22 giugno 2021

Cultura

Covid: WWF, una natura in salute è la migliore assicurazione per il nostro benessere

I dati evidenziano come negli ultimi 40 anni il numero di zoonosi sia quasi triplicato e le cause sono anche da ricercare nel nostro rapporto sbagliato con la natura.

| Ilaria Frare |

| Ilaria Frare |

Report WWF pandemia

ITALIA - Con oltre 2,5 milioni di morti nel mondo (di cui circa 100 mila in Italia), il Covid19 è diventata una tra le epidemie più letali della storia. In meno di vent'anni, si sono verificate altre tre gravi epidemie che hanno toccato la popolazione così profondamente: la Sars nel 2003, l'influenza aviaria nel 2009 e la più recente Mers nel 2012. E ancora, Ebola, Zika, Hiv/Aids, febbre del Nilo occidentale sono altre gravissime epidemie esplose negli ultimi decenni.

Sebbene generatesi in diverse parti del mondo, queste malattie sono riconducibili ad una caratteristica comune che gli scienziati chiamano "zoonosi", cioè malattie presenti negli animali che hanno fatto “spillover”, un salto di specie, verso l’uomo. Ad oggi, le zoonosi rappresentano il 60% delle malattie infettive conosciute e il 75% delle malattie infettive emergenti. Negli ultimi quarant'anni, complice l'azione dell'essere umano sull'ambiente, il numero di zoonosi trasmesse da animale a uomo è quasi triplicato.

La pandemia provocata dal Covid19, ha permesso di capire quanto i sistemi naturali siano indispensabili per proteggere la nostra salute e per ridurre la diffusione di pericolose malattie. L’equazione è semplice: più distruggiamo la natura, più rischiamo di scatenare malattie infettive ricorrenti. Gli ecosistemi sani, grazie a complessi meccanismi che garantiscono gli equilibri tra le varie specie e l’ambiente, svolgono un ruolo importantissimo nel regolare la trasmissione di malattie. L'alterazione di questi equilibri aumenta dunque il rischio dello scatenarsi in epidemie o pandemie.

In altre parole, abbattendo foreste, prosciugando habitat di acqua dolce, cancelliamo ecosistemi naturali e spingiamo gli animali in aree sempre più frammentate, li cacciamo, traffichiamo, sottoponiamo a stress, ne alteriamo gli equilibri naturali favorendo il salto di specie dei virus e la trasmissione di altri patogeni.

Il recente rapporto IPBES stima che ci siano circa 1,7 milioni di virus che circolano fra mammiferi e uccelli e che di questi, circa la metà potrebbe avere la capacità di trasferirsi all’uomo. Secondo l’OMS, nonostante siano ormai descritte oltre 200 patologie di origine animale, le zoonosi rappresentano una minaccia significativa per la salute pubblica. I ritmi con le quali emergono sono inoltre senza precedenti e hanno impatti imprevedibili sulla salute umana, sui sistemi sociali e quelli economici.

Quanto costa dunque prevenire le pandemie? Sempre secondo il rapporto l’IPBES, si stima che i costi di prevenzione delle pandemie siano 100 volte inferiori al costo di risposta alle stesse. Ricorrere a misure di salute pubblica, soluzioni tecnologiche e in particolare alla ricerca, preparazione e alla distribuzione di nuovi vaccini e terapie a pandemia già in corso, è molto dispendioso e lento. Senza contare gli ingenti danni a livello economico, ambientale e sulla salute generale della popolazione.

Il rischio di pandemie future può essere notevolmente contenuto, riducendo drasticamente gli effetti della lunga lista di fattori e attività umane che causano la perdita di biodiversità, aumentando il livello di conservazione della natura e diminuendo lo sfruttamento insostenibile delle regioni del Pianeta ad alta biodiversità, e ricordandoci che non possiamo illuderci di rimanere sani in un Pianeta malato.

 

 


| modificato il:

Ilaria Frare

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