29 novembre 2020

Politica

Covid: Zaia, ok dal Ministero ai tamponi dai medici di base

"Ci sarà accordo nazionale, potremmo eliminare code”

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zaia

VENEZIA - "Vogliamo portare avanti l'idea che i medici base facciano i tamponi. Se tutti i medici di base si occuperanno di fare tamponi ai pazienti che ne hanno bisogno e di attivare la sorveglianza non avremo più nessuna coda". Lo ha detto il presidente del veneto Luca Zaia. "La proposta l'ho presentata al ministero - ha aggiunto - ho avuto la notizia che questa settimana si chiude, i medici faranno un accordo nazionale che dia un precetto, e non lo si faccia più su base volontaria".

Il presidente del Veneto oggi in conferenza stampa ha quindi voluto precisare: "Non ho mai fatto polemica, ma questo provvedimento non ci voleva, e facciamo fatica a farlo accettare. Faccio appello al Governo perché lo riveda. Non ci sono dati di sanità pubblica - ha aggiunto - che dimostrino che ristoranti o palestre siano responsabili dell'infezione. Avevo chiesto la chiusura alle 24.00, poi il punto caduta era stato fissato alle 23.00, ma neanche questo; chiudere alle 18.00 vuol dire farli chiudere per sempre. Sono realtà che hanno rispettato in maniera ossequiosa le linee guida, senza focolai o comportamenti delinquenziali da parte degli imprenditori. Non ne faccio un discorso paternalistico, hanno avuto coraggio di investire e di adeguarsi alle linee guida".

Quanto alla dad a scuola Zaia ha affermato che: "Avevo pronta un'ordinanza in cui c'era scritto il 50% di didattica a distanza, ma oggi firmo un'ordinanza per la chiusura al 75%, non ho alternative, ma non ce l'ha nessuno dei miei colleghi. Il Dpcm - ha aggiunto - dice che ci devono pensare le Regioni ma poi mette l'obbligo del 75%. Io lo trovo assurdo. La mia ordinanza non toccava le attività produttive, ma quelle scolastiche e la formazione professionale. Entrerà in vigore da dopodomani, non voglio mettere nei casini le scuole".

 

"Il tema degli assembramenti non ha niente a che fare con ristoranti". Lo ha ribadito il presidente del veneto Luca Zaia, commentando il Dpcm. "Avevo chiesto - ha continuato - di insistere di più nel contenimento degli assembramenti all'aperto, che prescindono dalle attività, le piazze, lo struscio. E poi insistendo di più sull'obbligo di mascherina. E poi sulle scuole avrei voluto porre il ragionamento su diminuire la pressione demografica. Avevo posto la questione dei tamponi ai medici di base, si è tradotto in un'osservazione della Conferenza delle Regioni, non condividendo ragionamento attività produttive", ha precisato. Secondo Zaia "sembra un governo consigliato da chi legge la letteratura internazionale, sulla Svezia o altrove. Tutto ok, ma abbiamo regole di sanità pubblica", ha concluso.

 

Sulla situazione sanitaria in Veneto il presidente Zaia ha dichiarato: "Il virus c'è e comunque va affrontato per quello che è. Ma in Veneto significa che non c'è emergenza sanitaria. Negli ospedali - ha precisato - si sente la pressione, nelle malattie infettive, nelle pneumologie e nell'organizzazione delle terapie intensive. Ma la comunità qui sta tentando di gestire bene l'aspetto sanitario", ha concluso. 

 

Inevitabilmente si è parlato anche del “caso Bolzano”, nel corso della conferenza stampa odierna: "L'ordinanza della Provincia di Bolzano? Loro hanno l'autonomia". Sulla possibilità di deroghe al Dpcm da parte della Regione: "stiamo verificando - ha aggiunto - anche questo aspetto dal punto di vista giuridico, ma per le Regioni a Statuto ordinario la norma è inclemente. Se potessi, metterei l'apertura dei ristoranti fino alle 24.00, mi sembra sufficiente per operatori che hanno sempre rispettato il protocollo sanitario. Il Governo abbia il coraggio di dare alle Regioni la facoltà di decidere in base ai piani di sanità pubblica".

 

A chi gli ha chiesto la possibilità ipotetica di riaprire i bara ha risposto: "Per quello abbiamo fatto referendum sull'autonomia. Un'ordinanza per riaprire bar e ristoranti? La risposta è magari. Se siamo andati a fare un referendum per l'autonomia - ha aggiunto - la ragione è questa, non i soldi. Solo Trento e Bolzano hanno potuto farlo. Ma se vogliono rompere il 'muro del suono" potevano farli aprire alle 24.00, non alle 23.00", ha concluso.

 


Zaia in fine ha sostenuto che: "Le mie critiche a questa scelta del governo non hanno una componente politica, e neanche questione di irresponsabilità verso virus, ma di obiettività. Non ho dati epidemiologici - ha ribadito Zaia - per giustificare questo. Fosse stato un Dpcm contro gli assembramenti lo avrei firmato in bianco. Ma questo Dpcm in 26 pagine si contraddice: che senso ha che un ristorante crei problemi e un museo no? E' una scelta politica, non epidemiologica. Mi chiedo perché non ci sono i centri commerciali. Io difendo la cultura, ma non si capisce la base per la scrittura del Dpcm. E non è irrilevante che tutte le Regioni, assieme, si siano schierate contro".

 

 

 

 

 


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