27 novembre 2020

Treviso

Decreto ristori, Confartigianato :“Solo 450 imprese artigiane trevigiane riceveranno i contributi”

Oltre 2mila quelle escluse come: pizzerie al taglio, piadinerie, gastronomie, Sartor: "Il sistema con codici Ateco non funziona"

| Isabella Loschi |

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Vendemiano Sartor

TREVISO - “Solo 450 le nostre imprese con il codice Ateco che rientrano nel Decreto ristori”. Confartigianato Marca trevigiana esprime preoccupazione per le misure contenute nel decreto ristori per sostenere i settori produttivi colpiti dall’ultimo Dpcm del governo.

“Il primo brivido lo abbiamo avuto con il ritorno dei codici Ateco. Un sistema- spiega Vendemiano Sartor, presidente di Confartigianato Imprese Marca trevigiana - che abbiamo criticato pesantemente la scorsa primavera perché dà luogo a discriminazioni: tra gli esclusi dai contributi erogati dal governo, per un ammontare complessivo di 5,4 miliardi, troviamo ad esempio tutte le imprese che svolgono l’attività senza somministrazione, in pratica tutto l’artigianato della ristorazione: pizzerie a taglio, alle gastronomie, rosticcerie, piadinerie, non sono ammesse ai contributi nonostante stiano accusando da tempo vistosi cali di fatturato”. “Ci sono poi molti settori che subiranno un effetto “collaterale” dalle chiusure serali - continua Sartor - si tratta della filiera della produzione alimentare artigiana, dai panifici ai pastifici, i caseifici, salumifici, birrifici e produttori di bevande, le aziende conserviere e della trasformazione dei prodotti orticoli. Ma non solo. Anche aziende del trasporto merci, lavanderie e delle pulizie a cui vanno aggiunte tutte le imprese legate alle cerimonie”.

In totale nell’’artigianato trevigiano avranno diritto ad un aiuto 441 imprese che occupano quasi 1.500 addetti.

“Resta sullo sfondo -sottolinea il presidente- la scarsa efficacia di una spesa di 5,4 miliardi di euro per i ristori. Denaro che avrebbe dispiegato la sua forza di contrasto al coronavirus certamente in misura maggiore se fosse stato dispiegato per il potenziamento preventivo dei trasporti pubblici e nel far rispettare con rigore le misure che puniscano i comportamenti scorretti di singoli cittadini e di operatori anziché stoppare in modo casuale, generalizzato e incomprensibile solo alcune attività.

"Non possiamo passivamente accettare le chiusure laddove c'è stata un'applicazione scrupolosa delle misure imposte dai protocolli di sicurezza e dove è stato verificato che il rischio Covid è sotto controllo”. “Ogni misura presa ha un conto da pagare e -conclude Sartor- il prezzo oggi rischia di essere altissimo per tutte le imprese artigiane”.

 


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