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14 agosto 2022

Treviso

"Donne e bambini arrivati nella Marca dall'Ucraina erano convinti che la guerra potesse terminare in pochi giorni"

La Caritas di Treviso: "No aiuti materiali potrebbero essere intercettati dalle truppe". Si cercano famiglie che ospitino i profughi e aiuti economici da inviare per l'acquisto di viveri e medicinali.

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Sono arrivati anche nella Marca i profughi dall'Ucraina

TREVISO - I primi - alcune centinaia di donne e di bambini (ma la stima è approssimativa) - sono arrivati da qualche giorno. Scampati alla guerra di Putin, sono in cerca di tutto perché giunti senza niente. Una emergenza “psico-sociale” destinata a ingigantirsi in tempi rapidissimi. In prima linea, come sempre, la Caritas. Don Davide Schiavon, prete dal cuore grande e lavoratore instancabile, dirige quella tarvisina.

Don Davide, riusciamo a determinare il quadro dell’emergenza creata dalla guerra in Ucraina?

La situazione è molto grave e complicata. Ci sono risvolti nuovi di giorno in giorno, anzi di ora in ora.

Quanti profughi sono arrivati?

Sono stati quantificati al momento un milione e mezzo di profughi, di persone.

Come sono arrivati nel nostro Paese?

La totalità delle persone che sono arrivate in Italia aveva dei contatti, familiari ad esempio o qualche conoscente. Da quanto abbiamo appreso dalla Prefettura però sembra che nei prossimi giorni arriveranno profughi che qui non conosceranno praticamente nessuno, prevalentemente mamme e bambini.

Casi delicati da trattare…

Sì, dal punto di vista psicologico: chi è già arrivato, ad esempio, era convinto che la guerra potesse terminare entro pochi giorni.

E invece di guerra lampo non possiamo parlare a questo punto

Se continua così le prospettive di ritorno in Ucraina si fanno ardue.

A Treviso quanti se ne contano già di profughi?

Difficile stabilirlo con precisione: si tratta come detto di donne e bambini ma sono approdati da noi in modo informale e quindi non conosciamo il numero esatto. Probabilmente qualche centinaio.

Quale iniziative ha preso la Caritas tarvisina?

Abbiamo avviato una raccolta fondi; nel contempo monitoriamo le possibilità di accoglienza e ospitalità da parte di famiglie e parrocchie.

E di che tipo di capacità ricettiva parliamo?

Una disponibilità di una cinquantina di posti al momento su un potenziale di un altro centinaio. È il lavoro nel quale siamo impegnati in questi giorni, coordinati dalla Prefettura di Treviso.

Avete avviato la raccolta anche di beni materiali?

No, la Caritas italiana ha deciso al momento di non farsi promotrice di questo tipo di raccolta perché finora non c’è un destinatario certo al quale far giungere questi aiuti che rischiano di andare perduti. Sono necessari dei protocolli chiari e precisi da sottoscrivere alla luce di determinati criteri. Infine bisogna considerare il rischio che gli aiuti inviati non giungano a chi ha bisogno realmente, venendo magari intercettati dalle truppe.

Come Caritas siete in contatto con le omologhe degli Stati contermini al Paese in guerra?

Sì: con quelle della stessa Ucraina, della Romania, della Moldavia, con la Spes che è la Caritas ortodossa di Leopoli c’è un contatto praticamente quotidiano.

Che cosa vi riferiscono?

Che la situazione è fortemente drammatica. Noi inviamo loro dei fondi affinché possano acquistare in loco farmaci medicinali e viveri.

Che cosa si può fare e a chi devono rivolgersi i trevigiani che vogliano aiutare gli ucraini?

Contribuire con donazioni di tipo economico. A metà quaresima molto probabilmente la Cei avvierà una colletta in tutte le parrocchie. Chi vuole contribuire singolarmente può consultare in ogni momento il sito della Caritas diocesana sempre aggiornato e può trovare tutte le informazioni. Ma ci si può rivolgere anche alla Regione Veneto e alla Protezione civile.

Altro che si può fare?

Se c’è qualcuno che può offrire posti di lavoro o conosce la lingua per essere di aiuto nelle traduzioni, non esiti a farsi avanti perché sono aiuti importanti. Come il servizio che stiamo allestendo i collaborazione con l’Ordine degli psicologi per il sostegno a chi è riuscito a fuggire dalla guerra.

 


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