21 febbraio 2020

EST MODUS IN REBUS: per affrontare la RETE occorrono coscienza e conoscenza!

Categoria: Scienze e tecnologie - Tags: Cristina Collodi, rete internet, Grande Fratello, Google, dashboard, fb

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Cristina Collodi | commenti | (16)

È sempre più impellente in me il desiderio di cogliere un attimo di riflessione e di volerlo condividere con chi mi legge. Forse lo si percepisce anche senza saperlo, anche senza una vera certezza: siamo spiati, ma non solo! Siamo clusterizzati, manovrati, indotti e sedotti: in altre parole, siamo strumenti economici. Non per niente la nostra economia vede il suo primo agente nella famiglia che non è altro che il nido, il primo coagulo, di un individuo con un altro individuo che darà poi origine ad altri agenti economici da inserire in un mercato e in una RETE. Desidero chiarire fin da subito il punto di vista che vorrei assumessimo: non sono qui per denunciare un soppruso o un abuso, bensì sono a suggerire una chiave di lettura diversa e, di conseguenza, un comportamento adeguato, nei confronti di un GRANDE FRATELLO che ci indaga e ci manovra. Sì, sì fate col capo pensando a quanto vado dicendo, ma molti di voi non hanno le idee chiare di quanto effettivamente di noi tutti si viene a sapere. Provo a darvene una serie di esempi premettendo che io, per prima, mi aspetto di restare sorpresa di molto altro che ancora non so.

Nell’immagine qui sopra vi mostro come un sito, nel chiedermi di creare un account, mi inviti a farlo tramite i dati Fb. Personalmente non ho “tramacci” o altro da nascondere, ma quello che mi da fastidio è che ai miei “amici” venga fatto sapere che mi sono iscritta ad un portale di viaggi e che sto organizzando una fuga romantica... Appena mi “loggo” (beata la lingua italiana, sempre così viva!!!) in siti di e-commerce tipo Zalando o tipo Booking.com, so già che da quel momento tutti i banner (i riquadri con la pubblicità ai lati, o sopra, o sotto la videata a schermo) riporteranno richiami espliciti a quanto sono andata a curiosare od ad acquistare col mio carrello virtuale. Non ve ne siete accorti? Ma se appena io mi azzardo a guardare di un paio di scarpe scamosciate, col laccetto, tacco 6, tutte le mie schermate sono pervase di scarpette di camoscio, di laccetti e tacchetti tanto che persino mio marito ha la subbliminale certezza di cosa regalarmi per il compleanno!wink

Non facciamo gli ingenui che cadono nella RETE! Mostriamo quello che ci interessa, o non interessa, con intelligenza, cautela e un con un occhio vigile su chi ci vigila!

Vogliamo andare più nel “profondo”? Bene, il suggerimento ci arriva dal Sig. P.S. (noto ai più come Politicamente Scorretto): GOOGLE DASHBOARD. Seguitemi bene, così farete le vostre indagini.

1) Cercate la voce “google dashboard” ed entrate nel primo suggerimento della lista in modo da potervi loggare.

2) Create un vostro account Google: bastano pochi dati.

3) Prendetevi tutto il tempo che serve per osservare con attenzione quanto di voi è noto. Addirittura io posseggo un Android di cui mi ero completamente dimenticata, manca poco che mi venga suggerito dove cercarlo in casa...

4) Tornate a leggere qui perché tutto quello in cui vi state perdendo a curiosare (dal buco della serratura state vedendo voi stessi!) non è ancora nulla: clik su “Strumenti dati” e poi dalla voce IO SUL WEB, clik su “Visualizza opzioni” e “Scrivi il tuo nome”. (Ma anche quello di un altro...)

