10 maggio 2021

Treviso

Evitare il contagio a scuola si può, con metà classe a seguire le lezioni da casa

Un giovane professore di Treviso racconta la sua esperienza di didattica mista

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

scuola

TREVISO - Tre giorni dopo non si può parlare di resurrezione pienamente riuscita per la scuola superiore riaperta dopo tre mesi. Tre le classi nella Marca già spedite in quarantena. E salgono rapidamente le quotazioni delle cosiddetta didattica mista, quella con metà studenti in classe e l’altra metà – a turno – a seguire le lezioni da casa. Come praticato da subito in alcuni istituti della provincia. Come il professionale dove insegna Alberto, un giovane insegnante al quale abbiamo chiesto di raccontarci come sta andando questa esperienza e quali le “controindicazioni” che pure dovranno esserci se è vero che non è stata l’opzione più gettonata dai dirigenti scolastici. “Da noi le classi sono rientrate tutte col 50% in presenza e il restante che ha proseguito con la didattica a distanza”.

E come si turnano gli studenti?

Ogni classe è divisa in due gruppi: ciascuno frequenta tre giorni alla settimana mentre l’altro sta a casa, per scambiarsi nella seconda parte della settimana. Con i numeri che abbiamo oggi nelle scuole, il rischio di assembramento a classi intere è molto alto.

Lei cosa insegna?

Educazione motoria.

La palestra è certamente il luogo più sicuro per una classe intera...

Lo sarebbe se ci lavorasse una classe sola, ma così non è. In palestra fanno lezione solitamente due classi, il che vuol dire che si può arrivare a superare anche le 50 persone nella medesima ora.

Però è pur sempre un ambiente spazioso

Sì, ma bisogna tenere conto che i ragazzi si muovono continuamente durante l’ora di motoria; poi loro tendono per natura al contatto fisico: abbracci, pacche sulla spalla, ravvicinamenti improvvisi… Molti, sfuggendo ai controlli, si tolgono anche la mascherina e diventa veramente difficile garantire distanze e condizioni igieniche durante la lezione.

Scusi ma lei, con metà classe a scuola e l’altra in DaD, come fa a insegnare educazione motoria?

I ragazzi che vengono a scuola vanno in palestra o, se è bel tempo, al campetto, dove svolgono attività motoria. Chi è a casa invece svolge un’esercitazione che per la fine dell’ora va consegnata in piattaforma. L’insegnante lavora un po’ di più, ma sono convinto che vada bene così.

Come vivono la cosa i ragazzi?

La vivono abbastanza bene: loro si abituano facilmente alle novità. La cosa più difficile è riuscire a tenerli distanti, perché istintivamente cercano il contatto, per cui averne meno in classe aiuta. Anche per loro diventa meno stressante, perché così non devono essere continuamente richiamati a stare lontani, in quanto lo sono già.

Ma la socializzazione non ci rimette a classi dimezzate?

Non direi. C’è sempre un numero sufficiente di ragazzi per creare interazione. La socializzazione per certi aspetti migliora anche perché spesso i gruppi troppo grandi non consentono di valorizzare l’iniziativa di tutti e possono indurre all’isolamento i più introversi.

Le verifiche invece come le gestite con metà classe in presenza e metà a casa?

Quasi sempre bisogna farle a turni e per noi insegnanti è un doppio lavoro, ma è un problema relativo secondo me. Le verifiche passano in secondo piano in questo momento. Se non si riesce a farne tante, poco importa. Poi non esistono solo le verifiche “classiche”: contano anche la partecipazione, l’impegno, la collaborazione e molti altri aspetti.

E le famiglie come hanno reagito alla opzione delle classi dimezzate?

Le famiglie si sentono più al sicuro sapendo che i figli frequentano ambienti dove non si ammassano, sono in pochi e stanno distanziati. La sola idea di andare in quarantena è devastante. Teniamo conto che ogni volta che c’è stata una restrizione a causa dell’aumento dei contagi qualcuno ha perso il lavoro o ha dovuto chiudere l’attività. Molte famiglie hanno perso ogni fonte di reddito. A questo si tende a non pensare, ma certe situazioni sono davvero disperate.

 


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Roberto Grigoletto

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