23 settembre 2020

Treviso

Economia trevigiana in crisi post Covid: "produzione in calo del 18%"

Per sei imprese su dieci, l’attività tornerà ai livelli pre-pandemia solo nel 2021

| Isabella Loschi |

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industria trevigiana

TREVISO - Una caduta di tutte le componenti produttive, segna l’impatto più acuto che la pandemia da coronavirus lascia nei conti dell’industria di Padova e Treviso.

I numeri dell’indagine congiunturale curata dall’associazione degli industriali Assindustria Venetocentro, in collaborazione con Fondazione Nord Est, tra il 20 giugno e il 20 luglio su un campione di 560 aziende manifatturiere e dei servizi delle due province, mostrano come non ci sia tempo da perdere: nel secondo trimestre dell’anno, tutti i principali indicatori sono in profondo rosso. La produzione cede in media il 18% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-6,3% nel primo), con picco negativo nelle piccole imprese con 20-49 addetti (-25,9%). In forte calo il fatturato in Italia (-23,1%). Anche l’export cede terreno (-14,6%) per effetto del doppio shock di domanda e offerta e delle ripercussioni della pandemia sul commercio mondiale.

In forte contrazione gli ordini (-19%), esito che sconta un mese di aprile in cui le imprese ‘non essenziali’ sono rimaste completamente chiuse a causa del lockdown. Tensioni sulla liquidità aziendale per un terzo delle imprese, anche a causa dei pagamenti giudicati in ritardo dal 49,5% (61,1% nel primo trimestre). Tiene, nel complesso, l’occupazione, grazie all’ampio ricorso agli ammortizzatori sociali, utilizzati ad aprile dal 70,1% delle imprese (78,2 nel metalmeccanico) e in modo più contenuto con la ripresa delle attività a maggio (55,6%) e giugno (43,3%).

“La caduta nel secondo trimestre segna il punto di minimo dall’inizio dell’emergenza Covid e per effetto del lockdown”. La forte incertezza su tempi e modi di uscita dalla crisi sanitaria e le ricadute sulla domanda, interna e internazionale, rendono parziale e faticosa la risalita. Per sei imprese su dieci, l’attività non tornerà al livello pre-pandemia nel 2020 (-13,4% l’output manifatturiero atteso a fine anno, rispetto al +6% stimato a gennaio). Gli effetti del virus “economico” continueranno a farsi sentire a lungo con il ritorno sui livelli di attività pre-Covid collocato tra prima metà e seconda metà 2021, se non interverranno sviluppi negativi.

Al momento, l’incertezza complessiva, comunque, non sembra spingere le ditte a rinviare gli investimenti: il 42,3% degli industriali dichiara che li manterrà invariati, un 25% persino li aumenterà. Il “virus economico”, invece, rischia di colpire il mercato del lavoro. L’occupazione nella propria azienda è prevista stabile (o in aumento) a fine anno dal 58,4%, grazie anche all’ampio ricorso alla Cig. Ma l’87% degli intervistati ritiene abbastanza (53,5%) o molto prevedibile (33,6%) un forte aumento della disoccupazione nei prossimi sei mesi.

Maria Cristina Piovesana e Massimo Finco di Assindustria Veneto

“Siamo di fronte a una pesante recessione economica - dichiara Maria Cristina Piovesana, presidente di Assindustria Venetocentro -. Per contro la dinamicità delle imprese che vediamo tutti i giorni è il segno della voglia di reazione dei nostri territori, che va adeguatamente supportata. Dopo mesi di task force e stati generali, è urgente passare al più presto ai progetti reali e predisporre piani d’impiego delle risorse che siano seri e credibili, per incidere su nodi strutturali con riforme e investimenti, volti al rilancio dell’economia, dell’impresa e del lavoro. Il rilancio parte dalla capacità di spendere bene tutte le risorse disponibili, senza pregiudizi o veti ideologici autolesionisti, puntando innanzitutto alla crescita degli investimenti, ed evitando, al contempo, un aumento della spesa corrente. è come saremo capaci di gestire e accompagnare questi percorsi che farà la differenza. Nei mesi scorsi è stato giusto aiutare persone e attività. Ora si deve cambiare registro e affrontare con decisione le grandi riforme che il Paese aspetta da decenni: fisco, lavoro, giustizia, semplificazione. Bisogna agire: abbiamo l’urgenza, la consapevolezza e le risorse per farlo”.

“La pandemia e il lockdown sono stati come uno tsunami - aggiunge Massimo Finco, Presidente Vicario di Assindustria Venetocentro - che ha provocato un contraccolpo senza precedenti in termini di produzione, di fatturato e di ordini e ha riguardato indistintamente le imprese di tutte le dimensioni. Ora dobbiamo reagire con un disegno chiaro e condiviso che ancora non si vede nell’azione di governo, puntando più su impresa e lavoro e meno sui sussidi”.

 


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