a Santiago o che non è stato contrabbandato in altri paesi" come Bolivia, Perù e Paraguay rimane qui ad Alto Hospicio, perché portarli fuori dalla zona franca non sarebbe redditizio, spiega Alex Carreño, che vive vicino alla discarica del Cile. "Il problema è che questi vestiti non sono biodegradabili e contengono sostanze chimiche, quindi non sono accettati nelle discariche municipali", ha affermato Franklin Zepeda, che ha appena creato una società di riciclaggio EcoFibra nel tentativo di farlo.

 

Per Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, siamo ormai in un mondo di “fashion victim”. E non solo nel senso di persone che seguono acriticamente le mode del momento. Secondo il rapporto di Greenpeace, Toxic threads – The fashion big stitch-up, l’industria tessile provoca infatti danni gravissimi all’ambiente, ma anche alla salute. Lo rivelano le analisi chimiche eseguite su decine di prodotti dei marchi più importanti del pianeta. Due terzi dei quali, in base ai risultati, contengono sostanze tossiche e nocive. “I 20 principali brand di moda vendono indumenti contaminati da sostanze chimiche pericolose che possono alterare il sistema ormonale dell’uomo, - ha rivelato l’associazione ambientalista  - Se rilasciate nell’ambiente, possono diventare cancerogene”.

 

OT

 


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