22 aprile 2021

Nord-Est

Crisanti: "Con lockdown a Nalale, ora impianti sci aperti"

Il virologo: "Variante inglese al 70% in 15 giorni"

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Andrea Crisanti

PADOVA - "La variante inglese in 15 giorni passa dal 10% tranquillamente al 60-70%, con le conseguenze che abbiamo visto in Inghilterra con più di 2mila morti al giorno. Bisogna mettersi una cosa in testa: l'agenda non la decidono né i politici né gli esperti, la decide il virus. Finché non lo controlliamo, la realtà è questa e bisogna mettersi l'anima in pace". E' il monito lanciato dal virologo Andrea Crisanti, intervenuto ad 'Agorà' su Rai3.

 

La variante Gb di Sars-CoV-2 spaventa per la sua maggiore trasmissibilità. Quanto ai dati che indicherebbero anche una maggiore letalità, Crisanti è più cauto: "Sulla letalità c'è ancora un dibattito, perché è molto difficile discriminare l'effetto sulla saturazione del sistema sanitario. Quando ci sono molti casi, chiaramente le persone vengono anche curate meno bene, quindi è molto difficile districare questo fattore confondente".

 

Il virologo ha sottolineato la necessità di misure tempestive, anche guardando indietro alle scelte prese alla fine della prima ondata di Covid-19. "Ha fatto benissimo Walter Ricciardi", il consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, "a sollevare l'allarme" sulla necessità di fare un lockdown totale. "Perché i politici anche nel passato si sono mossi sempre in ritardo, sempre". "Io penso che il ministro Speranza sia stato consigliato a volte bene, a volte meno bene, ma sicuramente se ha avuto un problema è stato quello di esitare di fronte a spinte di parte - ha affermato l'esperto - Se noi a maggio avessimo prolungato il lockdown per altri 15-20 giorni avremmo azzerato i contagi e avremmo potuto blindare l'Italia", metterla in sicurezza, "e probabilmente oggi staremmo in una situazione vicina a quella della Corea del Sud o della Nuova Zelanda. Ma naturalmente c'era chi doveva aprire le spiagge, chi doveva fare le discoteche. Era un continuo. L'agenda, ribadisco, la detta il virus, non il politico o il commerciante. Non discuto, saranno sicuramente interessi legittimi, ma se continuiamo così non ne usciamo più".

 

Crisanti è convinto che "se avessimo fatto il lockdown a dicembre e poi ora il controllo delle varianti, noi oggi avremmo gli impianti" sciistici "aperti probabilmente". Per l'esperto, "è stata una sfortuna che la decisione" di prorogare lo stop di queste attività "sia stata presa con così poco anticipo. Io - ha spiegato ad 'Agorà' su Rai3 - sono il primo che ha sempre detto che ci vuole trasparenza e che bisogna dire le cose con largo anticipo per prepararsi. Però è anche vero che abbiamo saputo per la prima volta che la variante inglese aveva un'incidenza del 17-18% 5 giorni fa, perché finalmente 5 giorni fa è stato fatto il primo campionamento a tappeto in Italia ed è chiaro che una percentuale del 17-18% non poteva essere ignorata". Ma, ha aggiunto, "teniamo presente che questo è stato fatto per il bene degli italiani, non contro qualcuno. L'agenda qui la detta il virus, se a un certo punto la variante inglese è al 17%, che dobbiamo fare se lo abbiamo saputo 5 giorni fa? Dovevamo mantenere gli impianti aperti per fare in modo che si diffondesse e arrivasse al 30-40% con centinaia di morti?", ha provocatoriamente domandato il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell'Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia dell'ateneo cittadino.

 

"Un lockdown sarebbe stato necessario sotto Natale - ha ribadito Cristanti - Se lo avessimo fatto, non avremmo le varianti al 20% e potremmo programmare questo periodo in maniera completamente diversa. Se non c'è trasmissione, non c'è diffusione delle varianti, quindi avremmo potuto tranquillamente evitare di arrivare a questo punto".

 


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