26 gennaio 2021

Lavoro

ELENCO DEI CATTIVI PAGATORI

Da gennaio cambiano le regole del DEFAULT BANCARIO. Problemi per le imprese?

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Cattivi pagatori

LAVORO - Argomento ostico, ma con il quale dal primo gennaio 2021 tutte le imprese micro, piccole medie e grandi, dovranno fare i conti. Parliamo delle nuove regole che abbassano le soglie per la dichiarazione di default.

Essere in default per un’impresa significa, agli occhi del sistema creditizio e produttivo, non essere meritevole di credito. In sostanza un’impresa che chiede un prestito o un affidamento, difficilmente troverà qualcuno disponibile a concederlo perché, con il default, si finisce nell’elenco dei cattivi pagatori. In Italia sono tre i maggiori SIC (Sistemi di Informazioni Creditizie) che si occupano della gestione dei registri dei cattivi pagatori e sono: il CRIF (centrale rischi finanziari), l’ECIS (Experian Cerved Information Service) e il CTC (consorzio di tutela del credito). Sono le banche che mandano i dati al SIC e alimentano questo sistema perché, nel momento in cui devono decidere se concedere o meno un finanziamento, un mutuo, o un affidamento, a un’impresa, possono consultare questi elenchi e conoscere i precedenti di chi lo richiede.

Ma perché è importante questo cambiamento delle regole del default? Perché, rispetto alla situazione attuale cambiano, abbassandosi, le soglie che lo fanno dichiarare. Oggi, siamo in presenza di default se un’impresa ha un debito con una banca, la quale giudica che l’impresa non è più in grado di pagarlo, e agisce mediate escussione delle garanzie, se ci sono, agendo su eventuali garanti o beni dati in garanzia. Siamo ancora in presenza di default quando l’impresa è in arretrato sul pagamento di un debito per oltre 90 giorni su una esposizione rilevante (oggi pari al 5% dell’importo maggiore tra la media delle quote scadute o sconfinate sull’intera esposizione nell’ultimo trimestre o quota scaduta o sconfinata sull’intera esposizione riferita alla data di segnalazione). Sempre oggi però, se l’impresa ha diverse esposizioni con la banca può chiedere di compensare tra loro, per abbassare le soglie.

Da gennaio 2021, entrerà in vigore la nuova classificazione europea dello stato di inadempienza per le imprese nei confronti delle banche (regolamento delegato UE n. 171/2018 della Commissione europea del 19 ottobre 2017), che abbassa le soglie attuali per la dichiarazione di default. Le nuove soglie si considerano superate quando per le imprese hanno un arretrato rilevante consecutivo da oltre 90 giorni per un ammontare superiore a 500 euro (relativo anche a più finanziamenti), che rappresenti più del 1% del totale della esposizione dell’impresa verso la banca. Per le PMI che hanno una esposizione con la banca inferiore a un milione di euro, la soglia dei 500 euro si abbassa a 100 euro. Se ad esempio una piccola impresa ha un finanziamento con una banca di diecimila euro che prevede un rimborso in 60 rate mensili da 200 euro, e non paga una rata entro i 90 giorni dalla scadenza, ed essendo i 200 euro superiori all’1% della esposizione complessiva (se per ipotesi fosse di 9.000 euro il debito residuo, l’1% sarebbe 90 euro) viene segnalata dalla banca e finisce nell’elenco dei cattivi pagatori.

Ma questo non è tutto, perché le banche dovrebbero censire le connessioni economiche e giuridiche tra i propri clienti, così da identificare i casi in cui, il default di una impresa possa avere effetti negativi sulla capacità di rimborso di un altro debitore ad esso collegato. Supponiamo che una piccola impresa, che chiamiamo ALFA, sia collegata operativamente con un'altra piccola impresa cliente della banca, che chiamiamo BETA, la quale fornisce prodotti ad ALFA. La banca dovrebbe valutare l’effetto contagio, perché se ALFA non paga la banca ed è andato in default bancario, è molto probabile che non paghi nemmeno i debiti contratti con BETA per le forniture. La domanda che dovrebbe farsi la banca è se BETA, sia in grado di sopportare, in termini finanziari, l’eventuale mancato pagamento da parte del cliente ALFA.

Con l’entrata in vigore di queste nuove regole, Bruxelles ha imposto alle banche la svalutazione dei crediti a rischio non garantiti in tre anni, e quelli con garanzie reali (es. ipoteca) in 7-9 anni. Tutto questo per evitare gli effetti negativi degli NPL (non performing loans), ossia i crediti deteriorati conosciuti anche come prestiti non performanti, di cui si è sentito molto parlare che hanno, per anni, messo in difficoltà molte banche (costringendole a continue ricapitalizzazioni) e hanno fatto tremare il sistema del credito, senza il quale, come sappiamo, l’economia non regge perché si fonda su transazioni monetarie e credito. La norma ha un suo fondamento logico ed è stata emanata proprio per evitare gli effetti negativi degli NPL sui bilanci degli istituti di credito e, personalmente fatico a comprendere l’allarme lanciato da alcune associazioni di categoria contro l’applicazione di questa norma che abbassa i limiti. Invito il lettore a farsi una domanda: un’impresa che non riesce a pagare 200 euro potrà pagare un importo maggiore?

 

di Claudio Bottos

Consulente del lavoro e di direzione strategica aziendale

 



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