26 gennaio 2021

Treviso

Così i docenti dovranno insegnare da casa con la DaD

In vigore il nuovo contratto integrativo nazionale degli insegnanti che tiene conto delle lezioni in digitale. Le perplessità dello Snals di Treviso

| Roberto Grigoletto |

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Così i docenti dovranno insegnare da casa con la DaD

TREVISO - Entra in vigore il contratto integrativo nazionale dei docenti. Sottoscritto da Cgil Cisl e Anief, regolamenterà la “didattica a distanza”: dalle quote orarie settimanali minime di lezione alla ripartizione dell’orario di lavoro; dalla riservatezza e privacy alla salute e alla sicurezza. Maestri e professori, anche da casa, osserveranno lo stesso identico orario di servizio previsto per le lezioni in classe. Erogheranno il loro insegnamento in modalità sincrona al gruppo classe intero o a gruppi circoscritti di alunni. Dovessero integrare l’orario settimanale potranno ricorrere a lezioni asincrone (esempio i video confezionati da remoto). Se un docente si trovasse in quarantena o in isolamento fiduciario potrà continuare a lavorare con la DaD purché la sua non sia una malattia certificata. Infine – ma era già stato annunciato dal capo Dipartimento del ministero dell’Istruzione, Marco Bruschi – non sarà necessario per gli insegnanti recarsi a scuola a fare lezione quando gli alunni non sono in aula,“garantendo che la prestazione sia comunque erogata”

Un contratto integrativo per la Didattica digitale integrata che comunque non lascia tutti soddisfatti. Secondo lo Snals di Treviso “non tutela il personale docente, sia dal punto di vista della salute che della dignità professionale”. Il segretario provinciale Salvatore Auci rileva anche alcuni rischi “per gli obblighi professionali introdotti a costo zero e vuoto di contenuti e proposte in grado di difendere il personale docente da norme che ne mortificano lo status, già irrimediabilmente compromesso da 25 anni di contrattazioni nazionali a perdere”. E a proposito di obblighi, Auci precisa che per preparare un'ora di DaD, il lavoro richiesto al docente è di gran lunga superiore a quello per un'ora di didattica in presenza.

“L'amministrazione erroneamente assimila il docente impegnato in DaD al lavoratore in smartworking, che nei fatti è solo un videoterminalista. Il docente viceversa non sta davanti al videoterminale soltanto 18 ore alla settimana, perché devono essere aggiunte le ore di preparazione della lezione a distanza vera e propria, la predisposizione di attività integrative digitali asincrone, la compilazione del registro elettronico, la correzione delle prove e l'inserimento delle valutazioni degli studenti, nonché le ore di riunione degli organi collegiali (Collegio docenti e Consigli di classe) che, come previsto devono essere svolte a distanza, come previsto dall’ultimo Dpcm del 3 novembre”.

 


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