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01 dicembre 2021

Vittorio Veneto

Esami di stato col (ricordo di un) kalashnikov

Il serale dei periti informatici. E quello di un ingegnere russo, di nome Galina

| Emanuela Da Ros |

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| Emanuela Da Ros |

Esami di stato col (ricordo di un) kalashnikov

VITTORIO VENETO – Promozione di sera, buona vita si spera. Abbiamo fatto il solletico a un vecchio proverbio (e scandalizzato i puristi del folklore locale) perché non potevamo non partire da un buon auspicio-in-rima per raccontare una storia “normale”. Fatta di aule, banchi, interrogazioni, promozioni. E (leggete tutto per saperne di più) kalashnikov.

Esaminati di stato. Come in molte scuole statali, gli esami di stato sono finiti da qualche settimana. E magari può non fare notizia che anche a un corso serale (quello per Periti informatici dell’Itis di Vittorio Veneto) tutti i 23 studenti abbiano sostenuto le loro brave prove scritte/orali/peculiari per conseguire quel “pezzo di carta” che magari non sarà spendibile subito, ma intanto c’è (e non si sa mai). Il fatto è che al serale per periti informatici la classe “licenziata” si è rivelata un microcosmo di esperienze, aspettative, culture diverse che avevano due comuni denominatori: la condivisione di un obiettivo (il diploma, che altro?) e l’amicizia, quella vera. Perché – buona scuola o no (Renzi: ci sei?) – quello che succede tra i banchi è comunque una magica alchimia. La stessa che ha coinvolto il ragioniere Galina (nata a meno 40 gradi in una città della Russia settentrionale), Alberto (ventenne dal percorso a ostacoli nella scuola diurna), il cinese Hua Huang (pianificatore per il dipartimento di ricambio: non chiedete che cosa significhi), il macedone Enis Imeri o l’amico ragioniere cinque-stellato Massimo Ballali, che dopo 25 anni ha detto “Massì, prendiamoci un altro diploma, visto che la formazione e la conoscenza, come diceva Seneca, sono il tratto distintivo dell’uomo”.

 

E insomma – a parte la caotica presentazione su cui sorvolare – i ragazzi del serale dell’Itis vittoriese, frequentando l’ultimissimo anno di scuola dell’ormai vecchio ordinamento, hanno preso un diploma. Perché?

La sfida dello studio. Massimo Ballali spiega che a spingerlo a conseguire un secondo diploma è stato il desiderio di vincere una sfida verso se stesso. Ma anche la necessità di comprendere tutto ciò che ruota intorno al mondo dell’informatica, e la volontà di conoscere persone accomunate dalla voglia di crescere insieme. Galina, ingegnere russo, cittadina vittoriese. Lei spera di non essere al centro di questo servizio giornalistico. Ma noi non le abbiamo promesso nulla. Perché Galina Tsareva (43 anni, e un viso troppo bello), è una studentessa da Nobel della vita, non una “perita” e basta. Galina è nata a Ukhta, nel nord della Russia. E’ venuta al mondo a una temperatura di -40 gradi centigradi. Insieme alla sorella gemella, ha studiato in Russia. “Alle medie – racconta – avevamo una materia che si chiamava “Preparazione militare”. Per diverse ore alla settimana noi studenti/esse dovevamo imparare a montare e smontare un kalashnikov e a usarlo in un poligono di tiro. Tutto questo accanto alle altre materie curricolari che prevedevano il ricamo e la cucina".

Galina, dopo le medie ha frequentato il liceo e l’università, laureandosi in ingegneria mineraria. E poi? “Poi un giorno, a Mosca, ho conosciuto Lorenzo Bono (suo marito, anche lui neoperito all’Itis). E si è acceso l’amore”.

Fammi capire – diciamo a Galina – tu parlavi in russo e lui in italiano, eppure avete comunicato? “Lorenzo era in Russia per vacanza (è un operaio della Permasteelisa) e ci siamo incontrati nel luogo meno romantico che ci possa essere: l’aeroporto. Ma io parlavo un po’ di italiano, perché a scuola avevo studiato Dante e leggendo le tue terzine ne ero rimasta così colpita da indurmi a studiarlo in lingua originaria. Perché se la Divina Commedia era un capolavoro in russo, figuriamoci come doveva essere in italiano…”

Insomma: è chiaro lo spessore di Galina? Comunque – tornando a noi – quest’ingegnere russo (che viene in Italia, a Vittorio Veneto!) per amore sa già che la sua competenza sull’estrazione degli idrocarburi non le servirà a molto, e così prende un diploma come Operatore sanitario e inizia a lavorare in una casa di riposo. Non soddisfatta, si iscrive (e convince il marito Lorenzo a fare altrettanto) all’Itis per studiare letteratura e diritto e informatica, “perché – chiosa - se la cittadinanza mi viene data grazie a un matrimonio, credo sia giusto conquistarla soprattutto con la conoscenza della lingua e del diritto e del patrimonio culturale a cui ora appartengo”. E così, facendo turni diurni in casa di riposo, frequentando tutte le lezioni serali e studiando quasi nottetempo, Galina a luglio ha sfiorato il massimo punteggio (si è diplomata con 96/100) e ora aspetta. Di avere almeno un’occupazione a tempo determinato in casa di riposo. Anche se il suo obiettivo è quello di continuare a formarsi, a studiare, a conoscere.

 

Che libro tieni sul comodino (le domandiamo)?

Un manuale su Java: un linguaggio informatico.

Ma non è un testo romantico!

No, decisamente no. Però può essere un ottimo sonnifero.

Galina, Lorenzo Bono, Massimo Ballali, Ida de Rose, Hua Huag, Vincenzo Cirillo, Eduardo Sirena, Amedeo Fadini, Simone Selvestrel, Paolo de Nardi (insegnante precario da 16 anni: a proposito, per ottenere un altro diploma è passato dalla cattedra al banco), Enis Imeri sono alcuni dei 23 studenti che, al serale, hanno varcato la soglia della maturità. Con un professore di informatica noto alle cronache politiche cittadine: Adriano Botteon. “La mia – dice Botteon – è stata un’esperienza bellissima: avevo una classe davvero motivata. Ma chissà se potrò tornare a sedermi in cattedra: la “buona scuola” di Renzi metterà in ruolo vincitori di vecchi concorsi, provenienti soprattutto dal Sud, che da anni non insegnano, e lascerà disoccupati tanti precari come me”.

 


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