22 giugno 2021

Treviso

"La crisi pandemica si abbatte sui cittadini stranieri della Marca"

Lavoro, difficoltà abitativa e marginalizzazione: "Serve un impegno comune per combattere le crescenti disuguaglianze"

| Isabella Loschi |

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| Isabella Loschi |

TREVISO - Lavoro, scuola, giovani e donne. La crisi pandemica acuisce il disagio, economico e non solo. E per la prima volta nell’anno segnato dalla pandemia, a soffrirne in quasi egual misura sono sia gli italiani che i cittadini stranieri della Marca.

Secondo il report sulla presenza di cittadini stranieri in provincia di Treviso realizzato da Cisl, Anolf, Caritas, Migrantes, La Esse e Una Casa per l’Uomo, l’impatto della pandemia sulle dinamiche demografiche generali si stima possa avere conseguenze particolarmente importanti. Da un lato l’ulteriore incremento del saldo naturale negativo, dall’altro la riduzione dei movimenti migratori, destinati però a riprendere nel prossimo futuro.

L’incidenza degli stranieri è destinata in ogni caso a restare sui livelli già conosciuti. Di qui l’importanza crescente di questa componente della popolazione che ha ormai un ruolo fondamentale e strutturale nel nostro territorio, soprattutto nelle fasce in età lavorativa e in genere più giovani.

Alla fine del 2019 sono 90.293 i cittadini stranieri residenti in provincia di Treviso e rappresentano il 18,6% del totale regionale con una incidenza sul totale dei residenti nella Marca è pari al 10,2%, un dato leggermente superiore rispetto alla media nazionale (8,4%) e regionale (9,9%).

I nuovi nati stranieri in provincia di Treviso, nel 2019, sono stati 1.263 pari al 20,3% del totale (-2,8% rispetto al 2018) e gli studenti con cittadinanza non italiana iscritti alle scuole della provincia nell’anno scolastico 2018/19 sono stati 17.828, pari al 13,4% sul totale degli alunni della Marca. Si rafforza anchela presenza di studenti nati in Italia da genitori stranieri: sono circa 12.860 (12.722 nell’a.s. 2017/18) e rappresentano il 72% del totale degli alunni stranieri nel sistema scolastico e formativo provinciale. Gli occupati stranieri nel 2019 sono poco meno di 43mila, rappresentando l’11%, della forza lavoro complessiva.

Ma le situazioni di fragilità e i cambiamenti che la pandemia ha causato colpiscono purtroppo negativamente i cittadini stranieri: dalla spinta tecnologica e alla crescente necessità di digitalizzazione, così come i mutamenti nell’assetto del sistema economico e produttivo locale rischiano di emarginare alcuni lavoratori che spesso sono costretti ad accettare impieghi precari o non regolari pur di non perdere il lavoro. Dall’altro lato la chiusura delle scuole ha costretto spesso le donne ad occuparsi dei figli a casa, spesso non riuscendo a seguirli per poca conoscenza della lingua o degli strumenti informatici, e li ha costretti a rinunciare alle poche occasioni di socialità, emarginandoli ancora di più.

“La povertà si sta abbattendo su un numero crescente di persone e famiglie
- spiegano i responsabili dello studio -. Le fatiche più rilevanti sono in ordine alla fragilità educativa, di genere e relazionale, oltre alle difficoltà relative all’occupazione e all’abitare. Questo disagio sta indebolendo il tessuto comunitario, alimenta tensioni e aumenta le distanze tra ricchi e poveri, tra chi si scopre più fragile e chi è comunque più garantito. In questo clima, gli immigrati, soprattutto coloro che stavano acquisendo competenze e strumenti, stanno pagando un prezzo molto alto". 

Da qui l’appello degli autori dell’analisi: “Dobbiamo metterci tutti in gioco per promuovere un cambiamento di mentalità in ordine alla questione, che si traduca in un cambiamento culturale. Occorre fare squadra per unire competenze e risorse affinché diventino la base da cui ripartire insieme. È necessario vincere la logica individualista e ripensare un territorio in cui ogni risorsa venga riconosciuta e rivalutata”.

 


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