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29 gennaio 2022

Castelfranco

Covid-19, Paolo Berro si appella a Zaia: «Siano tutelati i disabili assistiti a domicilio».

Berro chiede che sia garantita la sicurezza sanitaria per i disabili assistiti a domicilio, dopo la notizia di oss e infermieri che non vogliono vaccinarsi.

| Leonardo Sernagiotto |

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Paolo Berro

CASTELFRANCO - Oltre vent’anni fa la vita di Paolo Berro cambiava profondamente. Un terribile incidente stradale l’ha reso tetraplegico, incapace di muovere il proprio corpo al di sotto delle spalle. Con una straordinaria forza di volontà che contraddistingue coloro che sono messi a dura prova dalla vita, Paolo ha saputo reagire, ricostruendo pezzo dopo pezzo la propria esistenza che sembrava in frantumi. Ha conseguito due lauree (in ingegneria meccanica e in logistica della produzione), vive in una casa implementata con la tecnologia domotica e lavora come disability manager di una nota azienda di telefonia mobile.

Ora tuttavia la sua salute, come quella di molti altri disabili, è messa a repentaglio dal Coronavirus. “Il pericolo bussa alla porta” sarebbe il caso di dire: il problema infatti è dato dall’impossibilità di obbligare alla vaccinazione il personale per l’assistenza domiciliare, che potrebbe dunque essere portatori asintomatici del virus. Inoltre, per motivi di privacy, non è possibile neppure che l’assistito possa chiedere l’intervento unicamente di personale vaccinato.

Per tali urgenti motivi, Paolo ha scritto a Luca Zaia, e per conoscenza a Francesco Benazzi, neo-confermato direttore generale dell’Aulss 2, e a Stefano Marcon, quale sindaco di Castelfranco, città di residenza di Paolo Berro.

Nella sua lettera, Paolo ha esplicitato con chiarezza il problema: «Una numerosa platea di utenti come me ha bisogno di assistenza domiciliare integrata: un mix di assistenza domiciliare (lavaggio, vestizione, igiene personale e alzata dal letto), erogata dal Comune e quasi sempre appaltata a cooperative con cambi frequenti di personale, e assistenza infermieristica domiciliare (nel malaugurato caso in cui sorgano problemi di salute), erogata dall’azienda sanitaria».

«Sembra che gran parte del personale domiciliare abbia deciso di non vaccinarsi per contrastare il Covid-19» ricorda Berro, che aggiunge «Ritengo che ciò rappresenti un continuo e serio rischio clinico per gli assistiti e, allo stesso tempo, un problema di sicurezza sul lavoro per il personale assistenziale». Paolo Berro suggerisce una soluzione: non essendo possibile obbligare il personale assistenziale e infermieristico a vaccinarsi, è opportuno che lo siano gli utenti seguiti a domicilio e i loro parenti conviventi. «Confido in una tua seria riflessione e in un gradito riscontro» è l’appello finale di Paolo a Zaia.

 



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