Visto? 4.820.000!!! La RETE non si scorda mai di noi! La RETE ci trattiene tra le sue maglie, ci vincola e ci ammalia! Ebbene, la mia chiave di lettura è la seguente: NON inorridite, NON vi stupite e NON vi spaventate. INVECE, semplicemente, raccogliete la sfida! Entrare in un bosco senza sapere di correre il rischio di perdersi e senza portare il proprio cellulare non ha senso. Scrivere di quanto siamo affamati o innamorati o delusi o entusiasti della vita su Fb e pretendere di gestire la propria privacy non ha altrettanto senso! Insomma, vogliamo una vita immersa nella realtà virtuale? Senza computer non diamo una ragione alla nostra esistenza? È dai lacciuoli della rete che traiamo il nostro benefit economico? Bene, vorrà dire che daremo a sapere al Grande Fratello quello che vorremo lui sappia! E che gli altri sappiano! Occhi aperti a tutti!



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Volevo segnalare che alcune aziende quando devono assumere determinate figure professionali all'interno del proprio organico, fanno commissionare a qualche smanettone del web di reperire tutte le informazioni sulla persona che vogliono assumere.
Questo comporta che a parte scrivere magari qualche esperienza lavorativa, il vostro curriculum ce l'hanno praticamente già. Se poi uno è su Facebook o su Twitter sanno dove andate, chi frequentate, se bevete alcolici, le vostre inclinazioni sessuali ecc. ecc.
Quindi voi direte: come fare?
O fate come me che non sono su Facebook o altri social e quindi se digitate la mia mail troverete 2 risultati e digitando il mio nome di nascita 0 risultati, oppure state attenti a quello che scrivete e in che siti navigate.

Veramente bel post, complimenti.

P.S. Ho scoperto che le piacciono i Madness (giusto per far capire cosa si può sapere di una persona dalla rete)

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"Volevo segnalare".... E che c’è di sensazionale o scorretto in questo, caro Scorretto? anzi è un modo per le aziende di inquadrare la personalità del candidato da assumere, personalità che un curriculum “autocertificato” può occultare o sofisticare in modo malandrino. Per es: per farsi assumere da una multinazionale farmaceutica un tizio potrebbe scrivere nel curriculum che lui è sempre stato affascinato dai progressi della farmacologia ufficiale, salvo poi essere sbugiardato (indagando sul web) dalle cose che ha scritto sul bicarbonato come terapia oncogena o sulla pratica della "terapia" Gerson… Quindi costui è un impostore, meglio non assumerlo!

La Sigra Collodi afferma che “entrare in un bosco senza cellulare non ha senso”; anche se, farei notare, l’umanità intera ha compiuto questo gesto per milioni di anni. La Blogger, con la suddetta affermazione, pare così certificare ed assecondare la inquietante dipendenza dell’uomo (alcuni neuropsichiatri parlano ormai di “dementi digitali”) dagli strumenti digitali.

Basta allora dire: “dovete usare le rete con scienza e coscienza”? che è come dire a uno che si butta col parapendio dal K2: “mi raccomando, attento ai colpi d' aria!”.
La opzione non dovrebbe essere piuttosto: “se tenete alla vs. privacy NON usate la rete”? E anche: perché non imparate ad inoltrarvi nel bosco senza teefonìn e usando la bussola?

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Di sensazionale non c'è niente. C'è soltanto da mettere in guardia giovani che ora mettono sul web cose che tra qualche anno potrebbero pentirsi di aver messo.
"Entrare in un bosco senza cellulare non ha senso?": dipende; da quanto si conosce il bosco.
La rete non si può usare con scienza e coscienza e se si tiene alla privacy bisogna non usarla? Assolutamente NO! Si può usare e essere protetti, io ne sono la prova vivente solo che bisogna avere un livello di conoscenza alto della rete così come quando si entra in un bosco bisogna avere un livello di conoscenza del territorio buona per non perdersi.

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Le poche volte che devo parlare con qualcuno di cose che ASSOLUTAMENTE NON VOGLIO possano essere sentite, non mi limito a spegnere il cellulare, ma ci tolgo la batteria….

La nuova consolle videogiochi da collegare alla tv, anche da spenta continua a registrare ciò che succede in casa, perciò i miei figli se la scordano!

