02 aprile 2020

Conegliano

Coronavirus, l'odissea di Federica per tornare in Italia: "Ho attraversato il confine a piedi"

Federica Zan, 25 anni, trevigiana, studentessa universitaria, che era in Erasmus a Tallin in Estonia, racconta il suo rimpatrio in Italia, nel momento massimo di caos europeo

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Coronavirus, l'odissea di Federica per tornare in Italia:

SANTA LUCIA DI PIAVE - Partiamo dal principio. Il 7 marzo qui in Italia è uscito il decreto con cui tutto il Paese diventava zona rossa. Tu, ti trovavi in Erasmus in Estonia, com’era la situazione?

Com’era essere lì in quei giorni? Nessun problema. Si andava all’università, nessuno ne parlava. Tutto tranquillo. In tutta l’Estonia c’erano pochissimi contagi. Dove studiavo io, nella città di Tartu, non c’era nessun caso. Nel dormitorio in cui alloggiavo non c’era scritto nulla, neppure eventuali regole sanitarie.

 

Quindi tutto normale. Quand’è che hai iniziato ad accorgerti che qualcosa stava cambiando?

Mercoledì 11 o giovedì 12, avevano messo dei primi fogli illustrativi sulle norme igieniche da seguire nel dormitorio. Quindi, lavarsi le mani, un metro di distanza, tossire nel gomito, ecc. Dopodichè, all’università, informalmente, ci è stato detto che probabilmente nel prossimo periodo avremmo dovuto pensare che la didattica sarebbe stata fatta online. Quindi giovedì 12 marzo, ho avuto tre lezioni. La prima in cui non mi hanno detto nulla, alla seconda lezione mi hanno avvisata informalmente della didattica online, Terza lezione tutto normale anzi, il professore ci ha invitato a venire in classe anche alla lezione del giorno successivo. Poi la sera sono andata a casa di amici, abbiamo parlato della situazione e sono arrivati i primi messaggi. E’ uscita la notizia che c’era un caso di contagio dentro l’università di Tartu di uno studente della facoltà di medicina. Per cui da lì, ha iniziato a circolare la notizia che si sarebbero chiuse università e scuole dal lunedì successivo. Ma ancora nessuna notizia ufficiale, solo voci di corridoio.

 

E quando è arrivato il primo avviso ufficiale su cosa fare o con delle indicazioni?

Il primo avviso ufficiale è arrivato la mattina di venerdì 13 marzo: “A causa dello stato di emergenza dichiarato dal governo dell’Estonia, l’università di Tartu cancella le lezioni faccia a faccia da oggi (13 marzo) al primo maggio [...] e agli studenti che vivono nei dormitori, è raccomandato di andare a casa” poiché ovviamente sono luoghi perfetti per dei focolai incontrollabili.

 

A questo punto cosa decidi di fare?

Mi sono spaventata. Nel giro di un paio d’ore decido di organizzare il viaggio di ritorno in Italia e comprare il biglietto aereo.

 

Perchè hai comprato il biglietto subito e non hai aspettato?

Perchè abitavo a Tartu che dista più di due ore di viaggio da un aeroporto, perchè vedevo che stavano cancellando voli e chiudendo aeroporti in continuazione, la situazione in europa andava peggiorando di ora in ora e perchè un ragazzo italiano aveva parlato con il consolato in Estonia, ed il console gli aveva consigliato di partire il prima possibile poiché dopo, probabilmente, non ci sarebbero stati altri voli.

 

Che volo hai preso?

Volo con Air Baltic e KLM con diversi scali: Tartu-Riga-Amsterdam-Bologna. Fino ad Amsterdam Air Baltic, poi Amsterdam-Bologna KLM. Avevo prenotato con KLM perchè sul sito scriveva che molti voli per l’Italia non erano più in funzione (ad esempio su Bergamo o Venezia), ma che su Bologna e Verona erano confermati anche se soggetti a “rebooking” cioè a variazioni, ma confermati.

 

Quindi parti con l’autobus per l’aeroporto di Tallin...

Preparo le valigie di corsa, vado in stazione e prendo l’autobus esatto. Mentre sono in viaggio per Tallin, mi arriva un email da KLM con scritto che il volo Amsterdam-Bologna era appena stato cancellato. Mentre però nell’applicazione “MyTrip”, utilizzata per prenotare il viaggio, il volo risultava ancora attivo. Arrivo al chech-in di Tallin e chiedo di farmi mandare i bagagli solo fino ad Amsterdam visto l’avviso di KLM, mentre la signora al banco mi ripeteva che no, andava fino a Bologna. Fortuna che l’ho convinta a mandare il Bagaglio ad Amsterdam, altrimenti l’avrei perso. Nel frattempo ho scritto ovunque al servizio clienti KLM e ho chiamato senza avere risposte.

