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23 maggio 2022

Treviso

Drin, drin, drin... pronto, posso parlare con il dottore?

EDITORIALE - Ottenere risposte dai medici di base stanno diventando sempre più difficile

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

medico di base

EDITORIALE – Oramai non si contano più i trevigiani che segnalano disservizi nelle comunicazioni con i medici di base. I dottori, è un fatto arcinoto, sono sempre meno e in questo panorama basta anche solo un pensionamento per mettere in ginocchio intere comunità, costrette a fare i conti con le difficoltà di reperire un sostituto.

Non è quindi un caso che si sia passati da un tetto massimo di 1.500 assistiti per medico a ben 1.800, pur di assicurare a tutti un basilare servizio sanitario. Ma, se da una parte l’iniziativa ha risolto in una certa misura il problema dall’altra ne ha fatto emergere altri, a maggior ragione in tempo di pandemia. Basta semplicemente cercare di contattare telefonicamente il proprio medico di famiglia per dover fare i conti con attese che nel migliore dei casi si protraggono per decine di minuti, sempre che qualcuno risponda.

Già, perché c’è anche chi lamenta di non avere risposte e di continuare inutilmente a telefonare senza alcun esito. Ora, è palese che l’incombenza lavorativa imposta dal Covid sia enorme per i medici, così come il fatto che essendo in pochi e con un numero maggiore di pazienti, non semplifica la situazione ma intanto il cittadino si trova a patire un disservizio grave. Intendiamoci, talvolta anche pazienti poco assennati che fanno richieste a sproposito possono intasare le comunicazioni ma questa non è una caccia al “colpevole” solo un’esposizione dei fatti.

C’è chi lamenta di aver atteso giorni prima di poter ottenere la ricetta per dei farmaci salvavita; altri che il proprio medico è poco avvezzo all’uso del computer e fatica a fare ricette e impegnative in tempi ragionevoli; insomma, la casistica è varia. Doveroso sottolineare che queste inefficienze non sono la norma, ovviamente ci sono anche esempi virtuosi ma è fuor di dubbio che il ruolo del medico di base sia oramai sempre più delicato e complesso.

La situazione è tale che anche l’Ulss ha ritenuto d’indire una conferenza stampa per chiarire un caso macroscopico verificatosi in provincia. “Mio zio è anziano, invalido al 100% e ha atteso settimane per avere le ricette necessarie ad ottenere dei farmaci salvavita. Giorno dopo giorno abbiamo telefonato al medico di base senza avere risposte e con il timore di non poter avere le prescrizioni necessarie a garantire il benessere del nostro famigliare: non è accettabile! La salute va tutelata e il servizio deve essere garantito”: scrive un lettore della zona dove si sono registrati maggiormente i disservizi.

Vicende particolari a parte, basta navigare un po’ nei social per raccogliere testimonianze sul tema. Ora non spetta ai cittadini o ai media, trovare soluzioni ma pare palese che a chi compete risulti poco agevole venire a capo della situazione. I cittadini non si danno però per vinti e avanzano proposte: “Perché non rendono obbligatorio l’uso della mail per chiedere le ricette? – domanda un trevigiano, mentre un altro ipotizza -. Serve un riferimento chiaro dove segnalare quando un medico non risponde mai al telefono, per denunciare il fatto e ottenere l’assistenza che serve”.

Va poi detto che la guardia medica dislocata nelle varie sedi territoriale è reperibile solo dalle 20 in poi ed è talmente subissata di chiamate che prima di avere una risposta talvolta passano anche ore. Insomma, il clima diventa inevitabilmente esasperante quando si ha un emergenza sanitaria e non si trovano interlocutori disponibili a fornire assistenza. La frustrazione di non sapere a chi rivolgersi è quindi comprensibile tantopiù se l’assistito è un anziano che magari vive da solo, circostanza che in questi casi rasenta il dramma.
 

 


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Ingrid Feltrin Jefwa
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