Ora possono risalire alle conversazioni passate, tramite “la macchina del tempo” ecc. ecc. ecc.

Fino all’anno scorso mi rifiutavo di essere nei social netw, poi ho dovuto arrendermi dopo che sconosciuti hanno aperto pagine a nome mio.

Come difendersi? Pol ha ragione, ma chi ha una conoscenza limitata (come me) fatica a difendersi e questi procedono spediti verso il controllo totale…

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Lei è "la prova vivente" di che, Egr. Scorretto?

Semplicemente di un uomo (uomo, vero?) che è terrorizzato dalla idea di mettere la sua firma in calce a ciò che pensa.

Lei è un uomo prigioniero di se stesso.

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Non ci casco. So che è un gran provocatore ma per ora non mi farà uscire allo scoperto qualsiasi cosa lei dica

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Chi scrive in un luogo pubblico come questo vuole lanciare una provocazione, prima di voler far vedere quanto sia saggio e quest'ultimo non è certo il mio caso: sono una che non vorrebbe mai smettere di imparare.
Se devo dirla tutta, l'esempio che mi frullava per la mente al posto del "bosco" era qualcosa a riguardo di chi indossa costumi da bagno bianchi, si mostra a tutti e poi si ricorda della propria pudicizia – tropo tardi… Ho poi ritenuto tale concetto un po' ridicolo e così ho parlato di cellulare per affinità con l'argomento trattato e con l'idea di un legame con la Rete che, in casi come questo (e molti altri), può rivelarsi utile.
Ma poi ammettiamolo! Chi ha figli adolescenti e genitori anziani o si allontana dalle consuetudini il cellulare se lo porta in tasca! È un cordone ombelicale? Pazienza.
Per quanto riguarda l'anonimato, io lo rispetto anche perché, per farmi riflettere, mi interessa il pensiero di chi mi parla e non il suo trascorso.
Il mio avvertimento all'uso consapevole di internet è rivolto a chi, come i ragazzi, mostrano di sé aspetti che nel tempo saranno diversi (una morosetta dei miei era, a 17 anni, un esperta sessuologa, prodiga di consigli on-line con nome e cognome) oppure a quelle signore che vantano di poter stare lontane da casa per l'intera estate, casa incustodita, per capirci. Mi pare inutile continuare la sfilza…
Io farei come fa Francesca, peccato che mi dimentichi, o meglio, non mi accorga di avere argomenti tabù. E qui, l'ingenua risulto io.
Per le assunzioni, la legge sulla privacy, ti vieta di chiedere le referenze, come si usava un tempo e devo dire che il semplice Linkedln, una volta, mi ha fatto "sgamare" una tipa rampante che voleva prendere le redini della cantina di un mio cliente, dopo aver fatto solo uno stage come aiuto enologo presso un'altra. Insomma, io una sbirciatina, a internet gliela do, se avverto anche un lieve sentore di marcio. Ed è così che dal registro imprese ho potuto vedere che una certa partita iva era falsa. Etc, etc.
In tutti i casi, visto che con il computer ci campo, non mi tiro in dietro e dal K2 mi sento anche di buttarmi, ma con la sciarpa, vi pare?

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La sento euforica, Signora. L'aria del K2, così frizzantina, deve averle fatto bene.

Guardi, sull' anonimato, che non c'entra proprio nulla il fatto di conoscere o meno i trascorsi dell' anonimo commentatore. La firma sotto quello che si scrive serve come assunzione di responsabilità e come marchio "antisofisticazione". Per dire...Politicamente Scorretto potrebbe essere un nickname della Cristina Collodi stessa che si autoinvia commenti artefatti per dare un po' di vivacitaà al suo blog. Lei è contro questi giochetti del mondo digitale vero? lei ci può scientificamente provare che Politicamente Scorretto non è la Cristina Collodi?

Sul merito, pare che le sue preoccupazioni siano limitate alla fascia adolescenziale. Enromi sono invece le ricadute negative della "schiavitù" digitale sui bambini. E non son peggio sugli adulti. Tanto da configurare partologie psichiatriche mica tanto da scherzarci su...