 

Arrivi a Riga...

Agli sportelli informativi mi dicono che il volo fino a Bologna c’era, perchè loro sui loro sistemi lo vedevano attivo. Anche se a forza di chiedere ed insistere, dopo molte ore, un assistente ha chiamato e mi ha confermato che il volo era stato cancellato. Quindi, nessuno avvisato, neppure i propri dipendenti. Non potendo avere soluzioni dall’aeroporto di Riga, mi imbarco nuovamente, sperando che comunque ad Amsterdam mi avrebbero dato una soluzione come c’era scritto sul sito.

 

Arrivi ad Amsterdam e...

Prendo il bagaglio, arrivo all’ufficio KLM e c’è una coda di un’ora e mezza. Aeroporto affollato di gente, hostess e operatori senza guanti, mascherine, sanitari per le mani o protezioni di alcun genere. Bisognava prendere un bigliettino per mettersi in fila. Per ottenere questo bigliettino per mettersi in coda, bisognava dare una motivazione, allora spiego che volevo un’altro volo per l’Italia alternativo. Loro mi hanno risposto semplicemente che voli per l’Italia non ce n’erano più e quindi che non avevo diritto ad avere il bigliettino. A quel punto mi sono messa davanti la porta dell’ufficio con le mie valigie, dicendo che da lì non me ne sarei andata finché non mi davano un biglietto o non mi facevano parlare con qualcuno per trovare una soluzione. Una signorina dello staff mi ha chiesto nuovamente cosa volevo, le ho detto nuovamente la mia richiesta di un volo per l’Italia o una soluzione e mi è stato detto ancora che voli per l’Italia non ce n’erano. Ho preso il telefono, le ho mostrato che sul sito c’erano ancora voli per l’Italia e mi ha risposto che non importava perchè in realtà li stavano cancellando tutti. Le ho chiesto “e i voli di altre compagnie, come Lufhtansa, che di voli ne ha ancora e ho il diritto di chiedere un imbarco su un’altra compagnia organizzato da voi?” E mi ha risposto nuovamente che pure loro stavano cancellando tutti i voli. Il che era una mezza bugia, poiché tanti erano stati cancellati, ma il giorno dopo ho scoperto che alcuni alla fine erano partiti. Ho continuato ad insistere dicendo di voler parlare con un operatore munito di computer per trovare una soluzione, finché non hanno chiamato la security per farmi allontanare. Alla security ho ripetuto le stesse richieste, finché mi ha dato almeno un bigliettino per mettermi in coda.

 

E poi?

La situazione era folle. Gente disperata, chi piangeva, una ragazza era da tre giorni ad Amsterdam in attesa di trovare dei voli che venivano costantemente cancellati e non aveva più soldi per pagarsi altri biglietti, un’altra ragazza aveva lanciato il computer affranta perché non ce la faceva più e nessuno l’ha aiutata a raccogliere le sue cose. In quel momento conosco altri italiani che dovevano rimpatriare, tutti con voli cancellati e tutti che poi avrebbero fatto scelte diverse. Delle signore di 60 anni che non parlavano inglese, non sapevano che fare e chiamavano a casa i figli per chiedere indicazioni perchè li non si capiva nulla. Altri gruppi che pensavano di andare a Nizza, altri ancora ragionavano sull’andare a Zurigo e da li prendere una macchina a noleggio fino in Italia. Il caos generale. Io non fidandomi di quelle soluzioni, provo ad organizzarmi per andare a Monaco ed avvicinarmi al confine da lì, anche se nel frattempo era uscita la notizia che l’Austria stava chiudendo le frontiere con l’Italia. Così sento il mio ragazzo in Italia chiedendogli se può informarsi. Lui fa una serie di chiamate, sente il servizio ferroviario tedesco che gestisce la tratta Germania-Austria-Venezia e scopre che effettivamente i treni non arrivano più in italia. Poi prova a contattare il consolato austriaco che consiglia di fare: Monaco-Innsbruck in treno, poi un’altro treno Innsbruck-Steinach, taxi da Steinach fino al confine del Brennero e attraversamento del confine a piedi. Aggiungendo che queste erano le direttive che poteva dare nella mattinata di sabato e per come si stava sviluppando la situazione, non poteva garantire che come soluzione sarebbe stato possibile nelle ore successive. Decido quindi di rischiare di prendere il volo per Monaco. Che tra l’altro viene prima posizionato, poi cancellato, poi riconfermato.

 

Quindi ti imbarchi e arrivi a Monaco.

