14 giugno 2021

Vittorio Veneto

Il covid visto dagli occhi di chi lavora

Vivere negli ospedali un anno dopo

| Tiziana Benincà |

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| Tiziana Benincà |

ospedale infermieristico ospedale covid

VITTORIO VENETO - La sicurezza di anni di lavoro messa in discussione in pochi giorni, da un nemico invisibile.

Quando l’anno scorso è scoppiata la pandemia, chi si è trovato ad affrontarla di petto è stato il personale ospedaliero, sprovvisto ovviamente inizialmente di tutti quei dispositivi di protezione di cui disponiamo oggi. La difficoltà di gestire una situazione completamente sconosciuta, pericolosa, mai incontrata in tutta un’esperienza lavorativa, ha reso difficile affrontare il lavoro. Inizialmente improvvisando, cercando di tamponare la situazione, ci si è trovati di fronte questo nemico che ancora miete vittime e colpisce nel fisico dei pazienti e nello spirito di chi lavora.

Un’infermiera che si trova a lavorare in ospedale Covid afferma “Non è semplice lavorare con i dispositivi: prima di tutto ci si sente impacciati e poi è difficile comunicare in modo adeguato con le persone anziane che hanno problemi di udito”.

Dall’inizio pandemia molti operatori hanno contratto il virus. “Non mi rendevo conto che le cose potevano precipitare da un momento all’altro … ero solo molto preoccupata per i miei familiari a casa, avevo paura di averli contagiati … Noi in camera eravamo in una sorta di nostra normalità, ma ci rendevamo conto di essere pericolosi nel momento in cui entrava il personale ospedaliero completamente bardato.” ricorda l’operatrice sanitaria.

I tempi di ripresa sono diversi da persona a persona, ma tutti fortunatamente sono stati aiutati inizialmente con delle sedute di fisioterapia per riequilibrare il tono muscolare e cardio respiratorio e con incontri psicologici, perché rientrare a lavorare nello stesso ambiente pericoloso non è semplice. “Il peggio è tornare a lavorare lì dentro, con la paura di riprendere il covid, perché ti rendi conto che nemmeno l’ospedale è un posto sicuro. Fortunatamente quello che ci ha aiutato è poter lavorare con le stesse squadre di personale, perché conosciamo già i nostri punti di forza e di debolezza e, nonostante la stanchezza, ci supportiamo e ci aiutiamo tantissimo.” continua l’infermiera.

Per il personale in ospedale contrarre il virus e dover poi ritrovarsi ad affrontare lo stesso ambiente di lavoro in continua emergenza è un vero e proprio stress post traumatico “Noi siamo lì per salvare le vite, ma per quanto ci impegniamo, se questo non accade ci sentiamo impotenti, vediamo la sofferenza dell’isolamento soprattutto negli anziani che si trovano spaesati e a livello psicologico non è facile. Tutti noi dobbiamo cercare di comportarci pensando alle conseguenze delle nostre azioni e sfruttare il nostro tempo per fare delle attività che ci permettano di staccare la mente e fare introspezione.”

 


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Tiziana Benincà

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