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19 agosto 2022

Lavoro

Dal 15 luglio entra in vigore il nuovo codice della crisi d’impresa

Arrivati i primi avvisi di adeguamento dall’AdE e a breve arriveranno quelli di INPS e INAIL

| Claudio Bottos |

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| Claudio Bottos |

codice della crisi d’impresa

LAVORO - Il 15 luglio 2022 entra in vigore il nuovo codice della crisi d’impresa come già illustrato in questo mio articolo. Il testo finale modificato con lo schema D.lgs. del 17 marzo 2022 che attua anche la Direttiva Insolvency (UE) 2019/1023 è stato approvato il 15 giugno 2022. Il codice estende quanto già previsto nell’art. 2086 del Codice civile per l’imprenditore collettivo, anche all’imprenditore individuale il quale deve adottare misure idonee a rilevare tempestivamente lo stato di crisi ed assumere senza indugio le iniziative necessarie per farvi fronte. I principali segnali di allarme interni della probabile crisi d’impresa, che il codice prevede sono in sintesi: a) l'esistenza di debiti per retribuzioni scaduti da almeno trenta giorni, b) l'esistenza di debiti verso fornitori scaduti da almeno novanta giorni, c) l’esistenza di esposizioni nei confronti delle banche e degli altri intermediari finanziari che siano scadute da più di sessanta giorni. Oltre a questi segnali interni, la norma prevede che gli enti pubblici qualificati (INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Entrate-Riscossione) devono inviare all’organo amministrativo (titolare dell’impresa, amministratore, ecc.) e all’organo di controllo (sindaci o revisori) quando presente, una comunicazione relativa agli omessi versamenti.

Alcune comunicazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate sono già partite e si è visto un vivace dibattito sulla stampa tra addetti ai lavori e imprenditori, tant’è che l’Agenzia delle Entrate ha emesso un comunicato stampa il data 1° luglio 2022. Nel comunicato precisa che l’art. 30 sexies del D.L. 52 del 2021 prevede che, a partire dalle comunicazioni periodiche Iva relative al primo trimestre 2022, l’Agenzia delle Entrate segnali al contribuente gli omessi versamenti superiori a 5.000 euro al fine di consentire alle imprese di valutare l’eventuale ricorso alla composizione negoziata con l’obiettivo di prevenire lo stato di crisi. Viene precisato che non si tratta di una iniziativa autonoma dell’Agenzia delle Entrate ma di un sistema di allerta a vantaggio dell’impresa per intercettare possibili crisi finanziarie. La stessa cosa è prevista per gli altri enti pubblici qualificati. Sono quindi attese comunicazioni alle imprese che omettono versamenti di imposte e contributi. Queste, o versano quanto dovuto o dovranno esaminare con attenzione la situazione economico finanziaria ricorrendo anche al test di risanamento che le CCIAA mettono a disposizione sul sito https://composizionenegoziata.camcom.it ed eventualmente di accedere alla composizione negoziata, chiedendo la nomina dell’esperto.

Nella fase di test, una delle voci che viene richiesta è la stima del margine operativo lordo normalizzato annuo per verificare il grado di difficolta e i tempi del risanamento. Per ottenere questa stima, se non viene realizzato un budget economico credibile e realizzabile, il valore inserito risulta poco affidabile e di conseguenza anche la possibilità di risanamento dell’impresa. Prevedo una lunga lista di imprenditori che, non avendo versato imposte e/o contributi, riceveranno l’invito-consiglio dagli enti pubblici qualificati, e si recheranno dal professionista di riferimento (consulente del lavoro, commercialista o tributarista) per chiedere cosa devono fare.

La soluzione passa inevitabilmente per l’attivazione, da parte delle imprese, degli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili e, in merito a ciò, i professionisti di riferimento dovranno dare risposte ai clienti, se hanno le giuste competenze. In alternativa dovranno creare o entrare in una rete con altri professionisti che sono in grado di guidare le imprese, grandi o piccole che siano, a adeguare gli assetti per rispondere al nuovo concetto di crisi che, il nuovo codice descrive come lo stato del debitore che rende probabile l’insolvenza, che si manifesta con l’inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte alle obbligazioni nei successivi 12 mesi. Dovranno invece guidare le imprese in crisi alla costruzione di piani di risanamento. Come spesso accade nel nostro paese, il salto culturale viene calato dall’alto con delle norme che non sono costruite con gli imprenditori e i professionisti, dimostrando quanto sia lontano il legislatore dalla realtà quotidiana delle imprese.

 

di Claudio Bottos

(Consulente del lavoro e di direzione strategica aziendale)

 

 

 


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Claudio Bottos
Consulente del lavoro e di direzione strategica aziendale

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