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12 aprile 2024

Vittorio Veneto

Emergenza idrica!

Le falde scendono, le sorgenti vanno in secca. E a patire di più è l’area montana tra Vittorio Veneto e Fregona

| Claudia Borsoi |

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| Claudia Borsoi |

emergenza idrica

VITTORIO VENETO - Un territorio ricco di sorgenti e di pozzi, ma ciò nonostante molto fragile. Un deficit idrico che si trascina già da un anno e che con il passare del tempo si fa sempre più evidente, tanto che la regione Veneto è arrivata, non in piena estate bensì a fine inverno, ad emanare una nuova ordinanza per promuovere stili di vita e azioni da parte dei gestori idrici contro la siccità.

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A patire oggi di più l’emergenza idrica è l’area montana, tra Vittorio Veneto e Fregona, la più ricca di sorgenti. Ne abbiamo parlato con Alessandro Bonet, presidente di Piave Servizi, gestore idrico per 39 comuni, da Vittorio Veneto a Quarto d’Altino passando per tutta l’area coneglianese, società che quotidianamente garantisce l’oro azzurro a 135mila utenze.

 

Presidente Bonet, da dove arriva l’acqua che sgorga dai rubinetti dei cittadini del vittoriese e coneglianese?

«L’approvvigionamento idropotabile è garantito da un complesso sistema di sorgenti e pozzi freatici che si trovano nei territori di Vittorio Veneto, Fregona, Cordignano, Conegliano, San Pietro di Feletto, Susegana e Mareno di Piave. Dalla Val Lapisina viene alimentata la rete di adduzione societaria, che alimenta le reti di distribuzione dei comuni dell’alta pianura, compresa l’area del coneglianese e del vittoriese, sino alla località di Fontanellette in comune di Fontanelle».

 

Qual è lo stato di salute di queste fonti?

«In termini di salubrità non vi è alcun problema: Piave Servizi continua nella sua attenta opera di monitoraggio e di gestione della qualità dell’acqua fornita ai suoi utenti. Allo stesso tempo, il problema della siccità è sotto gli occhi di tutti da parecchio tempo. A luglio, la presidenza del consiglio dei ministri ha decretato non solo lo stato di emergenza, ma anche la nomina dei presidenti di regione quali commissari delegati per gli interventi urgenti per la gestione della crisi idrica e piano degli interventi. Lo stato di emergenza è stato reiterato e la situazione di crisi permane».

 

Cosa si rischia?

«Se nelle prossime settimane le piogge non avranno durate ed intensità superiori ai valori medi, potrebbe verificarsi una situazione di grave siccità anche peggiore di quella registrata nel 2022. Per i gestori del servizio idrico, dunque, si potrebbe presentare una situazione di crisi idrica analoga a quella dell’estate scorsa, ma anticipata e più lunga. Il ridotto apporto meteorico sta causando già ora la riduzione delle portate delle sorgenti montane e l’abbassamento del livello delle falde».

 

Qual è la situazione delle sorgenti?

«Focalizzandoci sul territorio gestito da Piave Servizi, quanto alle sorgenti montane e pedemontane, le principali problematiche riguardavano il depauperamento delle fonti localizzate nei comuni di Vittorio Veneto, Fregona e Cordignano. Come recita la relazione al commissario per l’emergenza siccità alla fine dello scorso luglio “una parte delle principali fonti di approvvigionamento della Val Lapisina, in particolare la sorgente Belvedere ed i pozzi della località Lagusel e Borgo Piccin che garantiscono la risorsa necessaria a soddisfare il fabbisogno idro-potabile di circa 100.000 abitanti, sono particolarmente condizionate dai livelli idrometrici dei bacini idrici montani del Lago Morto e del Lago di Santa Croce regolati soprattutto da Enel per scopi idroelettrici, che fortunatamente non hanno ancora subito rilevanti abbassamenti”. Da qui, la necessità di realizzare una condotta distributrice ed i relativi allacciamenti in via Rive Anzano, a Cappella Maggiore, e di posare un’idro-valvola di regolazione in via Savallon, per consentire una maggiore resilienza al serbatoio Trapper e migliorare il servizio erogato alle utenze di via Rive Anzano anche in condizioni di manovre emergenziali per il riempimento del serbatoio. Questi lavori si sono aggiunti a periodici interventi notturni di regolazione del carico del serbatoio di Castello Roganzuolo al fine di recuperare i volumi di stoccaggio persi per anomali prelievi e/o perdite idriche».

