24 febbraio 2021

Treviso

Culle vuote in Italia e a Treviso. Ma invertire la rotta si può

Don Francesco Pesce, presidente del Centro della Famiglia: "La prima cosa da fare è stare accanto alle giovani coppie che temono di mettere al mondo un figlio".

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Culla vuota

 

FOTO - culla vuota (immagine di repertorio) e don Francesco Pesce

 

TREVISO - Culle vuote nella Marca. Chi dal lockdown sperava e si aspettava che si ricominciasse a nascere, rimane, per il momento almeno, abbastanza deluso. Per altri continua invece a rappresentare una fonte di preoccupazione. Don Francesco Pesce (nella foto) è il presidente del Centro della Famiglia di Treviso. “Si tratta di una emergenza sociale” – premette senza giri di parole.

Una emergenza con quali conseguenze?

Sia per gli effetti che ha per il futuro dell’Italia, sia per il vissuto di coppie e famiglie.

 

Perché c’è tutta questa difficoltà a mettere al mondo figli?

 

I dati sul calo della natalità toccano e svelano le difficoltà di tante coppie in questo ambito: chi non riesce a raggiungere una gravidanza; chi sceglie di posticiparla; chi ancora di non metterla in progetto a causa anche di motivi economici. Il numero di figli desiderati è due, la media italiana è 1,29.

 

E a Treviso?

 

La settimana scorsa un giovane, spostato da cinque anni e che alcune settimane fa mi aveva confidato che sua moglie era incinta, mi ha telefonato per informarmi che aspettano due gemelli. Ha aggiunto: “Come faremo adesso? Riusciremo con i soldi? La nostra casa è piccolissima”.

 

Molte giovani coppie provano di queste paure?

 

Il fatto che una coppia si senta in balia di se stessa e non possa contare su altri aiuti, se non i familiari di origine, non permette di guardare al futuro.

 

Invertire la rotta si può?

 

L’esempio della Germania conferma che si può fare in altro modo. La Germania aveva un tasso di natalità in continua diminuzione. Con la crisi del 2008, però, la tendenza si è invertita, grazie a politiche mirate.

In Italia invece?

 

In Italia abbiamo risposto in tutt’altro modo a quella crisi, con l’effetto di una diminuzione crescente del numero delle nascite. È chiaro che siano urgenti politiche che non abbiano come orizzonte le prossime elezioni, ma che rilancino in avanti il Paese, che indichino una direzione.

 

Il Centro della Famiglia quali interventi mette in atto?

 

Alcune iniziative, su più fronti: il percorso famiglia fertile, un aiuto concreto alle coppie che non riescono ad avere figli, in collaborazione con ULSS 2 Marca Trevigiana; la formazione per nuove famiglie e coppie sposate che diventano capaci di farsi attente ai bisogni degli altri nuclei familiari.

 

Molto frequentato e apprezzato per la professionalità è anche il consultorio.

 

E’ un consultorio familiare sociosanitario accessibile a tutti, per rispondere ai numerosi e complessi bisogni delle famiglie.

 

Per quanto riguarda invece le politiche familiari?

 

Continuiamo a sensibilizzazione su famiglia e natalità gli amministratori locali, il mondo dell’impresa, e l’ambito accademico. Stiamo promuovendo il “fattore famiglia”, un correttivo dell’Isee messo a punto dall’Università di Verona, che tiene conto dei reali carichi familiari. Alcuni Comuni l’hanno adottato. Infine ci siamo spesi per l’assegno unico universale, che a luglio è stato approvato all’unanimità alla Camera.

 

Alla politica, a tutti i livelli, cosa chiede?

 

Città a misura di famiglia (piste ciclabili, parchi); scuole aperte tutto il giorno per ragazzi e famiglie; sostegno del lavoro femminile; politiche abitative agevolate per giovani sposi.
 

 


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Roberto Grigoletto

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