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02 dicembre 2021

Treviso

La dura vita dei leccaculo

EDITORIALE – “Di recente ho assistito ad un emblematico esempio di totale prostrazione all’entità superiore”

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

La dura vita dei leccaculo

EDITORIALE – Ci sono persone votate al servilismo, che dedicano tempo ed energie a compiacere i potenti, chi gerarchicamente è sopra di loro o gode di uno posizione di prestigio. Solitamente la diffusa partica dei leccaculo è maggiormente percepibile in contesti lavorativi: a chi non è capitato di essere scavalcato dal collega più “ruffiano” o di assistere a salamelecchi poco dignitosi, volti a gratificare un superiore.

Onestamente ho sempre pensato che chi si destreggiava nella poco nobile pratica del tirapiedi, di fatto, si limitasse a farlo solo in presenza del suo oggetto di venerazione ma di recente ho assistito ad un emblematico esempio di totale prostrazione all’entità superiore, che smentisce la mia tesi. Si lo ammetto sto parlando di un collega, naturalmente uso il genere neutro, per doveroso riserbo sull’identità del/della professionista in questione.

Con gli anni avrei dovuto abituarmi a certe pratiche, che intendiamoci non appartengono a tutti e non hanno confini legati alla tipologia lavorativa, i leccapiedi sono equamente diffusi ovunque. Ma come professionista della comunicazione la cosa m’indigna e m’inquieta in egual misura. Già perché se un operatore dei media è votato al sottomissione incondizionata a chicchessia, inevitabilmente la cosa influirà sul suo lavoro, impedendogli di essere obbiettivo nel divulgare le notizie e corretto verso il fruitore finale dell’informazione.

Ma si sa tra tante pecorelle algide prima o poi ne può uscire una di colore diverso. Sarò franca, talvolta (per fortuna di rado) facendo la rassegna stampa ho la sensazione che nel gregge ci siano stati parti plurigemellari, ma certamente si tratta di un mio personale limite di percezione.

Limiti personali a parte non posso non interrogarmi su quanto possa essere impegnativo mantenere un simile ruolo. Quant’è difficile vestire costantemente i panni del succube? Non tradire mai il sentimento di subalternità o cercare continui modi per compiacere il boss? Insomma, dedicare le proprie risorse intellettuali e fisiche a chi è più forte, annullando sé stessi al punto che l’unica identità che il soggetto in questione può vantare è quella (nei migliore dei casi) di un gregario. Come dire che il sottoposto esiste, come persona, come professionista, solo ed esclusivamente in funzione dell’esistenza del suo ispiratore!

Con il tempo s’impara a riconoscere questi individui: hanno sempre un aspetto curato, ma non troppo per non mettere in ombra chi sono chiamati a compiacere; si propongono in maniera formalmente corretta fino a quando qualcuno (anche involontariamente) non mette in dubbio l’autorevolezza del loro guru, in tal caso possono incappare in qualche caduta di stile e tradire (ma solo agli occhi degli osservatori più attenti) l’inclinazione per “chi comanda”.

Ma chi sono gli oggetti di così tanta venerazione? Sicuramente chi ha una rilevanza sociale piuttosto che una posizione professionale e finanziaria di spessore: i più pappabili sono quindi politici e imprenditori. Per il leccaculo è assolutamente ininfluente che il suo punto di riferimento, abbia peculiarità che vanno oltre il successo: poco importa quindi che a soddisfazioni materiali e morali sia legata una qualche capacità o una competenza.

Già perché l’obbiettivo, il fine ultimo del nostro protagonista è uno solo ed è imprescindibile, soddisfare un bisogno vitale, il tornaconto. In alcuni casi si tratta di una mera peculiarità caratteriale; in altri di una sorta di compensazione, come per chi cerca di brillare di luce riflessa; non dimentichiamo chi è soggetto ad uno spiccato senso gerarchico, vittima predestinata suo malgrado al “lecchinismo” a vita; qualcuno è viceversa condizionato da modalità sociali o da retaggi educativi; opportuno rammentare il timoroso, colui che per non sentirsi in errore sta sempre dalla parte del vincitore, fosse anche Belzebù; in fine c’è il principe/principessa, il leccaculo per eccellenza, il calcolatore colui che dell’opportunismo ha fatto al sua filosofia di vita.

Un lavoro migliore, una posizione di prestigio, un conto in banca più florido, l’altrui approvazione, il potere, la vanità: sono diverse le ragioni che muovono il principe/principessa. Ciò che più conta è il raggiungimento dello scopo. Individuato il proprio faro, colui che potrà condurlo all’ottenimento di ciò che desidera, il gioco è fatto. Fedeltà incondizionata e interessata assoluta a qualsiasi costo. Compromessi e concessioni (di qualsiasi natura) non sono un ostacolo, l’importante è raggiungere l’obbiettivo!

Che dire, un ventaglio di umane attitudini che si possono compatire, biasimare o anche solo osservare meditando su quanto sia più semplice e liberatorio agire guidati solo dal nostro sentire o dire ciò che si pensa, con schiettezza, talvolta anche in maniera sfrontata, senza dover rendere conto ad altri solo per mera convenienza. Senza contare che a forza di chinare il capo si rischia pure di farsi venire i dolori cervicali.
 

 


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Ingrid Feltrin Jefwa
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