15 giugno 2021

Treviso

Cosa succede nel mondo di autismo, handicap e Alzheimer nel post lockdown?

Inizia così il viaggio, in punta di piedi, di OggiTreviso in questi ambiti delicati, con l'ausilio degli esperti

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

Cosa succede nel mondo di autismo, handicap e Alzheimer nel post lockdown?

Treviso - Gli effetti tangibili dei sessantanove giorni di chiusura forzata causa pandemia si potranno percepire con la ripresa, dopo le ferie, del sistema produttivo e della scuola. E se molto e per tanti non sarà più come prima, si invoca tuttavia il rapido ritorno all’ordinarietà, la cui mancanza – da rammentare, a futura memoria - ha prodotto ripercussioni piuttosto gravi su disabilità, malattia e solitudini.

Per questo “OggiTreviso” proverà a raccontare il lockdown delle persone con autismo, handicap, alzheimer, accompagnandosi a professionisti ed esponenti dell’associazionismo che di tali fragilità si occupano. Iniziamo a farlo con Mario Paganessi (nella foto con il figlio), fondatore a Treviso dell’associazione per l’autismo “Oltre il labirinto” (1600 famiglie in tutta Italia, 70 nella nostra provincia), e papà di Giampietro, 18 anni compiuti all’inizio della pandemia. “Scuole e centri chiusi. Attività libere e ricreative impedite: tutto ciò che esattamente fa star male i ragazzi con autismo, routinari al massimo grado. Noi famiglie, ma anche gli stessi professionisti, non sapevamo quali pesci pigliare. Poi non ce l’ho fatta più e ho bussato alla porta del Prefetto, chiedendo per i nostri figli una passeggiata soltanto, una volta al giorno e basta. La provincia di Treviso è stata la prima a concederla e l’ordinanza è stata poi replicata a Pisa, Napoli e in Puglia”.

Molto meno bene è andata invece con la didattica a distanza: “Un incubo: costringere i nostri ragazzi a collegarsi è stato persino disumano” – commenta desolato Paganessi. Ma è stata l’impossibilità dei genitori a recarsi al lavoro – con i centri diurni chiusi – a rappresentare l’ostacolo più arduo da superare, “con problemi economici che immediatamente sono comparsi, ai quali come associazione, insieme anche a XI di Marca di Marco Varisco, abbiamo cercato di andare incontro”. Adesso non è più né tornerà come prima, “i centri hanno riaperto ma possono accogliere al massimo tre o quattro ragazzi per turno”.

C’è una sofferenza vissuta con dignità e realismo nella lettura che fa Mario Paganessi della crisi generata dalla pandemia: “Quando hai un figlio autistico provi una sorta di dolore anticipato perché sai già che il futuro non ti arride; e se il Covid ha cambiato la vita a tutti, noi eravamo in qualche modo già preparati”.

 


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Roberto Grigoletto

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