PS: Ma lei sa come si usa una bussola? mai provato a lasciare a casa el teefonìn quando va a passeggiare nei boschi? E' TUTTA UN' ALTRA COSA!

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Ha visto Sig.ra Collodi che con un argomento ad hoc come si vivacizza un blog? Purtroppo per lei mi sono portato dietro anche il Bastanzetti che mi sta attaccato come una mosca sulla m.....
Me lo sono ritrovato anche su questo blog e ora dice pure che mi chiamo Cristina!
Vedrò di fare un viaggio a Casablanca e quando torno cambio nome in anagrafe!

Per il Sig. Bastanzetti:
Sul mio IPhone c'è pure la bussola digitale!

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Tu, nel bosco, ti perderesti sia col telefonino che con la bussola...
eh..eh..eh..ehh

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E' possibile che mi perderei lo stesso, in compenso non mi perdo nella Rete e la rete non riesce a catturarmi. E' per questo che non mi firmo caro il mio Sig. Bastanzetti.
In questa maniera nessuno può avere miei dati. nè su di me, nè sulla mia famiglia.
Tutto qui. Nessun prigioniero di se stesso.
In compenso lei che si firma è come un libro aperto. Tutti possono sapere la sua mail personale il suo cel e persino lo strumento musicale che suona suo genero (peraltro bravino)

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Embé e "che me ne fott' ammè?" (come direbbe Crozza-Razzi) se conoscono tutte queste cose di me? "Male non fare paura non avere". Conoscano pure quel che gli pare, non troveranno nulla di particolarmente sconvolgente. Quel che conta è che io possa continuare a godere dii questa pur imperfetta libertà di opinione. E' un piacere veramente sopraffino, che nulla c'entra con l'esibizionismo/narcisismo, poter scrivere (quasi) tutto quello che pensi potendo metter in calce il tuo nome e cognome.Guardando gli altri negli occhi. E' il sapore della libertà.

Non invidio per niente, invece, la sua condizione che comunque rispetto. Lei, per evitare che conoscano i suoi dati si autocostringe all'anonimato. Si autoimprigiona in un antro oscuro. E' un uomo (uomo o donna?) senza volto. Lei è un pensiero senz' anima.
Beh dai...adesso non si metta a signhiozzare...non si butti giù...per ritrovare il gusto della libertà ed un po' di autostima comincia ad impararae a leggere una cartina topografica ed a a muoversi da solo nel bosco con la bussola.
Tutti ce la possono fare! anche la Cristina :-)

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Bah, io mi sento libero e di autostima ne ho pure troppa anzi sono proprio egocentrico ( d'altra parte sono il migliore in vari campi e qui c'è poco da discutere).
Sono un pensiero senz'anima? Sinceramente non lo so anche perchè non mi pongo queste domande astruse.

E' stato ieri sera all'incontro della Sig.ra Salvador? Ho sentito che è stato un successo.

Io invece sarei propenso ad andare ad un incontro con i candidati sindaci tutti assieme.Avrei qualche domanda da fargli. Non c'è nessuno che organizza un incontro del genere? Come mai?

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L'uomo libero è colui che può assumersi responsabilità di ciò che scrive e fa a viso aperto. Se uno è costretto a nascondersi vuol dire che qualcuno o qualcosa lo opprimono.

Nesuna astrusità: è l' 'individuo, il singolo e riconoscibile individuo, cha dà anima ad ogni singolo pensiero.

Sono andato una volta sola ad uno dei famigerati incontri del 13 della Signora. Premesso che mi avevan chiesto del denaro per entrare, una volta dentro ho resistito, prima di fuggire, per non più di 10 minuti. Mai più. E si che, per natura, sarei uno intellettualmente curioso...

