22 settembre 2021

Lavoro

DOVREBBE ESSERCI UN LIMITE!

La non conoscenza porta a dichiarazioni fallaci

| Claudio Bottos |

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| Claudio Bottos |

consulenti del lavoro e inps

LAVORO - Nel dizionario Treccani se si cerca la parola “fallace” si legge agg. [dal lat. fallax -acis, der. di fallĕre «ingannare»] .. che può illudere, ingannare, indurre in errore, e, più spesso, che inganna, che induce in errore […]. Parto da questa citazione per evidenziare quanto male può fare e quanto ingannevoli possono essere le opinioni e le parole espresse senza la conoscenza dei fenomeni e/o della realtà delle cose e dei processi. Mi riferisco a due argomenti in particolare.

Il primo riguarda quanto detto dall’on. Carla Cantone nel corso del suo intervento nell’ambito dell’audizione sul Recovery Plan del Presidente dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale presso la XI Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei Deputati. Come già detto dalla Dott.ssa Marina Elvira Calderone presidente dell’ordine dei Consulenti del lavoro, le dichiarazioni dell’on. Cantone, oltre a risultare inconferente con il tema oggetto di audizione, deriva da una incompleta conoscenza dei dati relativi agli ammortizzatori sociali e del carattere straordinario in termini numerici ed organizzativi, che la gestione degli stessi ha comportato durante l’emergenza sanitaria ed economica.

Nel rivolgersi al Presidente dell’Inps, l’on. Cantone ha fatto riferimento solo ed esclusivamente alla figura professionale dei consulenti del lavoro non contemplando che gli errori e i ritardi (presunti e da dimostrare nel singolo caso), fossero causati da altri soggetti che svolgono, in via certamente residuale vista l’enormità dei numeri di adempimenti gestiti dalla categoria dei CDL, in materia di amministrazione del personale.

Appare evidente che l’on. Cantone non conosce il sistema, sbagliato e fuori controllo, che ha generato, ad oggi ben 22 dpcm e 14 decreti di concessione degli ammortizzatori sociali e, con riferimento a questi ultimi, ben 25 modi diversi di presentare istanza per la concessione della medesima tipologia di sussidio! Senza inoltre tenere coto delle ammissioni fatte dallo stesso presidente dell’INPS circa gli errori commessi dagli impiegati del suo istituto.

Forse gli errori dei consulenti del lavoro hanno un peso diverso da quelli dei dipendenti INPS e/o dagli altri attori, anche se in misura minore, del mondo dell’amministrazione del personale, quali CNA, Confartigianato, Ascom, commercialisti, e associazioni varie? Non esiste la persona infallibile. Questa mancanza di conoscenza è senza dubbio il motivo delle dichiarazioni dell’on. Cantone fatte nel corso dell’audizione parlamentare che ha colpito nel cuore la professione dei CDL.

Il secondo argomento che voglio citare in merito alla non conoscenza, riguarda il sistema pensionistico. Lo cito perché purtroppo molte, per non dire troppe, persone non conoscono la differenza tra il sistema pensionistico a ripartizione e quello a capitalizzazione. Spesso mi capita di parlare con dipendenti vicini alla pensione e scoprire che non conoscono questa differenza. Una parte di loro basa l’aspettativa della pensione sul numero di anni lavorati, senza considerare i contributi versati, mentre una parte pensa che i contributi versati siano depositati da qualche parte e portino il loro nome fino a quando vanno in pensione. Nulla di tutto ciò è vero perché. il sistema a ripartizione, su cui si basa il regime previdenziale obbligatorio nel nostro paese, prevede che con i contributi versati dai lavoratori attivi (ossia da coloro che oggi lavorano) si paghino le pensioni correnti, cioè di chi va in pensione oggi.

L'eventuale differenza fra entrate e uscite del sistema pensionistico viene colmata mediante l'intervento dello Stato, e quindi con il contributo di tutti i cittadini. Questo sistema prevede in sostanza che i lavoratori in attività, che pagano i contributi, ottengono il diritto a ricevere la pensione nel momento in cui si ritireranno dall'attività lavorativa e che la loro pensione sarà pagata dai lavoratori che verseranno i contributi nel momento in cui loro saranno in pensione.

Il sistema a capitalizzazione, e non è il caso del nostro paese, è caratterizzato dal fatto che i contributi versati dai lavoratori sono, destinati ad erogare le prestazioni maturate dagli stessi lavoratori in base a quanto hanno versato di contributi durante la loro attività lavorativa e i contributi, generalmente, sono gestiti da appositi fondi pensionistici che investono i contributi versati dai dipendenti.

Questa mancanza di conoscenza del sistema crea nelle persone delle aspettative fallaci. Molti, come dicevo sopra, pensano di andare in pensione con una certa cifra in funzione degli anni lavorati, senza considerare quanto hanno versato, e questo è il vecchio sistema retributivo in vigore prima della riforma del sistema basata sul sistema contributivo (ossia la pensione commisurata sulla base dei contributi versati e non alle retribuzioni pagate). Altri pensano di dover ricevere la pensione sulla base dei contributi che hanno versato, senza sapere quali sono i parametri e come avviene il calcolo delle pensioni in base ai montanti versati o calcolati (ossia quanti contributi sono riconosciuti ai fini del calcolo). Oggi molti vanno in pensione con il sistema misto che calcola una parte della pensione con il sistema retributivo, per i contributi versati prima della riforma e una parte con il sistema contributivo, per la parte di contributi versati dopo la riforma.

Quanto detto mette in evidenza come la non conoscenza porta spesso a dichiarazioni fallaci, come quelle dell’on Cantone e/o a prese di posizione o aspettative fallaci come quelle delle persone che non conosco i sistemi pensionistici. Lottiamo e speriamo in più conoscenza per tutti e prima di parlare cerchiamo di conoscere. Come diceva Einstein “la conoscenza rende liberi”.

di Claudio Bottos (Consulente del lavoro e di direzione strategica aziendale)

 



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