Sì, poi arrivo alla stazione ferroviaria di Monaco e incontro altri italiani in cerca di soluzioni per arrivare in Italia. Qui, le biglietterie alzavano le mani e non davano informazioni, hanno provato a chiedere aiuto anche alla polizia e pure loro alzavano le mani e rispondevano che “non erano affari loro”. A nessuno interessava aiutarci in qualche modo e anzi, venivamo trattati senza nessun tipo di rispetto. Quindi ognuno tentava di pensare delle soluzioni fattibili. Io decido di proseguire con quanto suggerito dal console e riesco ad attraversare la frontiera a piedi alle 22.30 di sabato 14 marzo. Lì ho trovato mia madre in macchina, poiché non c’erano treni notturni di Trenitalia e sono tornata a casa.

 

Ma nel frattempo, mentre eri in Estonia e qui era iniziata l’emergenza, non hai ricevuto nessuna comunicazione o direttiva dalla tua università, o da quella di Tartu, o da eventuali uffici Erasmus?

No, la mia università non si è fatta sentire con nessuna comunicazione fino alla giornata di giovedì 12 marzo (con perlopiù indicazioni su come proseguire la didattica, non su indicazioni per un ritorno a casa o simili) quando praticamente era iniziato il caos della chiusura voli, aeroporti e confini nazionali, per cui fino a quel momento, visto che a Tartu era tutto ok, stavo tranquilla e proseguivo le mie giornate concentrata sugli studi dalla mattina alla sera.

 

Infine, come ti sei sentita durante il viaggio?

Intanto c’è da dire che ho la sensazione (ma rimane una sensazione che non posso provare) che le compagnie aeree abbiano approfittato e non abbiano rispettato i diritti dei passeggeri. Perché hanno venduto dei biglietti che sapevano avrebbero cancellato, senza offrire altre soluzioni o rimborsi equivalenti. Ad esempio per tutto questo disagio, KLM mi ha offerto un rimborso di 15 euro per un pranzo, quando ne avrò spesi almeno duecento in più solo per arrivare da Monaco a casa. Dopodiché c’è stato un abbandono generale. Una marea di persone lasciate a sé stesse, in Europa, a rincorrere il tempo per tornare a casa, con la paura che più passava il tempo, meno soluzioni rimanevano per poter tornare in Italia. Un abbandono generale, tranne qualche console italiano nei vari Paesi attraversati, che cercava di aiutare per quanto gli fosse possibile con le poche informazioni che possedeva. Adesso con l’inizio della nuova settimana, la Farnesina ha iniziato a contattare chi è rimasto in giro per l’Europa per organizzare dei voli di rimpatrio. Tutto ciò però, a seguito di un messaggio opposto, che era quello di tornare a casa subito. In ultima vorrei ringraziare il mio ragazzo, Paolo, che in quei momenti mi ha seguito letteralmente giorno e notte, chiamando costantemente i servizi clienti delle compagnie aeree, la Farnesina, i consolati italiani all’estero (unico canale da cui abbiamo ricevuto qualche indicazione concreta), aiutandomi ad inventare di ora in ora una soluzione fattibile per tornare a casa e rendendo questo calvario più vivibile.

 

Che riflessioni hai fatto dopo questa esperienza?

Ho partecipato a tre progetti Erasmus, due di studio e uno di volontariato e penso che questo tipo di esperienze siano utili per portare avanti un’idea di Europa più allargata, più sentita, più viva, che le persone si conoscano, si incontrino, perché capisci che il tuo modo di fare l’università non è l’unico, di mangiare non è l’unico, di vivere non è l’unico, che le cose possano essere diverse. Un’idea di apertura alle altre culture e di conoscenza reciproca. L’Unione Europea è stata progettata dopo la seconda guerra mondiale anche per mantenere unità e pace nel continente e far si che ci fosse una politica unita nei confronti dei problemi mondiali. Per cui dato questo principio fondativo, mi aspettavo nei confronti di questa emergenza un comportamento più coerente E invece ogni Stato si è chiuso, tutti i principi sono stati aboliti, in specie dai Paesi fondatori come Francia e Germania. Schengen è stato cancellato in poche ore e noi che prima non venivamo considerati stranieri improvvisamente lo siamo diventati. Ognuno per la propria strada, bloccati aeroporti e trasporti. Ognuno ha preso la sua strada nell’unico momento in cui l’Europa serviva. Alla faccia della “casa europea”. E lo dico con il massimo del dispiacere, ma ho vissuto tutto ciò sulla mia pelle, i tanti che l’hanno vissuto possono capire e non se ne dimenticheranno molto facilmente. Quindi, che senso ha questa unione europea se non è efficace nel momento in cui davvero dovrebbe esserlo?

 

Intervista realizzata da Paolo Pandin

 

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