 

Come sta incidendo l’assenza di pioggia?

«Purtroppo le condizioni meteoclimatiche dell’autunno 2022 e dell’inverno 2022/23 non hanno prodotto fenomeni meteorologici degni di nota sia per entità che per numero di giorni piovosi. Alla stazione Arpav di Vittorio Veneto il 2022 ha visto una cumulata pluviometrica di 738 mm in 72 giorni piovosi, a fronte di una media 2017-2021 di 1.455,84 mm in 99 giorni piovosi. Significa che nel 2022 si è registrata una contrazione del 50% della cumulata pluviometrica. Degno di nota è anche il confronto tra i valori di cumulata pluviometrica del periodo gennaio-febbraio-marzo, rilevati al 14 marzo 2023: a fronte di una media del periodo 2017-2021 di 172,08 mm le precipitazioni 2022 hanno prodotto 103,2 mm, mentre nel medesimo periodo del 2023 la cumulata è stata pari a 81,4 mm. Considerate, inoltre, le implicazioni dovute alla mancanza di accumuli nevosi in quota e nei bacini di ricarica montani, si ritiene che la stagione estiva 2023 potrebbe essere più critica di quella 2022. Per quanto riguarda le sorgenti montane del comune di Fregona e le sorgenti secondarie del vittoriese si riscontra sostanzialmente un marcato deficit idrico che, tranne per un breve periodo tra novembre e dicembre 2022, si protrae ormai da maggio del 2022 e non accenna a miglioramenti: il perdurare delle condizioni siccitose potrebbe mettere in seria crisi il sistema di captazione idro-potabile causando per alcune frazioni dei comuni di Fregona, Vittorio Veneto e Cappella Maggiore potenziali disagi qualora non fosse possibile sopperire in modo adeguato con interventi emergenziali di ricarica dei serbatoi tramite autobotte».

 

E lo stato di salute delle sorgenti principali della Val Lapisina?

«Queste sorgenti, che alimentano le reti distributrici di Vittorio Veneto e buona parte dei comuni della Sinistra Piave a monte di Fontanelle, mantengono una portata sufficiente a garantire l’erogazione del servizio. Attualmente non sono prevedibili gli effetti sugli apporti idrici derivanti dalla perdurante situazione siccitosa. Ciò che si può affermare è che una mancanza di accumulo nevoso in quota, unito ad un ulteriore periodo siccitoso, potrebbe causare una contrazione marcata della risorsa idrica disponibile, che subirebbe un’ulteriore riduzione qualora la siccità inficiasse la normale regolazione del Lago Morto, gestito a fini idroelettrici da Enel Produzione, dato che le portate di alcuni pozzi e sorgenti gestite da Piave Servizi sono strettamente correlate ai livelli idrometrici di quel bacino. Lo scenario che in tale evenienza si potrebbe configurare condurrebbe sostanzialmente al default quasi totale degli asset principali di adduzione e distribuzione di 13 comuni».

 

Sta invece meglio chi è servito da pozzi artesiani?

«Al momento i nostri comuni della Destra Piave e dell’opitergino-mottense non hanno un elevato profilo di rischio per quanto riguarda l’approvvigionamento idropotabile. Sussistono però delle criticità legate al perdurare di ridotte quote piezometriche. I pozzi afferenti la centrale di Rai a San Polo di Piave sono sottoposti a sollevamento primario da aprile 2022 senza interruzioni, mentre negli anni precedenti il periodo di normale attivazione era limitato da giugno ad settembre». Cosa ci attende nei prossimi mesi? «Senza un marcato aumento delle precipitazioni si ritiene che tutto il secondo semestre del 2023 sarà caratterizzato da un trend di contrazione della risorsa disponibile alle opere di captazione che potrebbe concretizzarsi anche in scenari estremi, mai verificatisi nel nostro territorio. Ciò che ci consente attualmente di mantenere ancora una prospettiva di breve termine non critica è l’elevata capacità idrica dei bacini di prelievo della risorsa sfruttati da Piave Servizi, consci però del fatto che il protrarsi della situazione siccitosa in essere ci sta portando verso scenari imprevedibili e non modellabili, a cui dobbiamo comunque essere pronti e preparati a rispondere con una gestione emergenziale del servizio».

