02 marzo 2021

Vittorio Veneto

Dalla Tunisia a Lignano con la barca a vela: l’avventura dei pensionati Emilio e Fiorella

Ritornati in patria tra mille peripezie per una vita all’arrembaggio

| Clara Milanese |

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Emilio Marchioni e Fiorella

CORDIGNANO - 73 anni, 22 diverse esperienze lavorative, ma soprattutto 21 giorni in barca a vela per rientrare dalla Tunisia: sono i numeri di Emilio Marchioni, originario di Cordignano e attualmente residente a Vigonovo di Fontanafredda. Insieme a lui, la moglie Fiorella, di Fregona, ritrovata lungo il cammino della vita: “È la seconda – mi spiega – nel senso che ci siamo sposati, separati per anni e poi risposati otto anni fa”.

Uomo da sempre sportivo e amante dell’avventura, nella sua vita ha praticato qualsiasi tipo di sport, scoprendo per il mare una predilezione particolare: “Da piccolo andavo sempre in vacanza a Jesolo con un amichetto – racconta Emilio – da lì abbiamo capito quanto ci piacesse il mare. Crescendo, il mio amico ha cominciato a costruire gommoni, tanto che nel ’95 abbiamo fatto Genova – Parigi – Londra con un gommone da 2,30 metri”.

Con lo stesso spirito d’avventura, sei anni fa si è trasferito in Tunisia insieme a Fiorella: “È successo quasi per scherzo! Abbiamo fatto un viaggio da pensionati, ci è piaciuto e abbiamo deciso di fermarci. Lì ci siamo subito ambientati, eravamo nei pressi di Sous, che essendo zona turistica non manca di nulla. Ci siamo ben presto fatti degli amici e io ho trovato lavoro come consulente per una fabbrica che fa casse da morto”.

Due anni fa si è poi presentata un’occasione unica: “Vendevano, a un prezzo davvero conveniente, una barca a vela che era appartenuta a un notaio di Roma. Non avevo mai viaggiato per mare da solo, ma ho voluto buttarmi: ho venduto la macchina e preso questa barca di 41 anni! Era da sistemare completamente, così l’ho portata in cantiere e le ho donato nuova vita”.

Quest’anno, causa Covid-19, la coppia ha deciso di ritornare in Italia, dove ha due figlie e nipoti. Quale miglior occasione, allora, per sfruttare l’imbarcazione? “Mia moglie non era affatto d’accordo sul viaggio, mi diceva: “Non ce la fai!”, ma io quando mi metto in testa una cosa, la faccio eccome, soprattutto se sembra impossibile”.

E così il 20 ottobre scorso sono salpati da Monastir con direzione Marsala: “È stato un periodo strano, i primi tre giorni mia moglie è stata male e ho dovuto arrangiarmi in tutto. In barca mancava solo il radar e, sembrerà difficile da credere, ma in mare c’è di tutto: una svista e rischi di andar sotto”. La fortuna di Emilio, che per lavoro ha girato l’Italia da cima a fondo, è quella di avere amici in ogni angolo del Bel Paese: “In 25 ore siamo arrivati a Marsala, dove siamo stati accolti e ristorati da amici di lunga data, prima di ripartire verso Milazzo”.

Da lì, la ripartenza attraverso lo stretto di Messina e l’approdo in Calabria, dove si è inaspettatamente scatenato “l’inferno”: “Eravamo a Roccella Ionica quando si è abbattuta su di noi una tempesta: il vento soffiava a 100 km/h e ha fatto partire la pompa del motore. C’era fumo in cabina, la barca faceva surf. Ho schivato la Calabria e mi son fermato a Crotone, dove in un‘oretta ho aggiustato il motore e sono ripartito fino a Santa Maria di Leuca”.

Per miracolo gli sposi sono riusciti ad approdare a Monopoli, dove la barca ha deciso di non partire più: “L’intoppo ci ha bloccati per cinque giorni, ma fortunatamente siamo riusciti ad aggiustarla di nuovo e a salpare verso nord. Fano è stata l’ultima tappa, poi dritti in direzione Lignano”. Partiti alle prime luci dell’alba del 12 novembre, prima della mezzanotte sono entrati in porto sani, salvi e con una nuova indimenticabile esperienza da raccontare.

 


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Clara Milanese

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