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02 dicembre 2022

Cronaca

Divieto di caccia nei propri terreni, Zanoni: "Procedure indecenti"

"La Regione complica la vita ai cittadini"

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Divieto di caccia nei propri terreni, Zanoni:

VENEZIA - “Dopo 15 anni torna il diritto di poter vietare la caccia nei propri terreni ma, come prevedibile, le procedure della Regione mirano a complicare la vita ai proprietari. È un’indecenza, ancora una volta la Giunta Zaia divide il Veneto in cittadini di serie A e B: i primi sono agevolati, gli altri mazziati”.

Così Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico, commenta la delibera numero 226 (pubblicata sul Bur dell’11 marzo) che detta le istruzioni per chiedere il divieto di caccia nei propri fondi. “C’è tempo fino al 10 maggio - avverte - Il proprietario dovrà iscriversi all’Anagrafe del settore agricoltura con l’apertura di un fascicolo presso l’Avepa, dopo essersi procurato lo Spid, rivolgendosi a un Centro autorizzato di assistenza agricola o agli sportelli della stessa Avepa, Quindi dovrà presentare la domanda in via telematica compilando il modulo della domanda dell’applicativo ‘Venat’. Era scontato che invece di semplificare, come assicurato in aula dall’assessore Corazzari al momento dell’approvazione del Piano faunistico venatorio, l’iter venisse complicato ai massimi livelli, al contrario di quanto accade ad esempio per le procedure per gli appostamenti fissi e allevamenti a fini venatori. A dimostrazione di come la lobby delle doppiette detti legge in Veneto; del resto il relatore del Piano era il presidente di Federcaccia. Comunque invito tutti ad armarsi di pazienza e non scoraggiarsi per poter esercitare un diritto garantito per legge, ci sono due mesi di tempo”.

“E proprio questo diritto - sottolinea - è uno dei motivi per il quale lo scorso 2 febbraio ho presentato un dettagliato esposto al Governo, chiedendo di impugnare il piano faunistico venatorio per incostituzionalità. Il limite del 1% della della superficie totale regionale dei terreni su cui vietare la caccia è ingiustificato: non si può concedere un diritto, sancito da norme nazionali, un tanto al chilo. L’esposto - ricorda Zanoni - riguarda anche la percentuale di territorio tutelato, inferiore a quelle previste per legge, i valichi montani non protetti, le oasi naturali fatte in mare aperto o negli aeroporti militari e un’altra decina di questioni”.

 


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