23 aprile 2021

Treviso

Effetto Covid, i centri storici perdono negozi e botteghe specializzate

Confcommercio: "Indispensabili politiche attive per la tenuta del capoluogo e delle medie città, in un’ottica di maggiore sinergie tra centri e periferie"

| Isabella Loschi |

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negozio vuoto

TREVISO - Meno negozi, meno commercio al dettaglio e meno attività di bar e ristorazione. E’ questa la fotografia scattata nelle città di medie dimensioni dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio dedicata agli effetti Covid nelle città. Tra il 2012 e il 2020 è proseguito il processo di desertificazione commerciale e, infatti, sono sparite, complessivamente, dalle città italiane oltre 77mila attività di commercio al dettaglio.

Il rischio di non “riavere” i nostri centri storici come li abbiamo visti e vissuti prima della pandemia è, dunque, molto concreto e questo significa minore qualità della vita dei residenti e minore appeal turistico.

A livello provinciale, emergono alcuni trend misurati da Confcommercio tra il 2012, il 2018 e il 2020 su aree campione tra i centri storici e in periferia. Il commercio in sede fissa non specializzato nei centri storici dal 2018 al 2020 registra un leggero calo, passando da 263 attività a -254. Calano, sia nei centri che fuori dai centri, le farmacie (- 22 negli 8 anni presi in considerazione in alcuni centri storici): ma stanno diventando più ampie, ricche di servizi, dei luoghi per sviluppare la cura del sé e non solo quindi tradizionali punti di approvvigionamento dei medicinali. I vari settori merceologici mostrano qualche altalena e varie discese. La pandemia, secondo la Confcommercio, acuirà alcuni trend e alla fine del primo semestre del 2021 vedremo altri cambiamenti. “La mappa del commercio si sta modificando, anche nelle metrature, e sono indispensabili politiche attive per la tenuta del capoluogo e delle medie città, in un’ottica di sempre maggiore sinergie tra centri e periferie. I negozi di piccole dimensioni, nel post Covid, subiranno ridimensionamenti e riconversioni”.

Tengono, almeno nella nostra Provincia, i bar e le attività di ristorazione: nel 2012 nei centri storici erano 129, nel 2018, 155 e lo scorso anno sono scese a 149. Stesso andamento fuori dai centri delle nostre città.

Secondo l’associazione di categoria è necessario lavorare su”rigenerazione urbana intesa come processo globale che investe enti pubblici, associazioni, privati e proprietari immobiliari. Riconversione di spazi, flessibilità, co-working, co-housing e i nnovazione delle piccole e medie superfici di vendita, ovvero contaminazione tra merceologie e brand, servizi post vendita, negozi sempre più specializzati e dotati di un canale di ecommerce”.

 


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Isabella Loschi

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