 

Ci sono già delle famiglie, come a San Lorenzo di Vittorio Veneto, rimaste senz’acqua perché i loro pozzi privati sono in secca: come interviene in questo caso Piave Servizi?

«Piave Servizi si pone come sempre a disposizione dei cittadini. Nel caso dei fabbricati con approvvigionamento autonomo in località San Lorenzo, la nostra società è stata interessata al problema solamente a marzo. Per servirli con la rete, l’acquedotto necessiterebbe di un’estensione di circa un chilometro lungo la sede stradale provinciale. Come si può immaginare, la programmazione di opere di tale entità ed il reperimento dei relativi finanziamenti, tra i 150 e 200mila euro almeno, necessitano di adeguate tempistiche e, soprattutto, di una comunione di intenti e obiettivi. Serve la promessa dei cittadini a dar seguito all’attivazione della fornitura, anche quando la sorgente tornerà in produzione. È stato consigliato anche l’interessamento del vicino gestore Alto Trevigiano Servizi che potrebbe avere una rete maggiormente dimensionata e più vicina ai fabbricati rispetto al tratto terminale esistente nel comune di Vittorio Veneto».

 

Nel 2023 quanti cittadini stimate non siano ancora serviti dalla rete idrica?

«Nel territorio servito da Piave Servizi diverse migliaia, per lo più residenti nei comuni ove insistono le fonti che prelevano l’acqua dalla falda artesiana della pianura veneta (San Polo di Piave, Ormelle, Fontanelle, San Biagio di Callalta, Silea, Casier, e altri). Se invece, parliamo del territorio vittoriese e coneglianese stimiamo che i cittadini residenti, non seconde case, siano circa 200/300».

 

Piave Servizi è intervenuta portando l’acqua a Piadera. Altri investimenti in vista per i borghi senz’acqua?

«Piave Servizi ha sempre avuto a cuore l’estensione del servizio nelle aree del territorio ancora sprovviste. Nello specifico del vittoriese e del coneglianese, Piave Servizi ha investito molto nella fase progettuale, in particolare le estensioni della rete nelle aree di Pradal, Naronchie, Maren, Santa Augusta. Piave Servizi, come in passato, è disponibile a cofinanziare queste opere, a patto che ci sia un impegno reale da parte dei cittadini ad allacciarsi alla rete pubblica».

 

Le condutture come stanno?

«La rete è sotto attenta osservazione, come lo è lo stato di salute di persone particolarmente anziane. L’età della maggior parte delle condutture ha raggiunto e superato l’età media di vita. Grazie all’attenta gestione dell’infrastruttura da parte del nostro personale e all’applicazione di tecnologie innovative nella ricerca perdite e nel sistema di gestione dell’acqua, Piave Servizi riesce a mantenere il regime di perdite al di sotto dei 15 litri al metro al giorno, valore limite di Arera per rientrare nella miglior classe di merito nella classificazione delle perdite lineari».

 

Siamo in emergenza idrica: quali azioni sta mettendo in campo Piave Servizi? E quali indicazioni dare alla popolazione?

«Oltre alla continua sensibilizzazione sull’uso consapevole della risorsa d’acqua, Piave Servizi ha chiesto ai comuni soci l’emissione di un’ordinanza che vieti l’utilizzo della risorsa per usi non prioritari seguendo le indicazioni dell’ordinanza regionale del governatore Zaia».

 

Quali prospettive future in tema idrico?

«Per combattere la siccità e i cambiamenti climatici in generale servono nuovi comportamenti nell’uso consapevole dell’acqua. Ad esempio, non possiamo continuare a bagnare l’erba del giardino con l’acqua minerale qual è quella dell’acquedotto o impiegandola per riempire “piscine” di svago utilizzate la domenica pomeriggio. È importante, inoltre, investire in nuove tecnologie e tecniche che consentano un risparmio sull’uso della risorsa acqua in campo civile, industriale e agricolo».

 



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Claudia Borsoi

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