23 ottobre 2021

Treviso

Edilizia Residenziale: aspro confronto fra comune e Ater

Manfio:più abitazioni per famiglie numerose. Caldato denuncia: fondi per il ripristino degli alloggi a controllate Ater per ripianare passività.

| Davide Bellacicco |

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| Davide Bellacicco |

Immagine alloggi ater treviso

TREVISO-Allarmanti i dati forniti dall’assessore alle politiche sociali, dott.ssa Liana Manfio, in occasione del confronto con l’Ater di Treviso, l’Azienda Territoriale per l’Edilizia Residenziale: il dormitorio pubblico, reso disponibile dall’amministrazione comunale, ha ospitato negli ultimi mesi circa 58 persone e circa 90 sono le famiglie rivoltesi presso le strutture comunali a seguito di procedure di sfratto. Nel suo intervento, l’assessore ha chiesto che le politiche dell’azienda si orientino verso un più cospicuo numero di abitazioni per le famiglie numerose.


L’incontro, svoltosi nell’ambito della IV Commissione Consiliare del Comune di Treviso è stato caratterizzato da diffusi momenti di tensione fra alcuni commissari e i vertici dell’azienda che gestisce, oltre ai propri, anche 719 alloggi di proprietà del Comune di Treviso, non tutti in ottime condizioni.  Attualmente ve ne sarebbero 132 in attesa di ripristino (costo medio di ristrutturazione: circa 20.000€ per alloggio) e 10 in manutenzione.


L’ente ha un contenzioso con il Comune di Treviso avviato con l’amministrazione precedente e inerente cospicue risorse, oggi bloccate (circa 1,5 milioni di €). Stando al resoconto dei vertici dell’azienda, la controversia avrebbe ad oggetto le aliquote relative all’ICI (sino all’abrogazione della stessa)  sugli immobili in territorio comunale: la sentenza di primo grado ha visto quest’ultima vincente, ma le parti sono in attesa del pronunciamento della Commissione Tributaria Regionale. La società propone oggi un accordo bonario per sbloccare le risorse e investirle nell’edilizia popolare.


Nel 2013 sono stati messi a disposizione del Comune nuovi alloggi, la cui costruzione è stata finanziata in buona parte dalla vendita di altri selezionati secondo diversi criteri. Su questo punto sono sorte le maggiori differenze fra le parti, con alcuni commissari che hanno posto in luce il rischio di depauperamento del patrimonio abitativo che minerebbe la capacità di far fronte alle esigenze prospettate dalla crisi.


Il consigliere Maristella Caldato (PD) ha  evidenziato, suscitando eclatanti contestazioni dell’ing. Flavio Bellin  (Ater) che ne ha sottolineato il conflitto d’interessi,  come l’Ater abbia fatto precise richieste alla regione Veneto concretizzatesi in un provvedimento nel dicembre 2013: per il comune di Treviso sarebbero stati richiesti solo 21 alloggi, come per Preganziol. Visibilmente irritata dai toni non di rado aggressivi di alcuni dei presenti, al termine dell’incontro il citato consigliere ha denunciato: “La politica è fatta di scelte: non comprendo quella di conferire consistenti risorse alla società “Progetto Casa” (2 milioni di €), fondi sottratti a quelli necessari al ripristino degli alloggi per ripianare quattro anni di passività. In una situazione di emergenza occorre porre in cima alle priorità le necessità essenziali del cittadino. D’altronde parliamo di un ente pubblico economico e quelle dovrebbero essere le sue finalità. Credo vi sia un problema di assenza di programmazione”.


L’Ater starebbe attualmente puntando su interventi mirati su edifici in totale proprietà  dell’azienda, finalizzati alla riqualificazione energetica. La strategia punterebbe a ridurre i costi delle utenze e, al contempo, frenare la richiesta di alloggi meno dispendiosi in termini di spese condominiali e non, problema particolarmente sentito dai locatari.


Bellin rileva come siano in corso contatti con l’Esu Venezia (a differenza dell’Esu Padova che non ha inoltrato richieste in merito) per individuare alloggi nel capoluogo per studenti universitari fuorisede. Il problema, sottolineato anche alcuni mesi fa in una tavola rotonda sul futuro del polo universitario trevigiano, organizzata dalla FUCI diocesana con l’assessorato alla cultura e la Fondazione Cassamarca, deriverebbe dall’assenza di una progettazione della città in una dinamica che veda l’università come punto di riferimento culturale e, nel suo piccolo, motore per l’economia locale, ma sul tema si attendono sviluppi.


 


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Davide Bellacicco

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