23 ottobre 2021

Oderzo Motta

"Davvero chiudere le scuole è il modo corretto per combattere la pandemia?"

Se lo domanda don Massimo Rocchi, preside dell'istituto opitergino Brandolini, che riflette sul momento così complicato per gli studenti e le loro famiglie

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Brandolini

ODERZO - Chiudere le scuole è il modo giusto per combattere la pandemia? Se lo domanda don Massimo Rocchi, direttore dell’istituto scolastico Brandolini che tanto ha fatto per cercare di tenere aperta la scuola.

Ecco la sua riflessione che ha voluto condividere con OggiTreviso.

«Lunedì 15 marzo è ripresa per tutte le scuole la Dad. Le discussioni, vignette, video e anche manifestazioni di protesta ormai si sprecano. Non è il caso di elencare tutti i disagi personali, familiari, psicologici, relazionali che si stanno creando. I nostri adolescenti si ritrovano così, per la terza volta: da marzo 2020 in presenza solo 2 mesi e mezzo!».

E continua: «Qualche domanda però dobbiamo iniziare a farcela: ma davvero questo è il modo per combattere la pandemia? Che problemi avranno tutti i nostri figli chiusi in casa per un anno, privati, magari proprio nell’anno della loro maggiore età, dei riti di passaggio che tanto sono importanti per la crescita? E chi non ha mai vissuto un esame scritto? Ma anche queste domande possono servire a poco. Chiediamoci invece noi adulti cosa stiamo facendo per loro, come ci stiamo accostando al problema, se con atteggiamento educativo e di attenzione vera ai nostri ragazzi, o semplicemente con uno eccesso di protezione, che non prepara certo alla responsabilità e alla vita».

«Il Collegio Brandolini, come Istituto religioso dedito da sempre ai giovani in ogni tempo, anche in epoche ben più tragiche di questa, si è subito mobilitato in loro favore. Anche questa volta. La Dad è iniziata subito e pienamente a regime, secondo i piani didattici predisposti a inizio anno e con tutte le possibilità di attenzione ai bisogni educativi previsti dal ministero. Ma questo, mi diranno molti di voi, lo stanno facendo tutte le scuole o quasi, anche se alcuni giornali discutono sulle scelte relative ai Bes o ai figli di personale sanitario o di altre categorie essenziali e i mezzi di trasporto cercano di capire quanti studenti ancora si muovono verso la scuola per attività laboratoriali.

La nostra preoccupazione è andata subito verso un impegno didattico immediato e la presenza di tutti i ragazzi con maggiori difficoltà, ma anche a sostegno di tutte le famiglie, considerando le loro fatiche, offrendo loro spazio di dialogo, di formazione e riflessione, attraverso momenti tipici della nostra pedagogia, come la conferenza di mercoledì 17, sul senso di paternità e responsabilità in questo tempo, in questo anno dedicato a san Giuseppe.

Ecco che le figure religiose, da sempre nostro patrimonio prezioso, diventano davvero attuali. E così anche le prassi tradizionali e sempre vive della quaresima e della preparazione alla Pasqua che cercheremo di vivere con i nostri allievi e le nostre famiglie almeno on-line, valorizzando il canale video della nostra Aps Murialdo Oderzo, con video di animazione, riflessione e preghiera».

«E questo tempo di preparazione alla Pasqua diventa anche motivo per formarci alla Speranza, quella vera. Andrà tutto bene, si scriveva lo scorso anno, uno slogan che non mi era piaciuto da subito e che si è dimostrato non vero. Educare alla Speranza vera significa ricordarci che la nostra vita non è del tutto in nostro potere, che occorre affidarsi alla scienza e alla medicina certamente, ma ricordando (e lo stiamo constatando) che anche questi sono strumenti e non degli assoluti».

«Forse occorre ritornare ad affidarsi a chi della vita e della realtà ce ne ha fatto dono. Forse così saremo più saggi, forse così riusciremo a risollevare un po’ questi ragazzi e questi giovani, di nuovo rinchiusi in casa, aiutandoli ad aprire almeno una finestra sulla Vita, quella vera».
 

 

 



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