06 marzo 2021

Lavoro

CRISI DA COVID-19 E BILANCI DELLE IMPRESE

Il magazzino come elemento per i possibili falsi in bilancio?

| Claudio Bottos |

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| Claudio Bottos |

bilancio

La crisi economica, causata dalla pandemia da coronavirus, che sta attanagliando molte imprese potrebbe portare con sé il problema dei falsi in bilancio. Solitamente, la maggior parte delle persone non esperte di bilanci, associa il falso in bilancio alla emissione di fatture false per prestazioni e/o cessione di beni inesistenti e sovra o sottostimati. Questi casi, da quanto si vede nelle statistiche o si legge sulla stampa, sono fortunatamente pochi e sempre meno ricorrenti.

 

Ma allora, vi chiederete, perché affrontare un tema come questo? Per il semplice motivo che la crisi in atto, dalla quale ci vorrà del tempo per uscirne, pone alle aziende la tematica del bilancio in funzione dello stato economico-finanziario in cui versano e delle relazioni che hanno con alcuni dei loro principali stakeholder (i portatori di interessi), primi fra tutti le banche e poi fornitori e clienti.

 

L’impresa che ha bisogno di sostegno finanziario sia dalle banche, con erogazione di aperture di credito o finanziamenti a medio-lungo termine, sia dai fornitori, per ricevere forniture a credito, deve dimostrare, tramite il bilancio, di avere una situazione che garantisca la continuità aziendale e la sostenibilità del debito. Se questa situazione nella realtà non c’è, l’azienda è portata a falsificare il bilancio per nasconderla. La voce più ricorrente, che viene alterata nel bilancio è quella che riguarda le rimanenze di magazzino.

 

Questa voce influenza il conto economico e può determinare la chiusura dell’esercizio con una perdita o un utile d’esercizio perché il costo del venduto è dato dalle rimanenze iniziali ad inizio esercizio (che sono quelle finali dell’esercizio precedente), più gli acquisti dell’esercizio, meno le rimanenze finali. Un esempio numerico per chiarire. Se ci sono 100.000 euro di rimanenze iniziali, 500.000 euro di acquisti nell’esercizio e 200.000 euro di rimanenze finali, il costo del venduto (il valore della merce venduta) è di euro 400.000 (100.000+500.000-200.000=400.000).

 

A questo punto è facile capire come poter influenzare il conto economico. Un altro esempio può ancor meglio chiarire come le rimanenze possono influenzare il risultato d’esercizio. Supponiamo che l’impresa che ha il costo del venduto di euro 400.000, abbia ricavi per 650.000 euro e altri costi per 200.000 euro. In questo caso chiuderebbe con un utile di esercizio pari ad euro 50.000, dato da 650.000 euro di ricavi, meno 400.000 euro di costo del venduto per merce, meno 200.000 di altri costi (Ricavi-Costi=utile o perdita di esercizio se i costi sono maggiori dei ricavi). Se le rimanenze di magazzino, nella realtà, invece che 200.000 euro fossero 100.000 euro, l’impresa avrebbe chiuso con una perdita di 50.000 euro, anziché con un utile. Infatti, il costo del venduto reale sarebbe di euro 500.000 (100.000+500.000-100.00), e di conseguenza il conto economico chiuderebbe con la perdita di euro 50.000 (650.000-500.000-200.000=-50.000).

 

Ritornando a quanto detto sopra, circa i motivi per cui l’impresa dovrebbe dimostrare di non avere una situazione troppo critica, si capisce perché potrebbe essere portata a dichiarare un valore delle rimanenze di magazzino diverso da quello reale. Quello che spesso non viene valutato in queste situazioni, sta nel fatto che le rimanenze finali gonfiate nel loro valore, si trasformano in un costo per l’esercizio successivo, il che porta spesso l’impresa nella spirale di dover sopravalutare le rimanenze ogni anno, fino a quando la situazione diventa insostenibile e non più credibile agli occhi di chiunque guardi un bilancio, con ovvie ripercussioni sulla gestione finanziaria. Se l’impresa, di cui all’esempio di prima, aumentasse ogni anno il valore delle rimanenze di circa 100.000 euro, dopo tre anni avrebbe delle rimanenze pari al valore degli acquisti in anno.

 

Diventa semplice, anche per un occhio poco esperto, capire che siamo in presenza di un falso in bilancio creato per nascondere le perdite di gestione. Oltremodo le rimanenze finali di magazzino, si trovano anche nelle attività del conto patrimoniale del bilancio, tra il capitale circolante e, ad una eventuale richiesta di credito presso un qualsiasi finanziatore l’impresa potrebbe sentirsi dire che, invece di chiedere affidamenti o finanziamenti dovrebbe abbassare il magazzino acquistando meno merci e vendendo quelle in giacenza. Siccome la giacenza è fittizia e non reale, la situazione diventa insostenibile con le conseguenze nefaste che tutti conosciamo. Queste sono situazioni che dovrebbero indurre imprenditori e professionisti che li seguono, ad analizzare a fondo la reale situazione dell’impresa e l’importanza che hanno certe voci, non solo sugli effetti del bilancio, ma soprattutto sulla reale gestione aziendale, per capire se realmente l’impresa realizza margini o perdite, per intervenire in tempo con azioni correttive e preventive per garantire la continuità aziendale o attivando operazioni di risanamento.

 

 


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