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03 dicembre 2021

Conegliano

"Corso cancellato e mostra negata perché sono gay". Matteo accusa il Comune di San Vendemiano

Il sindaco Dussin: "Non siamo omofobi. E' solo questione di spazio"

| Stefania De Bastiani |

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| Stefania De Bastiani |

Matteo Della Libera fotografato da Franco Bonato

SAN VENDEMIANO - “Hanno disdetto un laboratorio di acquerello che avrei dovuto tenere e non mi hanno concesso di esporre. Perché sono gay”. Un’accusa forte quella che Matteo Della Libera, 28enne di San Vendemiano, volge al proprio Comune. Alla giunta e a un’associazione. La vicenda ha inizio nel 2015 e oggi, a tre anni di distanza, Matteo denuncia quella che lui definisce l’ennesima discriminazione per inclinazione sessuale. “Nel 2015, dopo il primo episodio, non avevo la forza per parlare, né per approfondire. Ora credo che invece sia giusto far sapere”.

 

Matteo Della Libera, in arte Watteo, si sfoga tramite Facebook e in un post racconta le difficoltà che ha avuto e sta avendo a San Vendemiano, Comune dove è cresciuto, nel far conoscere la proprie opere. “Qui - racconta il ragazzo - ho mosso i primi passi nel mondo dell’arte. Nel tempo mi sono distinto per i miei disegni molto colorati e amati in particolar modo dai bambini, tanto che nel 2015 una signora, che teneva dei corsi di acquerello per i più giovani, mi sceglie come persona a cui passare il laboratorio. Io accetto e dopo un anno di preparazione finalmente iniziamo a pubblicizzare il corso per raccogliere adesioni soprattutto nelle scuole. Sulla locandina e sui volantini compare (ovviamente) il mio nome e un genitore mi cerca su Facebook. Non so veramente cosa non gli piacque, ma andò a lamentarsi in Comune dicendo che non avrebbe mai lasciato suo figlio con uno come me. Mi venne comunicato l’avvenimento e tolto definitivamente il corso. Il colpo fu molto duro da incassare”.

Per me fu uno shock - spiega Matteo - Io non ho mai nascosto la mia sessualità e probabilmente, su Facebook, era intuibile, nonostante non ci fossero né baci né scene allusive. Ma questo mi portò a cancellarmi dal social e a lasciare i soggetti per cui ero conosciuto per uno stile più maturo. Nasce quindi “Non c’è nulla di più contagioso del male” ispirato al film “Salò o le 120 giornate di Sodoma” di P.P. Pasolini - continua il giovane artista - L’intento del progetto era quello di dimostrare che anche dalle cose più brutte si può tirare fuori del bello. Dipingo 15 tele e nel 2018 scrivo un progetto di mostra che invio anche a San Vendemiano, il mio paese. A marzo mi arriva una mail che comunica la mancata concessione ad esporre le mie opere senza aggiunge una motivazione; così mi reco a parlare con l’assessore alla cultura che mi rivela la motivazione: risparmiandovi i giri di parole, la mostra non la posso fare a causa dei miei gusti sessuali. Non perché le tele non piacciono, perché non c’è posto o perché non piace Pasolini, ma perché sono gay”.

Matteo, che è anche il fondatore dell’associazione culturale INTArt di Conegliano, spiega che altrove ha avuto riscontro positivo ma era a San Vendemiano, il suo Comune, che avrebbe voluto presentare per la prima volta la mostra.

Una delle opere di “Non c’è nulla di più contagioso del male”

A riferire tutt’altra versione dei fatti è il sindaco Guido Dussin. “Io non sapevo nemmeno che il ragazzo fosse omosessuale - commenta il primo cittadino - e lungi da me essere omofobo. L'unico motivo per cui non abbiamo concesso la sala espositiva a Della Libera è la mancanza di spazio. Nei prossimi giorni incontrerò il ragazzo e vedremo di trovare una data per la mostra. Non avrà problemi a esporre qui”. Il sindaco parla anche del laboratorio, prima organizzato e poi annullato: “In quel caso, è vero, fu la segnalazione di un genitore a spingere l’Associazione Famiglie Rurali ad annullare il corso. Qualcuno, guardando il profilo Facebook del ragazzo, aveva trovato che le sue opere erano troppo forti, e non adatte ai bambini. C’era immagini con del sangue e capisco che un genitore possa preoccuparsi. Giustamente non se la sono sentita”.

 

 


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Stefania De Bastiani

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