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30 novembre 2021

Di quando la pelle si crepa e scorgi l'inferno

- Tags: Letteratura

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Nicolas Alejandro Cunial | commenti |

Massimiliano Santarossa Il male hacca edizioni

Massimiliano Santarossa è nato nel 1974 a Villanova (Pordenone). Ha pubblicato i libri Storie dal fondo e Gioventù d’asfalto per Biblioteca dell’Immagine; Hai mai fatto parte della nostra gioventù? e Cosa succede in città per Baldini Castoldi Dalai editore; Viaggio nella notte per Hacca edizioni. Prima di dedicarsi alla scrittura ha lavorato come falegname e operaio in una fabbrica di materie plastiche, e ha trascorso buona parte della propria vita a contatto con i personaggi che ha narrato. I suoi libri sono stati oggetto di diverse rappresentazioni teatrali. Scrive per il «Messaggero Veneto».
 

Accade, talvolta, di trovarsi a chiudere un libro appena ultimato e di non essere in grado di spiegarlo, perché è necessario viverlo, leggerlo e ascoltarlo. Questo è ciò che suggerisce il male, ultima fatica letteraria di Massimiliano Santarossa, uscito in tutte le librerie il 6 novembre per Hacca edizioni.


Santarossa in questo libro non si è limitato a scrivere, ma ha messo in carta una visione, non la sua, ma quella del protagonista: il male, la bestia, Lucifero. Sembra che l’autore se lo sia fatto amico e ne abbia trascritto la testimonianza del suo ultimo viaggio sulla terra, devastata a tal punto, nelle sue strade così come nelle anime di chi le abita, da rendere l’inferno un purgatorio sopportabile. L’incipit tremendamente minimale eppure così efficace:
 

Io sono il male.



ci immerge da subito in un mondo apparentemente parallelo, ma che con lo scorrere delle pagine diviene sempre più intimo. Appare così, in ultima analisi, la stessa società che viviamo, ma che per convenienza preferiamo rifiutare, quasi che a reprimere i sensi taluni palchi amari non esistano, che gli spettacoli d’orrore non vadano in scena, ma esistono anche senza il nostro consenso, anche senza il nostro disgusto. Il male, rappresentato dall’angelo primo, l’angelo caduto, il Diavolo, narra con estremo realismo (paradossalmente, visto il filone narrativo postmodernista in cui si insinua l’opera) e delirante visionarietà una società al limiti della distopia, marchiata dal fuoco del peccato e incapace di redimersi, solo di soffrire per le proprie azioni, ignorando che proprio queste sono la causa de il male sociale, de il male intimo, dell’apocalisse perpetua che ha investito l’uomo.

Santarossa firma dunque la sua opera omnia, dedicandola “a chi prosegue il cammino, nonostante viva sotto un cielo che crolla” perché non dimentica la forza innata nei suoi simili di voler scavalcare i buchi neri della storia, prima che questi ingeriscano ogni bontà lasciandoci marcire nel vuoto che già si è insinuato nelle arterie. Il male è il male che vestiamo, costante come l’alba che ogni giorno scocca di fronte a noi così indifferenti, finti sacri, moribondi. E Lucifero ci osserva sprofondare ai suoi livelli e toccare fondi neri come i suoi occhi, in attesa di giorni più puri. Verranno, ma sempre domani.



 

Per leggere l'intervista a Massimiliano Santarossa, clicca qui.
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