22 settembre 2021

Lavoro

DATI SU CUI RIFLETTERE

Aumento della disoccupazione e aziende non sanabili

| Claudio Bottos |

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| Claudio Bottos |

PNRR - Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

LAVORO - Sono usciti oggi i dati ISTAT sulla disoccupazione in Italia a febbraio 2021. Il documento, che si può leggere qui, dice che le ripetute flessioni congiunturali dell’occupazione – registrate dall’inizio dell’emergenza sanitaria fino a gennaio 2021 – hanno determinato un crollo dell’occupazione rispetto a febbraio 2020 (-4,1%) con una perdita di 945.000 posti di lavoro. La diminuzione coinvolge uomini e donne, lavoratori dipendenti con una perdita di 590.000 unità e lavoratori autonomi con una perdita di 355.000 unità, di tutte le classi d’età. Il tasso di occupazione scende, in un anno, di 2,2 punti percentuali. A queste persone bisogna dare un sostegno in base alla loro situazione familiare ed economica e, anche per questo motivo il nostro paese si sta indebitando.

Sempre oggi il FSB (Financial Stability Board), organismo internazionale che ha lo scopo di promuovere la stabilità del sistema finanziario internazionale, ha emanato un documento che, partendo dalle progressive proroghe sulle moratorie sui prestiti bancari in Italia durante la pandemia, considerate una delle principali forme di sostegno alle imprese, dice che ritirare tali misure di sostegno, prima che le prospettive macroeconomiche si siano stabilizzate potrebbe avere rischi significativi e immediati per la stabilità finanziaria. Allo stesso tempo, sempre nel documento si leggere che, se gli aiuti sono mantenuti troppo a lungo, si potrebbero accumulare rischi per la stabilità finanziaria. In sostanza viene detto che le misure relative alle moratorie vanno bene, che non si possono togliere subito perché si potrebbe esserci un rischio finanziario immediato (le aziende non riescono a rientrare degli impegni finanziari e per gli istituti di credito ci sarebbe un grosso problema), ma bisogna far attenzione al tempo in cui si dovranno togliere queste moratorie e sarà inevitabile che molte aziende, che non sono sane, non hanno un modello di business adeguato, hanno poche prospettive di crescita per settore o tipologia di prodotto/servizio, ecc. non saranno in grado di rispettare gli impegni assunti e dovranno chiudere. In questo si legge un segale, del FSB al sistema italiano, di cui avevo già scritto in questo articolo, e che Draghi ha ripetuto più volte, ossia che non devono più essere aiutate e vanno chiuse le aziende cosiddette “zombie” in crisi prima della pandemia e rimaste in piedi grazie ai sussidi pubblici.

Sembra una specie di cortocircuito, nel senso che le aziende che chiuderanno faranno aumentare, per un certo periodo, il numero dei disoccupati ma, allo stesso tempo, le aziende sane saranno in grado di crescere e creare nuovi posti di lavoro. In questo serve uno sforzo di tutti gli attori in campo, dagli istituti di credito che devono valutare non solo i bilanci, ma anche le prospettive di crescita delle aziende, agli imprenditori e manager che devono dimostrare di gestire bene ed avere sotto controllo le aziende, ai professionisti che affiancano imprenditori e manager e i dipendenti che dovranno formarsi su nuove competenze e/o migliorare quelle che già posseggono. Si tratta di un gioco di equilibrio tra lo stato, che deve mettere a diposizione del sistema i fondi adeguati e le riforme necessarie per la crescita, le imprese sane, che vanno aiutate per far crescere il sistema produttivo, le imprese “non sanabili”, per capire quali sono e quale impatto avrà la loro chiusura sugli occupati in meno, e sul sistema bancario valutando di quanto potrebbe essere il buco lasciato da queste imprese.

Qualcuno potrebbe chiedersi, perché non aiutiamo tutte le imprese? Non è possibile perché il danno che viene provocato al sistema da imprese che non creano ricchezza è superiore al danno immediato di chiusura delle stesse. Tenerle in piedi è come continuare ad immettere acqua in un tubo che ha molti fori e perdite, un po’ d’acqua alla fine arriva, ma la maggioranza si perde nel tragitto con costi maggiori dei benefici. Se ad esempio dico Alitalia vi viene in menta qualcosa? Ricordo che ci è costata fino ad oggi circa 13 miliardi di euro.

Qui ci giochiamo il futuro, per questo è fondamentale il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che dovrà essere predisposto dal nostro Paese, entro il 30 aprile, per accedere ai fondi di Next Generation EU (NGEU), il nuovo strumento dell'Unione europea per la ripresa che integra il Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027. A quanto pare i soldi ci sono, bisogna spenderli bene. 

di Claudio Bottos (Consulente del lavoro e di direzione strategica aziendale)

 


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