31 ottobre 2020

Conegliano

Covid: i produttori di Prosecco Docg decidono di tagliare la produzione

Calano in maniera vertiginosa i consumi e chi produce si deve ridimensionare, per tutelare il prodotto

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

Prosecco

CONEGLIANO – Il Coronavirus ha cambiato ogni cosa. Lo stile di vita futuro sarà inevitabilmente orientato verso la parsimonia e ciò che non è indispensabile diventerà una sorta di “chicca” occasionale o per i momenti importanti. In questo panorama sono in atto cambiamenti anche per un prodotto come il Prosecco Docg che si è appena lasciato alle spalle la sua annata migliore di sempre con 92 milioni di bottiglie vendute (+1,6% sul 2018) e 524 mln di euro (+1,2% sul 2018).

Durante la presentazione ufficiale dei dati economici 2019 per la Denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG svolta rigorosamente in video conferenza sono intervenuti: Innocente Nardi, Presidente del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, Vasco Boatto, Professore ordinario di Economia e Politica Agraria dell’Università di Padova e responsabile del Centro studi di distretto, Eugenio Pomarici, Professore ordinario di Economia e Politica Agraria dell’Università di Padova e Responsabile scientifico del Rapporto economico, Simonetta Melis, Client Service Senior Manager IRI Infoscan e infine Enzo Risso, direttore scientifico SWG.

Una realtà quella del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG che proprio lo scorso anno ha compiuto il suo cinquantesimo e che nel momento di massimo successo deve rivedere i progetti per il futuro a fronte del fatto che: “Secondo un’indagine SWG, il 41% degli italiani dichiara che non tornerà a consumare come prima della pandemia e comunque anche chi consumerà come prima lo farà in modo diverso – si legge in una nota del Consorzio che aggiunge -. Il 79% dichiara che viaggerà maggiormente all’interno della propria regione, il 76% tornerà in pizzeria e al ristorante mentre saranno penalizzati eventi di massa e grandi ritrovi anche commerciali come le fiere”.

La produzione quindi sarà soggetta a diminuire con una rigorosa selezione degli ambiti vitati da preservare tra i quali emerge già una volontà precisa: “… in questo scenario avranno probabilmente più spazio le selezioni come la tipologia Rive e il Cartizze e giocheranno un ruolo centrale i valori della Denominazione come la sostenibilità e l’unicità del territorio”. I vigneti di collina quindi saranno privilegiati rispetto a quelli di pianura e il calo della produzione potrebbe coincidere con il 40% di consumatori che si dicono non più interessati ad acquisti “extra”. Ma non mancano anche i motivi di ottimismo come il crescente interesse turistico che potrebbe essere una nuova e promettente risorsa, per le aziende costrette a ridimensionarsi.

 



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Ingrid Feltrin Jefwa
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