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01 luglio 2022

Montebelluna

La didattica e i lavoratori museali dimenticati dalla politica

Nel confronto politico per la carica di primo cittadino, i due canditati hanno sorvolato sul futuro della gestione dei servizi didattici museali

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La didattica e i lavoratori museali dimenticati dalla politica

MONTEBELLUNA – «Con la cultura non si mangia» avrebbe detto in passato un ministro italiano, sebbene questi abbia negato di avere mai pronunciato questa frase. Sicuramente con la cultura non si vincono le elezioni, almeno a Montebelluna.

In uno dei confronti politici tra Adalberto Bordin e Loreno Miotto che stanno animando l’autunno montebellunese, è passata in sordina la questione dei professionisti esterni che lavorano (anzi, lavoravano) all’interno dei due musei civici comunali (il Museo di Archeologia e Scienze Naturali e il Memoriale Veneto della Grande Guerra).

Ricordiamo velocemente la questione. Da alcuni anni il Comune di Montebelluna ha esternalizzato i servizi di didattica museale, riguardanti la realizzazione di laboratori per le scuole, le visite guidate, le child room estive e molto altro. Il Comune di fatto promulga ogni due anni un bando di gara per assegnare questi servizi, vinti per lo più da cooperative. Nonostante tutto, nel corso degli anni gli educatori hanno sempre offerto il loro prezioso contributo in collaborazione con la gestione comunale dei musei cittadini, facendo sì che la didattica rappresentasse uno dei fiori all’occhiello dell’offerta culturale montebellunese.

Quando agli inizi del 2021 la nuova cooperativa vincitrice, la veneziana CoopCulture, ha deciso di ridurre gli ingaggi orari, 20 educatori, tra partite iva e lavoratori occasionali, alcuni da oltre un decennio operanti in museo, hanno con rammarico lasciato l’incarico, dopo un duro braccio di ferro con la cooperativa, senza che il Comune fosse riuscito a conciliare le due parti.

Nella serata di confronto tra i due candidati sindaci, alla domanda della moderatrice su come saranno gestiti in futuro i bandi dei due musei comunali, i diretti interessati hanno semplicemente glissato, senza neanche un qualche minimo tentativo di risposta (vedi il video in coda all'articolo).

Contattati gli ex-educatori, questi hanno espresso il proprio rammarico e disappunto, ribandendo nel contempo il proprio pensiero: «Il Comune, se vuole che il servizio didattico (vanto dei suoi musei) sia di qualità, richiedendo nei bandi professionalità ed esperienze di livello, deve garantire anche il giusto trattamento economico per le persone che lavorano. Il Comune può anche esternalizzare il servizio a cooperative, ma queste devono essere in grado di pagare i professionisti con partita iva o di assumere dei lavoratori con contratti dignitosi».

Al futuro primo cittadino, gli ex-educatori richiedono quindi solo una cosa: che la pratica delle cooperative di vincere i bandi praticando il ribasso delle offerte economiche non vada poi a danneggiare il trattamento economico dei lavoratori. Ne va della professionalità e del valore del servizio culturale di Montebelluna.

 

 


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