19 ottobre 2020

Treviso

Coronavirus, in provincia di Treviso persi da inizio anno 5.100 posti di lavoro

Il turismo rimane il settore più colpito dagli effetti della pandemia con 36.000 posti di lavoro persi in Veneto

| Isabella Loschi |

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| Isabella Loschi |

lavoro

TREVISO - Nel primo semestre del 2020 in Provincia di Treviso si è registrata una perdita di 5.100 posti di lavoro. A giugno il saldo occupazione tra assunzioni e cessazioni di rapporti di lavoro è ancora negativo: - 800 posti di lavoro. In totale in Veneto sono stati persi di circa 67 mila posti di lavoro dipendente.

Questi i dati degli effetti dell’emergenza Covid-19 sul mercato del lavoro trevigiano e regionale del monitoraggio dell'Osservatorio di Veneto Lavoro, aggiornati al 30 giugno 2020. In particolare viene evidenziata la mancata crescita dei posti di lavorodeterminata anche dalle misure di lockdown imposte per contrastare e contenere la diffusione del contagio.

Il turismo rimane il settore più colpito dagli effetti della pandemia e da solo spiega quasi la metà della contrazione occupazionale complessiva, con una riduzione di circa 36.000 posti di lavoro dall'inizio della crisi, la maggior parte dei quali stagionali.

Le province più colpite si confermano infatti quelle con una maggiore incidenza delle attività stagionali: a Venezia, nei primi sei mesi dell'anno, si è registrata una perdita di oltre 28.000 posti di lavoro, a Verona di 18.000, -6.900 a Padova, -5.100 a Treviso, -4.400 a Vicenza, -2.100 a Belluno e -1.800 a Rovigo. A partire da maggio si è verificata un'attenuazione del trend negativo, sia nei servizi turistici, con l'avvio della stagione estiva, che in altri settori quali le costruzioni (che negli ultimi due mesi hanno anche mostrato una crescita delle assunzioni pari al 9%), i servizi di pulizia, la sanità, le attività finanziarie, Ma i danni occupazionali subiti durante il lockdown saranno difficilmente recuperabili nel breve periodo, anche se la flessione occupazionale sembra essersi arrestata.

Nella fase pre-Coronavirus, tra il 1° gennaio e il 22 febbraio di quest’anno, l’andamento del mercato del lavoro si era mantenuto positivo, anche se in progressivo rallentamento, con un saldo di 40mila posizioni lavorative dipendenti in più, un risultato di poco inferiore a quello registrato l'anno precedente (+45.000). La situazione è progressivamente peggiorata nelle settimane successive: tra il 23 febbraio, data di entrata in vigore dei primi provvedimenti di contenimento del virus, e il 30 giugno si è infatti registrata una perdita di oltre 62 mila posti di lavoro dipendente, tra mancate assunzioni rispetto allo scorso anno (-46%) e rapporti di lavoro cessati. Tutte le tipologie contrattuali dipendenti sono state interessate in questi mesi da una dinamica negativa: la differenza con il saldo del 2019 è pari a -5.600 per il tempo indeterminato, -7.400 per l’apprendistato, -49.200 per i contratti a termine (che includono anche i rapporti di lavoro stagionali per i quali le assunzioni sono diminuite del 43%).

In giugno continua il lento recupero dei posti a tempo indeterminato, anche se frutto più del ridotto numero di cessazioni che di una vera ripresa delle assunzioni. Bilancio negativo anche per il lavoro intermittente (-11.200) e il lavoro somministrato.

Gli effetti economici della pandemia si sono riversati anche nel settore dell’agricoltura. Le 200 imprese trevigiane dei vari settori produttivi (vitivinicolo, zootecnia, seminativi, florovivaismo, agriturismo e ortofrutticolo) interpellate da Confagricoltura Treviso hanno evidenziato importanti perdite di fatturato: quasi il 50% delle aziende che hanno risposto al sondaggio dichiara una perdita che va dai 10 ai 30 punti percentuali (28%) e dai 30 ai 50 punti percentuali (20%), contro un 38,3% di aziende che ha rilevato cali minori. Ma il 90% prevede una perdita di guadagno anche nei prossimi mesi. Di queste solo la metà ha attivato alcune delle misure a sostegno di imprese e lavoratori.

“Il coronavirus ha causato danni ingenti al settore agricolo trevigiano, lasciando gli imprenditori in una condizione di grave disagio” commenta Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente Confagricoltura Treviso. “Ascoltando i nostri associati, è chiaro che i veri problemi siano stati la chiusura di mercati strategici come la filiera Ho.Re.Ca. e la mancanza di liquidità, che hanno portato ad un crollo verticale dei fatturati: per questo ci saremmo aspettati importanti iniezioni di liquidità nelle aziende, a fondo perduto o a fondo rotativo, anche per stimolare gli investimenti ora che la fase della ripartenza sembra essere finalmente arrivata. Sono state messe in campo invece misure non sufficienti, sulle quali tra l’altro gravavano step burocratici particolarmente pesanti”.  

 


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