Guardi che se, ho detto se, organizzeranno il confronto col pubblico, le domande saranno accettate solo scritte (poche righe) su foglietto prestampato (già successo). Anche questo è esempio di democrazia tarocca, dove i candidati non hanno il coraggio di scendere nella "fossa dei leoni" D'altronde, visti candidati....

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E' un consiglio per i due di aprire un loro blog, magari in coppia. Lo scopo è chiaro: la disinfestazione degli ottimi blogs di Oggi Treviso da quello che scrivono.

COME APRIRE UN BLOG. CINQUE LIBRI CONSIGLIATI.
di ALBERTO CAROLLO da Sul Romanzo del 7.08.2014.
«Come potrei aprire un blog?» e «Puoi consigliarmi dei libri ad hoc?». Almeno cinque, essenziali e di riferimento li posso rimediare, anche se basterebbe fare un giro su qualche motore di ricerca per comprendere come, sul tema, esista una bibliografia sterminata. Ho creato il mio primo blog nel 2003, sulla (ormai leggendaria) piattaforma di Splinder. Non ho mai bloggato con grande dedizione e investimento di energie ma posso dire che, pure a voltaggio alternato, la mia attività di blogger è una costante nella mia vita da un decennio a questa parte.
Vediamo, prima di tutto di capire (se sei un neofita), cos’è un blog. La parola blog è una contrazione di due termini: web e log, dove web sta per la rete e log, nel termine inglese, si riferisce al registro nel quale vengono annotati i fatti. Una sorta di diario di bordo, per rimanere nella metafora della navigazione. Solo che del diario, ovvero di una versione digitale del diario personale e “intimo”, che riferisce pensieri e ricordi personali, il blog così come lo concepiamo oggi ha ben poco a che fare. È piuttosto un luogo virtuale di condivisione e aggregazione di contenuti: interpretazioni degli eventi più disparati, dalla cronaca alla politica, dall’economia allo spettacolo, sino alle riflessioni e approfondimenti sulle discipline più diverse, su temi e argomenti di interesse comune.
Aprire un blog è facile per chiunque. L’estrema semplicità e duttilità dei blog è quella di automatizzare tutti gli aspetti tecnici e specialistici. Il contributo minimo richiesto è quello di scrivere un testo, o di caricare un’immagine. Ci sono ampie possibilità di personalizzare il tuo blog, d’accordo, e può essere utile avere dei rudimenti di HTML (Hyper Text Mark-up Language), ma questo non inficia la tua capacità di pubblicare sul web. Non avrai che da registrarti su una piattaforma digitale di blogging (ce ne sono a palate!): sono applicazioni dinamiche che fanno capo a un server, dotate di database, e forniscono degli strumenti per l’editing del testo e tutto quanto è necessario per una pubblicazione immediata.
Per familiarizzarti con queste procedure di “avvicinamento” al blog, inizio la mia personale “biblioteca minima” di cinque libri consigliati con:
1. Blog per negati, di Susannah Gardner e Shane Birley (Mondadori, 2009). È il classico manuale che puoi trovare ovunque, in autogrill come in qualunque libreria online che si rispetti. Ha il vantaggio di affrontare ogni argomento o dubbio che potrebbe avere chiunque intenda aprire e gestire un blog, in maniera molto schematica e intuitiva, adatto a ogni tipo di lettore. Potrebbe scoraggiarti per il sovradosaggio di informazioni esposte, ma cerca di assumerlo per gradi.
Potresti, giustamente chiederti a cosa vai incontro nell’aprire un tuo blog. Non ti voglio demotivare, anzi, ma è giusto che tu sappia che richiede tempo e impegno. Potresti saltare molti momenti di distrazione: che so, uscire per un gelato, un telefilm in Tv, una telefonata con la tua ragazza. Perché lo fai? Chieditelo. Ti fornisco in parte la risposta di Mattia Marasco, blogger e web strategist: «Non vi dirò che lavoro faccio, non vi racconterò il mio curriculum. Perché? Perché tutto questo non ha nulla a che fare con il blogging o almeno non per me. Penso che il blogging sia passione, né più né meno, sta a voi, qualora lo vogliate, riuscire a trasformarlo in professione». La nostra visione del mondo migliora nel confronto e nella capacità di confrontarci con visioni e linguaggi differenti dal nostro. E il blog, in questi termini è una grande opportunità.

