20 ottobre 2020

Cronaca

Dimmi chi sei e ti dirò cosa mangi

| Alberto Prior |

| Alberto Prior |

Dimmi chi sei e ti dirò cosa mangi

Tutti conoscono McDonald’s e tutti almeno una volta nella vita ci sono andati a mangiare. Questa famosa catena di fast-food, spesso al centro di polemiche per via di quello che alcuni definiscono “cibo spazzatura”, mantiene sicuramente un posto di eccellenza nel mercato in cui opera, per due semplici motivi: una vincente strategia di Marketing e l’essere arrivati primi, inventando un modello operativo che ad oggi va sotto il nome di “Metodo McDonalds”.

 

Questo metodo si basa su uno standard di produzione accuratamente documentato (fino a creare per esempio un manuale interno che spiega costruire un Big Mac) e su un sistema di lavoro industrializzato tipo “catena di montaggio”, dove ogni persona che partecipa al processo, si occupa di una piccola e specifica attività.

 

Nel tempo questo modello ha premiato il gruppo McDonald’s Corporation, che ha portato a casa 1,5 miliardi di dollari di utile solo nel Q1 di quest’anno, con una capitalizzazione ad oggi di circa 151 miliardi. La costante e relativa crescita del fatturato è in relazione ad un continuo perfezionamento dei processi produttivi interni con l’ottimizzazione dei tempi di “assemblaggio” e distribuzione del cibo. Un passo importante era stato fatto a suo tempo con l’introduzione dei menù a display per le ordinazioni, volto ad eliminare il tempo di interazione con il personale interno, permettendo loro di concentrarsi sulla catena produttiva.

 

Oggi però questo modello viene nuovamente perfezionato, integrando nei display un intelligenza artificiale e per fare questo, di recente il gigante della ristorazione ha acquisito Dynamic Yield Ltd. Questa società israeliana con sede a New York, si occupa di personalizzazione basata sulla logica decisionale e tecnologie cognitive, ovvero sviluppa degli algoritmi che permettono ai computer di interagire in maniera più naturale con l’essere umano e nello stesso tempo imparare, acquisire ed elaborare dati al fine di personalizzare l’esperienza utente. L’idea di base è quella quindi di ottimizzare i processi azzerando o far tendere a zero, il tempo che oggi una persona impiega nel scegliere cosa mangiare.

 

Questa nuova tecnologia integrata nel menù a display, riconosce il cliente ed è capace di suggerire il menù a lui più gradito, in base a molteplici dati che ha elaborato. Il riconoscimento facciale e le misurazioni biometriche, saranno i primi indicatori utili al fine di reperire tutte le informazioni disponibili su ciascun individuo nella grande rete.

 

Attività svolte su vari siti, social network e altre fonti, diventeranno quindi ben presto i bacini informativi da cui il sistema attingerà i dati, al fine di elaborarli con algoritmi analitici. "La tecnologia è un elemento fondamentale del nostro Piano Strategico, che migliorerà l'esperienza per i nostri clienti, offrendo maggiore comodità e praticità nella scelta del menù", ha affermato Steve Easterbrook, Presidente e Chief Executive Officer di McDonald's Corporation.

 

McDonald's sarà senza dubbio una delle prime società ad integrare la tecnologia cognitiva nei propri punti vendita. Dopo aver testato i primi prototipi su diversi ristoranti negli Stati Uniti nel 2018, inizierà ora una distribuzione su scala di questa tecnologia a partire dai ristoranti Drive, prima negli Stati Uniti e poi a seguire su altri mercati internazionali. Questo è uno dei molti esempi di come l’intelligenza artificiale stia entrando nel quotidiano, relegando gli individui ad essere parte di processi produttivi e avanzando così di un altro passo verso la dissoluzione della relazioni umane.

 



Alberto Prior

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