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20 gennaio 2022

Castelfranco

Cosa faccio? La sacrestana

Letizia Piotto e la sua ‘professione’ al maschile

| Emanuela Da Ros |

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| Emanuela Da Ros |

Letizia Piotto

RIESE PIO X - Nel dialetto veneto arcaico la parola ‘sacrestano’ si traduce con ‘nònzol’, sostantivo maschile. Il corrispettivo femminile non c’è. Ma anche in italiano ‘sacrestana’ suona strano. La sacrestana è (era) per lo più la moglie del sacrestano.

Ora dobbiamo ri-crederci. Nella parrocchia di Sant’Antonio Abate a Spineda (frazione di Riese Pio X) la cura della chiesa, la parte organizzativa e amministrativa dei riti religiosi è svolta da una sacrestana: Letizia Piotto (In foto con il marito).

E’ infatti con questo ruolo che Letizia, un paio di giorni fa, si è presentata a Radio Company.

“Cosa fai nella vita?”, le hanno chiesto i conduttori. “La sacrestana”, ha risposto Letizia. Specificando i compiti che quasi quotidianamente svolge al servizio del parroco e della comunità dei fedeli. Compiti che fino a qualche anno fa erano demandati a figure rigorosamente maschili.

Nelle 25.800 parrocchie italiane il sacrestano era un tempo una presenza indispensabile, e aveva un ruolo preciso nella gerarchia: era al terzo posto, dopo il parroco e il cappellano.

“Oggi - spiega Letizia Piotto - la crisi è arrivata anche in chiesa. Preti ce ne sono pochi (noi ne abbiamo uno che si divide tra due parrocchie) e aiutanti ancora meno. Io faccio questo ‘mestiere’ da volontaria. Come gli altri (uomini) del Cpae, cioè del Consiglio parrocchiale degli affari economici.”

55 anni, moglie e mamma, Letizia Piotto fino a qualche anno fa lavorava in un’impresa di pulizie che è fallita. “Una volta perso il lavoro - spiega - la possibilità di trovarne un altro era remota. Così ho pensato di dedicarmi alla parrocchia. Che - a parte la mia - è l’altra grande famiglia a cui sento di appartenere. Lavoro da fare ce n’è parecchio, ma si fa volentieri. Col cuore”.

Che la professione della sacrestana (o del più tradizionale sacrestano) sia un’opportunità lavorativa è convinta la Fiudacs, il sindacato dei sacrestani. Un’associazione nata nel 1970 e che oggi conta 850 iscritti.

In un’intervista a Repubblica, Maurizio Bozzolan, presidente nazionale della Fiudacs, sostiene che il contratto da sacrestano (1.260 euro al mese, 13^ e 14^, ferie e 10 giorni di congedo per esercizi spirituali e aggiornamento liturgico professionale) fa gola a molti. Anche se poche parrocchie possono permettersi sacrestani stipendiati. Nelle 25mila parrocchie italiane, la metà delle persone che svolgono questa mansione lo fa gratis et amore dei. Un compenso che nutre l’anima. Non il portafogli.

 



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Emanuela Da Ros

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