È meglio un blog tematico di un blog da “tuttologi”. Il mio consiglio è quello di scrivere di argomenti che rivelino le tue competenze e la tua passione in materia. È questo un aspetto da non sottovalutare per crearsi una certa notorietà e credibilità, nonché una fetta di affezionati lettori. Interagisci con altri blogger, leggi e commenta i loro lavori.
2. Fai di te stesso un brand: Personal branding e reputazione online, di Riccardo Scandellari (Dario Flaccovio, 2014). Il testo si rivolge a tutti quelli che hanno l’esigenza di crearsi un’identità online e vogliono conquistare visibilità. Riccardo Scandellari (conosciuto nel mondo del web come Skande) illustra le potenzialità dei maggiori social network, come ottenere il massimo da essi.Imparerai come utilizzare al meglio il tuo blog per raccontare te stesso, la tua azienda e i tuoi servizi o i tuoi prodotti. I concetti di personal branding e web reputation infatti sono sempre più fondamentali nella vita professionale e non solo.
Potresti prendere in considerazione anche aspetti come il guest blogging. Si tratta, in parole povere, di strategie di marketing, volte ad aumentare il traffico del proprio sito o blog, ad affermare un marchio o entrare in contatto con nuovi blogger che trattano argomenti affini al tuo, proponendo loro delle collaborazioni vicendevolmente vantaggiose sia in termini di visibilità e aumento di prestigio, sia in termini di confronto e crescita.
Un blog “ben vestito” fa la sua figura, ma ti leggeranno per quel che scrivi (i contenuti) e per come lo scrivi (il tuo stile). Cerca di essere essenziale e concreto; la tua scrittura deve essere fluida e diretta. È importante leggere molto, distante dal web, devi essere “vorace” e “onnivoro”; cerca di conoscere alcune regole base sia della scrittura tradizionale che di quella online. Sii conciso perché il lettore della rete perde facilmente l’attenzione, “velocità” è il suo imperativo e non starà a lungo sulla tua pagina se non lo sai accalappiare. Potrebbe risultarti utile questo testo:
3. Lavoro, dunque scrivo. Creare testi che funzionano per carta e schermi di Luisa Carrada (Zanichelli, 2012).È bene trovare le parole giuste per comunicare quello che vogliamo dire: nel verbale di una riunione, nella lettera di accompagnamento di un curriculum, in un elenco di istruzioni, sull’intranet, i social media e il sito web dell’azienda, e nelle tante email che scriviamo ogni giorno. In questo libro la Carrada approfondisce gli argomenti più classici dei manuali di scrittura (come la sintassi e il lessico) insieme a quelli più nuovi (le liste, i numeri, i microcontenuti), con tanti esempi ed esercizi di riscrittura, consigli puntuali e precisi, ma anche con l’invito a lasciarsi andare e a giocare con le parole. Un testo per tutti coloro che intendono comunicare, per diletto e per lavoro, perché se oggi abbiamo tutti una cosa in comune è trovarci sempre più spesso nella necessità di scrivere: per presentare noi stessi e la nostra attività, per informare, spiegare, convincere.

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In un commento postato questa mattina sul blog di Francesca Salvador, Michele Bastanzetti accusa alcuni commentatori ed anche la blogger, probabilmente, di essere fiancheggiatori di chi sgozza esseri umani, del terrorismo islamico. E' un' affermazione priva di fondamento, ma grave e pericolosa.


Michele Bastanzetti
03/09/2014 - 7:19
LA BARBARIE TRA DI NOI
I fondamentalisti dell’Isis hanno sgozzato un altro giornalista. Pura,spregevole barbarie. E ciò che lascia vieppiù attoniti è che persino tra di noi, persino in questo blog ci sia gente che fiancheggia questa barbarie.

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